La nostra linea di compresse cerca di ispirarsi alla tradizione erboristica avvalendosi altresì delle più moderne e avanzate tecniche estrattive.
E’ per questo che quale ingrediente principale usiamo, in luogo della sola polvere della pianta, il suo estratto secco, da solo o in combinazione con la polvere.
L’estratto secco è una soluzione di fitocomplessi della pianta ottenuto per macerazione della droga in un solvente (spesso acqua) seguita dalla concentrazione della soluzione per mezzo dell’evaporazione del solvente, fino a che il prodotto si presenta come una polvere che, ovviamente, sarà particolarmente concentrata in principi attivi, che in alcuni casi sono anche determinati e quantificati nella titolazione dell’estratto. Le moderne tecniche di evaporazione dell’estratto usano un atomizzatore (spray dryer). Le antiche tecniche tradizionali prevedevano solo una lenta evaporazione sotto vuoto.[1]

La formulazione della compressa è caratterizzata dalle seguenti peculiarità importanti :

  • Sono stati esclusi fra gli eccipienti tutti quelli di derivazione animale quali il magnesio stearato e il lattosio in quanto fra i consumatori di prodotti erboristici ci sono parecchi vegetariani stretti e numerose sono le persone che presentano intolleranze al lattosio.
  • La compressa è realizzata ad alta concentrazione di estratto secco per poter, tra l’altro, ridurre l’assunzione di compresse a 2/3 al giorno con vantaggi di praticità e minor assunzione di eccipienti .
  • Un flacone contiene 60 compresse da 400 mg. (di cui 300 mg. di estratto secco)
    per cui è sufficiente per 20/30 giorni di assunzione; a volte produciamo compresse da 500 mg. con 400 mg. di estratto secco.
  • Parecchie compresse contengono oli essenziali di qualità che ne migliorano l’efficacia ( Melissa, Finocchio, Cumino composto, Isoflavoni, Prostatak, Cipresso composto, Eukryos, Cannella- Zenzero etc. )
  • Usiamo solo estratti nativi ( cioè non usiamo quelli che derivano da diluizioni di estratti superconcentrati. Per chiarimenti contattarci! ).
  • Il rapporto qualità-concentrazione e prezzo è particolarmente vantaggioso.
  • Il motivo fondamentale per il quale la nostra azienda può garantire tali condizioni è che preferisce investire in materie prime di alta qualità ed in controlli rigorosi invece che in pubblicità ed in immagine “sfavillante”; ovviamente questa scelta, in parte ci penalizza, dato che i nostri prodotti hanno un aspetto che gli esperti di comunicazione definiscono come di “basso profilo”; in realtà l’ “alto profilo” sta nella superiore qualità del prodotto, rispetto alla concorrenza che, spesso, preferisce investire enormi risorse nell’ “immagine”.
  • Nell’etichettatura viene minuziosamente e molto chiaramente riportata la qualità, la natura e la percentuale di pianta presente; in questo modo si sa sempre molto bene che tipo di prodotto si sta utilizzando.[2]

[1] Quando usiamo estratti di questo tipo li chiameremo estratti secchi tradizionali.[2] In realtà con le nuove leggi a tutela del consumatore (leggasi multinazionali) ci sono talmente tanti obblighi (che cambiano tutti i giorni) da inserire in etichetta che rimane poco spazio per comunicare le cose veramente importanti. Inoltre alcune cose NON si possono più scrivere, o non conviene più scriverle per una serie di motivi che tralasciamo qui di elencare. Comunque all’erborista possiamo sempre descrivere ogni singola scelta operata nella scelta degli estratti impiegati.

DescrizioneNumerocontenuto per compressa principi attivi
AGLIO+BIANCOSPINO+ VISCHIO60 Perle320 mgAglio +Biancospino+ vischio
ANANAS 60 CPR300 mg E.S.250 GDU/G
ARTIGLIO DEL DIAVOLO 60 CPR300 mg E.S.2% Harpagoside HPLC e.s. italiano Indena
ASTRAGALO 60 CPR300 mg E.S.70% Polisaccaridi
BACOPA60 CPR250 mg E.S.50% Bacosidi
BOSWELLIA COMPOSTA 60 CPR400 mg E.S. Tradiz.Boswellia, Artiglio, Elicriso
CANNELLA - ZENZERO 60 CPR200 mg E.S+200 mg polvereCannella + Zenzero E.S. Tradizion.
CARBONE VEGETALE 90 CPR500 mgPolvere carbone vegetale
CARCIOFO-TARASSACO 60 CPR300 mg E.S.E.S. mix di Carciofo+Tarassaco
CARDO MARIANO RICCO SILIMARINA 60 CPR100 mg E.S.+polvere 300 mg70 % silimarina nell'estratto secco
CARDO MARIANO CARCIOFO RAFANO 60 CPR300 mg E.S. TradizionaleE.S. mix di Cardo Mar, Carcio, Rafano
CENTELLA 60 CPR300 mg E.S.4% Asiaticoside HPLC
CIPRESSO COMPOSTO 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleE.S. mix di Cipresso, amamelide, rusco, centella,achillea, Ginkgo
COLOSTRO120 ope400 mg
CUMINO COMPOSTO 60 CPR400 mg E.S. Tradizionale+o.ess.E.S.di cumino,carvi,angelica,camomilla, genziana,curcuma, elicriso + oe finocchio e carvi
CURCUMA FITOSOMA 60 CPR100 mg e.s.+ polvere 300 mgestratto secco Indena Meriva
DOLOMITE 120 ope350 mg polvereDolomite polvere in CAPSULE
ECHINACEA ANGUSTIFOLIA60 CPR150 mg E.S. + polvereE.S. Europeo - 4% Echinacoside HPLC
ELEUTEROCOCCO 60 CPR300 mg E.S.E.S. Europeo Indena - 0,8% Eleuterosidi HPLC
ELEUTEROCOCCO GINSENG G. GRANO 60 PERLE250 mg olio Germe di Grano; E.S. Eleuterocco e Ginseng 50+50 mg0,8%eleuteroside E HPLC e 14% ginsenosidi HPLC Indena
EPILOBIO COMPOSTO (PROSTA TAK) 60 CPR400 mg E.S. Tradizionale+o.e CipressoSerenoa E.S. 30% acidi grassi + mix E.S. Epilobio, Berberis, Zucca, Ortica, Parietaria, Echinacea.
EQUISETO 90CPR100 mg E.S.+polvere 300 mg2% silice nell'estratto secco
EUKRYOS 60 CPR350 mg E.S. Tradizionale + o.e.E.S. mix di Altea, Curcuma, Enula, Echinacea, Aloe + oe Timo, Cannella ,Zenzero, Limone
EUVITA BLISTER 20 CPR400 mgFermenti lattici 10 miliardi: L. Acidophilus, B. Longum, S.Thermophilus, L. Rhamnosus, L. paracase
FIENO GRECO 60 CPR160 mg E.S. +polvere 240 mgE.S. Fieno greco + polvere
FINOCCHIO 60 CPR300 mg polvere + olio essenzialeTitolo olio essenziale 2% ( Finocchio BIO )
FUCUS 60 CPR150 mg E.S. + 150 polvereEstratto secco + polvere
GARCINIA CAMBOGIA 1000 mg60 CPR1000 mg E.S.60% Acido idrossicitrico HPLC
GINKO BILOBA 60 CPR20 mg E.S. 24%+ 380 mg polverericco in Ginkgoflavonglucosidi preservando fitocomplesso
GINSENG 60 CPR100 mg E.S. + polvere 200 mg14% ginsenosidi totali e malonil ginsenosidi HPLC e.s. europeo Indena
GLUCOMANNANO 60 CPR250 mg polvevreGlucomannano
GRIFFONIA RHODIOLA 60 CPR33 mg E.S. Griffonia+167 mg Rhodiola3%rosavins per la Rhodiola e 99% 5HTP per la Griffonia
GUARANA' 60 CPR300 mg E.S.9/11% caffeina nativa HPLC
INCENSO 300 mg polverePolvere incenso
IPERICO 60 CPR300 mg E.S.0,3% Iperforina
ISOFLAVONI DI SOIA 60 CPR100 mg E.S. soia +200 mg dolomite + oe Salvia40% Isoflavoni per E.S. Soia
LECITINA DI SOIA OGM FREE 100 Perle300 mgLecitina di Soia
LIEVITO DI BIRRA 200 CPR400 mg Lievito di Birra
LIQUIRIZIA COMPOSTA 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleMix E.S. Liquirizia,altea,fieno greco,angelica,carvi,achillea,dolomite.
MACA COMPRESSE 60 CPR300 mg E.S.E.S. italiano BIO
MELATONINA 60 CPRMelatonina
MELISSA 60 CPR300 mg E.S.+olii essenziali4% Acido rosmarinico HPLC
MIRTILLO NERO BACCHE 60 CPR30 mg e.s Mirtillo + e.s.sambuco 70 mg25%antocianosidi mirtillo e 15% antociani Sambuco
MONASCUS 60 CPR200 mg e.s. Monascus+Q 10 mg 105% Lovastatina HPLC
PERLE DI CAROTA 60 Perle500 mgMacerato oleoso di carote in olio di girasole
PERLE DI OENOTHERA 60 Perle500 mg9% GLA + Vit E - Olio BIO Vergine
PERLE FEGATO DI MERLUZZO 60 60 Perle400 mgvit. A min. 1110 IU/g; vit. D3 min. 144 IU/g
PERLE FEGATO MERLUZZO 150 150 Perle400 mgvit. A min. 1110 IU/g; vit. D3 min. 144 IU/g
PERLE GERME DI GRANO 60 60 Perle500 mgVit E 1,25 mg/capsula
PERLE GERME DI GRANO 120 120 Perle500 mgVit E 1,25 mg/capsula
PERLE DI BORRAGINE 60 perle 60 Perle500 mg20% GLA + vit E- Olio BIO Vergine
PERLE DI BORRAGINE 120 PERLE120 Perle500 mg20% GLA + vit E- Olio BIO Vergine
PERLE OLIO DI PESCE 60 Perle500 mg145 mg EPA+95 mg DHA qualità FRIEND OF THE SEA! Forma trigliceridi TG
PILLOLE TRIBUS 60 CPR340 mg polveriAloe, agarico, rabarbaro
POMPELMO SEMI 60 CPR300 mgestratto secco
PRIMAVERA 112 CPR300 mgSenna,aloe,liquirizia,psillio,anice,finocchio,melissa
PRIMAVERA PICCOLA 50 CPR300 mgSenna,aloe,liquirizia,psillio,anice,finocchio,melissa
PROPOLIS 60 CPR200 mg propolis+100 mg timoE.S. Propolis e timo + oe Timo
RESVERA-TAK Poligonum cuspidatum60 CPR200 mgestratto secco titolato
RHODIOLA COMPOSTA 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleMix E.S. Rhodiola,marrubio,maca,mais,maté.
RHODIOLA SOLA 60 CPR200 mg E.S. 3% Rosavins HPLC
ROSA CANINA 60 CPR300 mg E.S.Vit C 10%
ROSOLACCIO-PASS.-ESC. 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleMix E.S. Rosolaccio, passiflora, escolzia
RUSCO COMPOSTO 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleMix E.S. Rusco, centella, betulla, tarassaco, finocchio
SALICE COMPOSTO 60 CPR400 mg E.S. TradizionaleE.S. Echinacea purp ed ang., propoli,salice,spirea,zenzero,genziana, timo
SCUTELLARIA - RHODIOLA60 CPR500 mgMix E.S. scutellaria. Rhodiola
SPIRULINA BIO 250 CPR 250 CPR500 mgSpirulina BIO
SPIRULINA BIO 90 CPR 90 CPR500 mgSpirulina BIO
TABEBUIA 60 CPR300 mg E.S.3% naftochinoni
TARASSACO COMPRESSE 60 CPR300 mg E.S.2% inulina nativa
UNCARIA TOMENTOSA 60 CPRPolverePolvere
UVA ORSINA 60 CPR100 mg E.S.+olii essenziali20% Arbutina O.E. di Melaleuca, timo,salvia,cannella,garof.
VALERIANA 60 CPR200 mg E.S.+ 100 mg polvere0,8% acidi valerenici nell'E.S.origine Italia

ANANAS

60 Compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco.

Titolo : 0,3% Bromelina.

Attività fisiologica : la droga, costituita dai gambi è particolarmente ricca di bromelina, enzima proteolitico che svolge prevalentemente due azioni: quella a livello del sistema digerente (dato che la bromelina favorisce l’idrolisi delle proteine introdotte con gli alimenti) e come antiinfiammatorio, soprattutto nei casi nei quali il fenomeno flogistico induce fatti congestizi ed edematosi. L’azione antiflogistica ed antiedemigena risulta di particolare interesse soprattutto nelle sindromi circolatorie (varici, cellulite) ed in quelle a carico dell’apparato osteo-articolare. Come risultato indiretto del trattamento con Ananas si ha un incremento della diuresi, derivante dalla riduzione degli edemi e della stasi plasmatica, sempre presente in concomitanza con i fatti flogistici. Pur non essendo uno specifico diuretico è quindi indicato nelle forme di ritenzione idrica associate a fenomeni infiammatori, sia acuti che sub-acuti che cronici e scarsamente evidenti.
Può essere quindi utilizzato con successo come antinfiammatorio- antidolorifico nelle sindromi osteo-articolari, nel trattamento della cellulite, delle sindromi varicose e persino delle emorroidi ; l’azione proteolitica a livello gastrico, lo rende un importante presidio nelle dispepsie legate ad una ipofunzionalità gastrica e dell’apparato digerente in generale.

Associazioni consigliate:

  • con gemmoderivato di Ficus carica, per l’attività gastrica;
  • con Artiglio del Diavolo, nel trattamento delle sindromi osteoarticolari;
  • con soluzioni idrolacoliche di Rusco, di Ippocastano di Centella asiatica (disponibile anche in compresse), nella cellulite e nei trattamenti estetici e nei disturbi venosi;
  • con gemmoderivato di Ribes nigrum in tutte le forme infiammatorie.

Modalità di assunzione: come stimolante l’attività digestiva e nelle altre indicazioni in forma cronica o sub-acuta –
1 compressa dopo pranzo 1 compressa dopo cena.
Nelle forme acute e gravi, le dosi possono essere raddoppiate o triplicate.

ARTIGLIO DEL DIAVOLO

60 Compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco acquoso. Estratto Indena.

Titolo: 3,86 % in glucoiridoidi espressi come arpagoside.
Originario della savana del Kalahari,tra Sudafrica e Namibia, viene importata dalla raccolta di piante spontanee ed introdotta in Europa per la prima volta da O.H. Volk nel 1953. Nella medicina empirica sono riportati successi in disturbi reumatici .
Altri studi hanno confermato un’azione a livello dell’intestino tenue dovuto a principi amari della droga.
Nella tradizione sudafricana la pianta viene usata come tonico amaro nei disturbi digestivi e come analgesico.

Attività fisiologica: l’azione della droga, costituita dalle radici della pianta è piuttosto complessa e legata alla presenza di un gruppo di principi attivi appartenenti alla classe chimica degli Iridoidi (arpagide, arpagoside, procumbide); tale classe chimica è molto diffusa in natura e possiede una varietà di azioni impressionante (Iridoidi si trovano nella Valeriana, nell’Iris, nella Genziana, nell’Olivo, nella Cardiaca, solo per citarne alcune; ma non solo: sono presenti anche nel mondo animale; la loro denominazione deriva dalla formica australiana Iridomirmex, che li utilizza come veleni di difesa).
Azione antiflogistico-antiedemigena, sfruttata soprattutto nelle sindromi infiammatorie osteo-articolari, ma anche in forme cefalagiche, spesso alle stesse associate;
Azione antidolorifica generica, che potenzia l’azione dell’azione precedente;
Azione papaverino-simile, che permette la riduzione degli spasmi della muscolatura liscia viscerale, anche essa aggravante le sindromi reumatiche e cefalalgiche;
Azione stimolante la secrezione gastrica (dispepsie iposecretive), dovute anche al gusto amaro degli Iridoidi.
Associazioni: nel trattamento dei disturbi osteoarticolari, con gemmoderivati di Ribes nigrum, di Pinus montana, di Vitis vinifera, di Ampelopsis weitchii, di Rosa canina; con il gambo di Ananas in compresse e con l’Echinacea in compresse o soluzione idroalcolica.

Modalità di assunzione: 1 compressa al mattino 1 compressa la sera lontano dai pasti.

ASTRAGALO

60 Compresse da 500 mg. di cui 400 mg. di estratto secco titolato al 70% in polisaccaridi e 0,2% flavoni.

Attività fisiologica: anche questa è pianta ad azione complessa e suscettibile di un utilizzo piuttosto vario; droga di grande importanza nella Medicina Tradizionale Cinese, è citata anche da Dioscoride (medico romano del I° sec. D.C.) nella sua
“Materia Medica”; in Cinese è detto “Wa Qi”, che si può tradurre con una certa approssimazione “creatore di Qi”, che è l’energia fondamentale; dal punto di vista antico e tradizionale è quindi una droga adatta a ricostituire le riserve energetiche, sia in senso fisico che psichico nei soggetti sottoposti a particolari sforzi e stress. E’ infatti indispensabile nei soggetti che rispondono poco o non rispondono al trattamento con altri neurotonici come il Gin-Seng e l’Eleuterococco.
Moderni studi hanno evidenziato una importante azione immunostimolante; l’utilizzo dell’Astragalo è quindi indicato come trattamento complementare durante la somministrazione di altri immuno-modulanti, come l’Echinacea e l’Uncaria, sia come preventivi delle malattie da raffreddamento o di altre malattie infettive, sia durante la cura delle stesse qualora siano in atto.
L’ azione preventiva può essere estesa a tutte le malattie derivanti da fenomeni di immunosoppressione ed anche durante i trattamenti con farmaci immuno-soppressori, come i cortisonici ed i chemioterapici-antiblastici.
Associazioni consigliate: come neurotonico e stimolante generale, con Gin-Seng ed Eleuterococco;
Come immunostimolante, con Echinacea e Uncaria tomentosa.

Modalità di assunzione: 2 compresse al mattino e 1 il pomeriggio.
Durante i fenomeni di immunosoppressione, le dosi possono essere aumentate.

BOSWELLIA COMPOSTA

da estratto secco tradizionale
Le malattie a carico dell’apparato osteo-articolare

Le malattie reumatiche sono tra le più frequenti cause d’invalidità momentanea e progressiva dell’era moderna, tra loro si distinguono due grandi categorie: quelle dovute ad affezioni infiammatorie articolari e quelle dovute a processi degenerativi delle stesse affezioni.

Tra le affezioni infiammatorie si ricorda il reumatismo articolare acuto (febbri reumatiche), l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, la sclerodermia (fibrosi cutanea estesa agli organi interni), l’artrite psoriasica (artrite reumatoide associata a psoriasi).

Tra le malattie degenerative articolari, la coxartrosi, la gonatrosi, la spondilartrosi.

I trattamenti naturali tradizionalmente utilizzati si suddividono in due grandi categorie:

  • ad attività antinfiammatoria
  • ad attività analgesica

Spesso non è possibile differenziare completamente le due attività, poiché in entrambe le situazioni è richiesto l’impiego di sostanze che agiscano su uno strato biochimico parzialmente comune.

Quanto sopra evidenziato riguarda un approccio alle patologie prettamente moderno, ma già gli antichi avevano offerto una loro interpretazione sulle cause delle malattie reumatiche e sulle eventuali modalità per contrastarle.

Già solo l’etimologia della parola richiama il concetto di “rheuma” ovvero la Flemma che, se prodotta all’interno dell’organismo in giusta e “sana” quantità e qualità è indispensabile per la funzionalità del medesimo, ma che se degenera e si “perversa”l’organismo stesso “allontana” dagli organi vitali (fegato, reni, ecc)per non nuocergli in modo compromettente (ricordiamo che la Flemma se “perversa” diminuisce il “calore” trasformativo e quindi i processi vitali: con la vecchiaia si spegne il calore vitale!).

Le zone più “lontane” dove viene concentrata la Flemma sono i distretti periferici (articolazioni e apparato cutaneo) che, secondo le varie concomitanze degli aspetti costituzionali prevalenti, manifesteranno patologie differenti.

Boswellia:
La resina estratta alla boswellia(pianta appartenente alla famiglia delle Burseraceae) contiene triterpeni e acidi boswellici.

Usata in Medicina Ayurvedica, inibisce i leucotrieni coinvolti in manifestazioni infiammatori quali artriti, malattie reumatiche, poliartriti, osteoartriti, morbo di chron, e nelle dermatiti.

La potente attività antinfiammatoria della Boswellia è stata clinicamente dimostrata, in particolare nell’artrite reumatoide, e si esplica fondamentalmente attraverso due meccanismi d’azione:

inibizione della 5-lipossigenasi: gli ac.boswellici inibiscono selettivamente la 5-lipossigenasi bloccando così la sintesi dei leucotrieni, mediatori chimici del processo flogistico in diverse patologie infiammatorie.Non agendo sulla sintesi delle prostaglandine, catalizzata dalle ciclossigenasi, non presenta gli effetti collaterali gastrolesivi tipici dei salicilati.Il risultato consiste nella riduzione del gonfiore e del dolore, nel miglioramento delle capacità motorie, compromesse soprattutto di mattino.

Inibizione della migrazione leucocitaria e dell’elastasi: gli ac. Boswellici si sono dimostrati capaci di bloccare la migrazione dei leucociti polimorfonucleati, grazie all’inibizione del rilascio o della produzione di alcuni fattori chemotattici in grado di richiamarli verso il luogo dell’infiammazione.I polimorfonucleati agiscono localmente liberando elastasi, enzima proteolitico responsabile della distruzione del collagene e quindi dei tessuti coinvolti nel processo infiammatorio: anche l’attività stessa dell’elastasi e di altre idroglicolasi risultano inibite dagli acidi boswellici, prevenendo così la degenerazione articolare.

E’ come sempre interessante evidenziare che l’azione dell’estratto secco(fitocomplesso) risulta più efficace della somministrazione dei singoli principi attivi.

L’effetto della Boswellia è paragonabile a quello dei sali d’oro, di cui non possiede gli effetti collaterali.

A differenza degli infiammatori classici (FANS) e dei corticosteroidei, non induce segni di intolleranza gastrica e manifesta anzi un’attività protettiva nei confronti dell’ulcera da alcol e da farmaci gastrolesivi.

Artiglio del diavolo:
Secondo un approccio moderno la fitoterapia può essere considerata razionale, quando si possono applicare i criteri della ricerca scientifica: il metodo sperimentale e la ripetibilità dell’esperimento.

Dell’artiglio del diavolo si conoscono i possibili principi attivi e l’esatta concentrazione dei principi ritenuti responsabili dell’attività terapeutica.

Con questa pianta è dunque possibile svolgere una sperimentazione fitofarmacologica razionale poiché è possibile ricercare una correlazione dose/effetto e l’esperimento può essere ripetuto da più ricercatori indipendentemente tra i loro e i risultati saranno esattamente confrontabili.

Per questa pianta esistono, dunque, un gran numero di studi controllati e randomizzati contro placebo che dimostrano inequivocabilmente la loro attività contro le affezioni croniche ed il dolore a loro associato.

La composizione chimica e costituita da glucosidi monoterpetici della serie degli iridoidi di cui il costituente principale è l’arpagoside.

L’harpagophitum si è dimostrato efficace nel ridurre significatamene gli stati infiammatori, associando un’attività antidolorifica e antispasmodica, senza causare effetti collaterali come ampiamente documentato dal dipartimento di Biologia Farmaceutica dell’Università di Heidelberg.

Un’analisi accurata (considerando solo studi clinici fatti con metodica assolutamente rigorosa) fatta nel settembre 2004 ha valutato l’efficacia e la tollerabilità della pianta nel paziente artroreumatico

Elicriso:
L’elicriso è una pianta aromatica della tradizione fitoterapia europea nota principalmente per le sue proprietà diuretiche e coleretiche.

E’ una pianta caratterizzata dall’inequivocabile odore dovuto all’essenza solforosa contenuta principalmente nei capolini gialli.

A questi si devono le principali proprietà della droga.

In medicina popolare veniva usato principalmente per contrastare le dispepsie, per problematiche a carico del distretto fegato-cestifellea, soprattutto se accompagnate da crampi.

Noti sono anche gli effetti sull’apparato respiratorio in quanto bechico e sedativo.

Utile per sedare la tosse, in particolare la pertosse o in caso di asma, favorisce l’eliminazione del catarro bronchiale e calma le infiammazioni allergiche della mucosa nasale.

I principali elementi attivi sono l’o/e, tannini, flavonoidi, acido caffeico e clorogenico.Responsabile del colore giallo brillante è un calcone molto stabile, l’iso-salipurposide, mentre il suo sapore amaro è dovuto a lattoni sesquiterpenici tipici delle Compositae.

Dallo studio del fitocomlesso risulta che l’elicriso è in grado di esercitare una serie di azioni in vari distretti dell’organismo che possono essere riassunti in un effetto sinergico teso principalmente a drenare, disintossicare e riequilibrare il sistema epatico, respiratorio e della cute.

E’ stato inoltre annotata una spiccata azione antiallergica attribuita alla presenza di composti stralici e triterpenici, per i quali s’ipotizza un meccanismo cortisono-simile con effetto antinfiammatorio, antiemigeno, vasocostrittore.

Azione complessiva:
La boswellia composta si dimostra particolarmente interessante, oltre che per la sua scontata capacità d’azione comprovata dall’efficacia delle sue singole componenti, perche soddisfa criteri di validità sia per una visione Moderna della Fitoterapia che per una visione Antica.

Difatti, come biochimicamente risponde alle necessità d’intervento sugli stati infiammatori articolari ottemperati dalla Medicina sintomatica di oggi, in ugual modo soddisfa i criteri forse meno “razionali” ma sicuramente più intuitivi della medicina di un tempo.

E’ particolarmente esplicativo osservare come l’azione sugli stati di flogosi avvenga sia a livello articolare ,sia a livello dell’apparato respiratorio che cutaneo.

Questo per avvallare l’interpretazione degli antichi sul concetto di correlazione tra Flemma e dolori articolari(vedi note introduttive).

In uguale misura sono anche interessanti e “paragonabili” le osservazioni moderne sulla degenerazione degli stati infiammatori causa di patologie a carico dell’apparato motorio (vedi note introduttive).

Associazioni:

  • Dolore articolare acuto: mg acer campestre
  • Dolore giovanile: mg abies pectinata
  • Dolore artrosico: mg pinus montana, mg ampelopsis( in particolar modo se manifestato a livello delle mani).
  • Trattamenti esterni: massaggi lievi sulla zona interessata con oleolito d’arnica (con eventuali aggiunte di o/e di cannella, canfora, ecc).
  • Dolori epidermici associati a manifestazioni di psoriasi.

Tenere sempre sotto controllo le funzionalità digestive con eventuali correzioni sul regime alimentare(considerando in particolar modo il periodo stagionale e climatico in cui si manifesta lo stato infiammatorio), e un buon drenaggio epatico –renale.

Dosaggio e durata della somministrazione:

In stati acuti 2 cpr dopo i pasti principali fino ai primi miglioramenti, per poi continuare per una decina di giorni con 1 cpr ai pasti.
Nei soggetti con lieve stato di flogosi 2-3 cpr al dì.

Controindicazioni:
Non somministrare in età infantile, in gravidanza e durante l’allattamento.
Non somministrare in caso di accertata allergia a una delle componenti.

Bibliografia

Arrigoni P.V. et al. 1976-83 le piante endemiche della sardegna

Benigni,Capra,Cattorini 1962,Piante medicinali,chimica,farmacologia e terapia

Gianni g.: La gommoresina di Boswellia serrata Erboristeria omani,n9,1999

Bianchi A.: Piante officinali e malattie reumatiche,Erboristeria domani,n5,1998

Giannelli L. :Fitoterapia tradizionale mediterranea 2007

Kapil A.et al. :Anticomplementary activity of boswellic acids-an inhibitor of c3-convertase of the classical complement pathway.int J

CANNELLA E ZENZERO

da estratto secco tradizionale e con olii essenziali!

Azione delle singole piante:

Cannella
La cannella “Regina” o di “ Ceylon” ( Cinnamon zeylanicum, Lauracee ) è una droga dalle virtù molto interessanti tanto quanto la sua storia.
Fin dai tempi antichi si moltiplicavano disparate “favole” sulla sua origine.
“ Dove nasce e qual’ è la terra che la produce non sono in grado di dirlo” dice Erodoto “ nasce probabilmente negli stessi luoghi in cui fu allevato Dioniso e con essa le fenici costruiscono i loro nidi”
“ Tutte favole “ esclama Plinio “ e con queste favole si aumenta il valore della merce !….essa nasce in quella parte dell’Etiopia in cui la popolazione si unisce in matrimonio con i Trogloditi ….e che questi la trasportano con navi spinte verso l’India da venti “Euri”, dove la scambiano con oggetti di vetro e bronzo ….smerciati poi nell’approdo intermedio di Ocilia (coste egizie)”.
Tutto questo per testimoniare la preziosità di tale droga, al punto da diventare merce di scambio solo per i più facoltosi.
Oggi sappiamo, secondo una visione moderna della scienza, che la corteccia della Cannella per il suo contenuto in olio essenziale (media 1,3%) perlopiù costituito da aldeide cinnamica, eugenolo e frazioni di terpeni, possiede una spiccata azione terapeutica in tutte le patologie in cui si manifesti un’aggravante batterica o in presenza di colonie microbiche o fungine( come attestano sperimentazioni sia in vivo che in vitro- Sagone, Firenzuoli, Faggi 1981).
Ma le più ancor “sperimentate” osservazioni su codesta “virtuosa” pianta ci vengono consegnate dalla Tradizione.
Per il suo sapore acre-aromatico e per la sua Qualità calda-secca innalza il calore dello stomaco e quindi, secondo i principi della MTM,generando una buona flemma cura tutte le affezioni del tratto gastrico ,rendendole la giusta funzionalità ,migliorando le gastriti ( conferendo il giusto grado di umidità all’eccesso di calore delle mucose “infiammate”) e le digestioni lente ( fluidificando e alleggerendo la “pesante e vischiosa” flemma che rallenta e ostruisce la trasformazione del cibo).
La capacità di ripristinare le funzioni fisiologiche normali, degli organi da essa interessati ,le conferiscono proprietà toniche sul S.N.C. e sullo stato di benessere umorale generale.

Zenzero
Lo zenzero( Zingiber officinale –Zingiberaceae ) affonda le sue origini nelle tradizioni orali di persa memoria.
Già Plinio lo cita nel suo Naturalis Historia per le sue proprietà aromatiche e per il suo gusto gradevole.
Proprietà che non rimasero ignote all’antichità classica ellenica e successivamente ampiamente prese in considerazione dal mondo medico romano ,che impiegò lo zenzero nei più comuni antidoti contro i veleni; non ultimo la famosa Triaca di Andromaco, la cui formula comprendeva insieme ad una miriade di medicamenti anche la radice di zenzero.
Questa sua collocazione,da parte dei saggi e attenti scienziati del passato ,si deve probabilmente alla sua Qualità caldo-secca che lo porta ad avere un elevato organotropismo allo stomaco tale da dissolvere le “nebbie” che offuscano la mente e “paralizzano” rallentando i movimenti e quindi le trasformazioni vitali ( processi metabolici).
Oggi con le analisi di laboratorio sappiamo che lo zenzero è caratterizzato dalla presenza di gingerolo: risultato della condensazione di un chetone con aldeidi alifatiche.
Questo principio “pungente” esplica un’attività antiematica per inibizione dei recettori seretoninergici e dopaminergici.
A livello gastroenterico è in grado di stimolare la secrezione enzimatica, accrescendo i movimenti peristaltici e il tono della muscolatura intestinale ( azione dovuta dalla combinazione del gingerolo con idrocarburi sesquiterpenici contenuti nello zingiberene: olio essenziale contenuto in dose cospicua nella pianta).
È inoltre inibitore della crescita dei germi patogeni intestinali e di conseguenza un coadiuvante nelle cure atte al riequilibrio della flora batterica intestinale.

Azione complessiva
L’azione elettiva del composto è indubbiamente a livello gastrico, ma questo non significa che si possa somministrare solo in caso di patologie ivi localizzate.
Come sempre, i “vecchi” ci hanno insegnato che nel primo livello di trasformazione del cibo si formano i “primi umori” dai quali poi dipenderanno i successivi e ne gioveranno o patiranno gli organi accoglienti.
Quindi è interessante l’associazione della cannella + zenzero in caso di :
• gastrite e patologie correlate
• digestione difficile
• sinusite
• ritenzione idrica
• cefalee
• disturbi del tratto respiratorio
• Posologia e associazioni

Gastrite: 2cpr prima dei pasti + mg. ficus carica ( eventualmente +liquirizia composta o dolomite in presenza di bruciori gastrici).

Digestione difficile: 2 cpr prima dei pasti per almeno una settimana e successivamente solo al bisogno (eventualmente alleggerire anche la zona epatica con tm. Di tarassaco composto).

Sinusite : 1 cpr per 3 volte al dì in associazione di mg.di alnus glutinosa.

Ritenzione idrica: 2cpr mattino e sera+ tm. di betulla composta+ mg. di alnus glutinosa

Cefalee: 2cpr per 2-3 volte al dì +boswelia composta

Disturbi del tratto respiratorio: 2cpr mattina e 1cpr a pranzo + tm di grindelia composta+alnus glutinosa.

Effetti collaterali
Ipersensensibilità alle singole componenti ed in gravidanza.

CARCIOFO-TARASSACO

60 Compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco acquoso miscelato al 50 %

Titolo: Tarassaco D:E 4:1 ; Carciofo minimo 5 % in acido clorogenico.
Eccipienti nell’estratto secco : maltodestrine in luogo del lattosio.
Il carciofo esplica la sua attività sul fegato, in particolare, favorendo la secrezione biliare rendendola più fluida, proteggendo e disintossicando il fegato; di riflesso riduce il tasso di colesterolo nel sangue.
Il tarassaco oltre alle proprietà coleretiche e colagoghe utili in ogni genere di insufficienza epatica presenta proprietà spiccatamente depurative grazie alla sua attività diuretica che, per l’appunto, aiuta l’organismo ad
eliminare gli “umori” attraverso i reni.
Azione fisiologica combinata – le due droghe, aventi in misura diversa azione sulla parte secretiva epatica e sulla colecisti (incremento della coleresi ed azione colagoga), nonché sull’apparato renale (incremento della diuresi), esercitano una interessante effetto che potremmo definire “di squadra”; secondo la tradizione mediterranea la coppia potrebbe essere definita genericamente “depurativa”; come abbiamo detto essa serve al drenaggio degli “umori”, che secondo la Tradizione Mediterranea possono essere perversi. L’incremento dell’attività coleretica e di quella diuretica costituisce in ogni caso una attivazione di molti processi catabolici e di espulsione delle scorie, e tali azione sono indicate soprattutto nei seguenti trattamenti:

  • di depurazione generale dell’organismo, sia dopo periodi di alimentazione eccessiva o squilibrata;
  • nelle cure dimagranti, sia in associazione con Fucus vesicolosus che con Garcinia cambogia;
  • dopo la prolungata assunzione di alcolici, farmaci di sintesi, oppure dopo l’assorbimento di materie tossiche volatili, come solventi, aromi artificiali, etc., ed il contatto con altre materie pericolose, come coloranti, metalli pesanti, etc. In questo caso può essere utile l’associazione con gemmoderivati di Rosmarinus officinalis e Secale cerale, con le soluzioni idroalcoliche di Ribes nigrum, di Betulla e di Pilosella , con la Linfa di Betulla.

Modalità d’uso: 1 compressa al mattino a digiuno 1 compressa prima di pranzo.

CARDO MARIANO

60 Compresse da 500 mg. di cui 300 mg. polvere Cardo Mariano e 100 mg. titolati al 70% in Silimarina.

Azione fisiologica: la Silimarina (che in realtà non è un singolo principio attivo, ma una miscela di principi attivi ad azione analoga, della classe chimica dei Flavanoli, i cui costituenti principali sono la silibina, la silidianina e la silicristina ) possiede una intensa azione di ricostruzione della cellula epatica, lesa da vari agenti (sia biologici come i virus delle epatiti, sia chimici, come l’alcool, molte sostanze chimiche e molti farmaci ad azione epatolesiva), ma anche una azione di ripristino funzionali in molte epatopatie di tipo degenerativo, come la steatosi e la cirrosi, delle quali può bloccare l’evoluzione quando addirittura non riesce ad invertire la tendenza e portare se non allo stato epatico fisiologico, almeno a condizioni di buona funzionalità. Possiede inoltre una potente azione antiinfiammatoria in varie forme di epatopatie infiammatorie croniche anche di origine non virale.

Associazioni: con piante ad azione stimolante-coleretica-depurativa, come il Carciofo ed il Rafano (con i quali esiste anche il complesso predisposto, di seguito descritto), ma anche con piante ad azione diuretica-drenante, come la Pilosella e la Linfa di Betulla,, che servono a ridurre il sovraccarico epatico, in parte convogliandolo verso l’apparato renale e “facendo riposare” l’apparato epato-biliare; particolarmente vantaggiosa risulta l’associazione con le soluzioni idrolacoliche di Agrimonia ed Elicriso, che esercitano, con diversi meccanismi, l’azione epato-ricostrutrice ed epato-“riposante”.
E’ utile ricordare poi, che il Cardo mariano è utile nei soggetti tendenzialmente ipotesi (anche se, generalmente non danneggia gli ipertesi); in caso di ipertensione grave, è opportuno, insieme al trattamento sintomatico sulla pressione arteriosa, iniziare il trattamento epato-ricostruttore con la sola Agrimonia, che possiede anche una blanda azione ipotensive e proseguire in una seconda fase con il Cardo mariano.
Altra associazione da tenere disponibile è quella con i gemoderivati di Ribes nigrum, di Rosmarinus officinalis e di Secale cereale.

Modalità di assunzione: 2 compresse al mattino e 1 il pomeriggio.

CARDO MARIANO – CARCIOFO – RAFANO

Da estratto secco tradizionale
60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco composto di Cardo Mariano, Carciofo , Rafano.
Titolo : D:E:= 4:1

Eccipienti nell’estratto secco:
maltodestrine in luogo del lattosio.
Miscela di piante ad azione spiccata sul fegato.

Azione fisiologica
: eccoci di fronte ad un altro “team” vincente, ove si uniscono le azioni stimolanti epato-renali del Carciofo con quelle epato-ricostruttive del Cardo mariano con quelle eucinetiche sulla colecisti del Rafano.
Questa miscela è particolarmente indicata nelle forme di insufficienza epatica, anche senza valori alterati, nella calcolosi biliari e nelle colecistiti ed in tutte le turbe della contrattilità della muscolatura liscia della colecisti.

Associazioni:
con gemmoderivati di Rosmarinus officinali, Secale cereale e Juniperus communis.

Modalità d’uso:
1 compressa al mattino a digiuno + 1 compressa prima di pranzo

CENTELLA ASIATICA

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco acquoso.

Titolo D:E 3:1.

Eccipienti nell’estratto secco: maltodestrine in luogo del lattosio.

Azione fisiologica: la droga, costituita dalle foglie e dalle sommità, contiene come principio attivo principale l’asiaticoside, glucoside legato ad una struttura terpenica, insieme a sostanze analoghe; altri principi attivi minori, come l’acido asiatico ed i flavonoidi, concorono all’azione globale della pianta. L’azione fondamentale della Centella può essere sintetizzata nel termine generale vasotonico-antiedemigeno; in realtà l’asiaticoside ed omologhi, insieme agli altri p.a. esercita una complessa ed importante azione a carico delle pareti venose che hanno perduto tono ed elasticità e provocano infiammazione locale ed edema, tutti aspetti concomitanti in quella che possiamo definire come “sindrome varicosa”; nella prima fase si ha la riduzione del tono delle pareti vasali, poi la stasi sanguigna locale ed infine la fuoriuscita del plasma con conseguente edema e fatti infiammatori che possono provocare dolore ed altre gravi alterazioni. Inoltre, in diverse circostanze, l’insieme dei fatti lesivi della parete venosa (soprattutto nella parte superiore delle cosce e sui glutei) conduce a quella che viene impropriamente definita “cellulite”, ove all’edema fa seguito la polimerizzazione delle proteine plasmatiche e sclerosi del tessuto dermico che intrappola le cellule adipose, provocando la formazione di noduli duri, infiammati, doloranti e scarsamente irrorati. La Centella è uno dei rimedi d’elezione in tutte le sindromi che partono dalla perdita del tono della parete venosa, con conseguente stasi sanguigna locale, soprattutto a livello degli arti inferiori.
La droga possiede inoltre una potente azione cicatrizzante ed antidermatosica; in India viene detta anche “erba delle Tigri”, dato che si pensa che le Tigri ferite si rotoli nei cespugli della stessa per curarsi; è attiva come antidermatosica e quindi la si può usare su eczemi, psoriasi etc.
E’ nota pure la sua utilità in casi di dissenteria ed in vari disturbi genitali femminili, che spesso sono connessi o sono all’origine di un ristagno sanguigno pelvico che a sua volta costituisce terreno favorevole per la stasi venosa.

Associazioni: con i gemmoderivati di Aesculus Hippocastanum, Populus nigra e Sorbus domestica, con le compresse e la soluzione idrolacolica di Echinacea, sia nei fatti congestizi che nelle vasculopatie venose e nella cellulite. Importante è l’associazione con le soluzioni idroalcoliche di Rusco, di Ippocastano e di Pilosella.
E’ sempre opportuno associare anche un ciclo con compresse di Carciofo e Tarassaco e nei soggetti stitici le “Pillole Tribus”.

Modalità d’uso: 1 compressa 2/3 volte al giorno lontano dai pasti.

CIPRESSO COMPOSTO

Da estratto secco tradizionale + olio essenziale

L’ippocastano composto ha un’azione globale sulle vene che viene sfruttata in particolare nelle emorroidi e in caso di varici, flebiti etc. grazie alle seguenti piante impiegate:

  • Cipresso: azione vasocostrittrice, astringente, antispastica da utilizzare in caso di emorroidi, varici, flebiti, ulcere varicose, pesantezza di gambe.
  • Amamelide: Azione emostatica, vasocostrittrice venosa, decongestionante da impiegare in emorroidi con stasi pelvica, varica e flebiti.
  • Centella: azione capillaroprotettrice, cicatrizzante, riepitelizzante consigliata in caso di ulcere varicose e arteriose, piaghe da decupito, edemi arti inferiori.
  • Ginkgo: antiaggregante piastrinica, vasodilatatrice periferica, da impiegare nella fragilità capillare, ulcere varicose, gambe pesanti, emorroidi.
  • Achillea:Azione emostatica, cicatrizzante, antiemrroidaria da impiegare appunto in caso di emorroidi, varici etc.
  • Ippocastano: azione antiedemigena, vasocostrittrice, vasoprotettiva, fluidificante del sangue, antiessudativa, venotropa, decongestionante pelvica e prostatica da impiegare nel trattamento di emorroidi, varici, edemi localizzati, diminuzione del tono venoso.

Abbinamenti: M.G. di Castanea composta, T.M. Fumaria, T.M. Ginkgo composto, T.M. Mirtillo composto.

CUMINO COMPOSTO

Da estratto secco tradizionale + olio essenziale
Il cumino composto ha un’azione complessiva sulla digestione migliorando lo svuotamento dello stomaco e la formazione di metaboliti più idonei al transito intestinale; previene quindi la formazione di gas e promuove anche la sua eliminazione qualora fosse presente.
Questa azione è dovuta alle seguenti piante:

  • Cumino e Carvi: azione antispasmodica, carminativa, da impiegare selettivamente nelle dispepsie, coliche gastrointestinali, meteorismo, eruttazioni.
  • Angelica: stimola l’appetito, facilita la digestione e attenua i dolori di stomaco.
  • Camomilla: azione eupeptica e spasmolitica adatta nelle gastriti e coliti.
  • Genziana: azione amaro- digestiva che favorisce lo svuotamento dello stomaco e previene la fermentazione del bolo alimentare.
  • Curcuma: azione spiccata sulla cistifellea di cui favorisce lo svuotamento andando a migliorare e stimolare la digestione.
  • Elicriso: azione coleretica-colagoga, antispasmodica e antinfiammatoria

Abbinamenti: M.G. Vaccinium vitis idaea, T.M. Carvi composto.

DOLOMITE

120 compresse da 400mg. di cui 350 mg. di polvere di Dolomite.

Origine della sostanza: è noto che la Dolomite è un minerale di origine biologica; ma cosa significa ciò? Milioni di anni fa, prima dell’orogenesi (corrugamento della crosta terrestre che ha portato alla formazione delle montagne), i luoghi dai quali si estrae questo materiale si trovavano sommersi nel mare primordiale. In questo mare si trovavano, come in molti mari di oggi, sterminati banchi corallini. Come sappiamo, i coralli sono dei minuscoli polipi che si costruiscono le cavità ove alloggiano – una volta che hanno raggiunto la condizione di piena maturità – traendo dall’acqua di mare quelle materie minerali con le quali costruiscono la loro dimora tubolare. Una volta che, trascinati dal corrugamento orogenetico, i bassi fondali marini primordiali, sono divenuti montagne (come le Dolomiti), si sono portati dietro i loro immensi banchi corallini, che si sono fossilizzati e definitivamente mineralizzati. Ma tale evento non toglie nulla all’origine biologica – e quindi dotata di enorme affinità con le altre strutture biologiche, come il nostro organismo – di questa materia. Essa è costituita prevalentemente di una miscela di Carbonato di Calcio e di Carbonato di Magnesio, con tracce di altri elementi, in particolare Ferro ed Alluminio. Dal punto di vista mineralogico la possiamo definire un calcare magnesiaco; l’associazione di Calcio e Magnesio è, tra l’altro tipica della componente minerale di molte acque termali dotate di intensa attività terapeutica, soprattutto nelle sindromi morbose a carico dell’apparato osteo-articolare.

Azione fisiologica: il Calcio opportunamente accoppiato al Magnesio (ed il corretto rapporto tra i due elementi, nell’organismo umano garantisce l’ottimale assorbimento ed utilizzo di ambedue), viene facilmente assimilato e convogliato verso gli organi e le funzioni ove esso viene utilizzato (soprattutto la deposizione del tessuto osseo e la contrazione muscolare). A costo di apparire monotoni e pedanti, vogliamo nuovamente ricordare che la Dolomite consente un apporto ottimale di Calcio, durante gli stati carenziali, proprio perché non è solo Calcio, ma una coppia di origine biologica di Calcio e Magnesio, ed il Calcio viene utilizzato im modo ottimale SOLO se assunto in miscela opportumanente equilibriata con il Magnesio. E quale migliore equilibrio potrà esistere se non in una miscela che proviene dall’incessante lavorio – pur avvenuto milioni di anni fa – operato da esseri viventi come i polipetti dei banchi corallini!
In realtà, lo stesso discorso vale per la coppia Sodio-Potassio, ove un adeguato rapporto tra i due garantisce il miglior utilizzo biologico di entrambi; in questo caso una alimentazione ricca di verdure e cereali povera di derivati animali, garantisce l’ottimale apporto di questi due elementi.
L’apporto equilibrato tra Calcio, Magnesio, Sodio e Potassio, permette che tutte le funzioni biologiche siano condotte in maniera ideale.
Tra le azioni minori che possono essere sfruttate da questa materia, c’ è quella come sintomatico nelle pirosi gastriche, dovute ad ipersecrezione acida (la Dolomite, essendo una miscela di carbonati alcalino-terrosi, possiede un blando effetto anti-acido e tampone sulla secrezione acida dello stomaco). Poi, l’assunzione di sali di Magnesio, che vengono scarsamente assorbiti a livello intestinale, provoca una blanda azione lassativa di tipo “salino-osmotico”, analoga a quella del cosiddetto “Sale inglese”, costituita da solfato di Magnesio (il cui effetto è però più spiccato).

Associazioni consigliate: per il trattamento dell’osteoporosi, nei disturbi osteo-articolari e per il rapido consolidamento delle fratture, è opportuno associare la Dolomite con Equiseto in compresse (apporto di Silicio – vedi Equiseto), con capsule di Lecitina di Soja (apporto di fosfati organici a rapido assorbimento) e con i gemmoderivati di Abies pectinata, Betula pubescens (le gemme, non gli amenti), Rubus fruticosus, Sequoia gigantea e Vaccinium vitis idaea. Utile è l’abbinamento con Fieno Greco e Piantaggine (azione anche sulle strutture cartilaginee e connettivali).
Per il trattamento dei disturbi neuromuscolari (spasmofilia) , si consigli l’associazione con compresse di Artiglio del Diavolo, con soluzioni idroalcoliche di Borragine, Melissa, Papavero rosso, con i gemmoderivati di Abies pectinata, Ficus carica, Tilia tomentosa e con le perle di oli ricchi di acido gamma-cis-linolenico, come l’Olio di Oenotera o l’Olio di Borragine.
Nelle turbe della funzionalità gastrica è indispensabile associare il trattamento (che per quanto riguarda la Dolomite) è puramente sintomatico, con un trattamento “di fondo”, a base di gemmoderivato di Ficus carica e di soluzioni idroalcoliche di Condurango, Liquirizia e Melissa.

Modalità d’uso: 6-8 compresse al giorno lontano dai pasti in abbinamento alle compresse di Equiseto.

ECHINACEA

60 compresse da 300 mg. di cui 150 mg. estratto secco ad alto titolo.

Titolo: Echinacoside min. 4%. Estratto da Echinacea Angustifolia.

Azione fisiologica: gli effetti fisiologici e farmacologici dell’Echinacea sono stati appronditamente studiati da molte decine di anni; si era osservato che molte tribù Indiane d’America facevano un largo uso di questa pianta (della quale esistono anche molte belle varietà ornamentali), soprattutto come cicatrizzante ed antiinfetivo nelle ferite recenti e nelle ferite e piaghe infette, purulente e cronicizzate. Questo ultimo uso attrasse imediatamente l’attenzione di molti ricercatori, che videro in questa pianta immense potenzialità di utilizzo.
La droga, costituita dalle radici sia della Echinacea angustifolia che della Echinacea purpurea, contiene vari gruppi di principi attivi (Echinacoside, glucoside il cui aglicone è formato da derivati dell’acido caffeico, polisaccaridi eteroglicanici, isobutila midi, poliacetileni, inulina, fitosteroli, flavonoidi, terpenoidi e modeste quantità di un olio essenziale contenente umulene e cariofillene ed una moltitudine di componenti minori); in pratica la sua azione antisettica è netta, rapida e potente, poiché, grazie ad essa, entrano in gioco molti fattori, tra i quali una stimolazione aspecifica del sistema immunitario, attivando la fagocitosi e l’attività dei fibroblasti. Inoltre il fattore che in molti casi è determinante ed è specificamente legato alla echinacina, è quello della inibizione delle ialuronidasi tissutali e batteriche. In parole povere, possiamo dire che nei tessuti
infetti molti ceppi batterici possono prendere piede ed estendere la loro presenza secernendo questi enzimi capaci di ledere la struttura stessa del connettivo – e che è formata da polimeri proteici, come il collagene, e da polimeri glicosaminoglicanici, come quelli dell’acido ialuronico – e potere così invadere senza ostacoli bio-meccanici organi e tessuti.
Da non sottovalutare, inoltre, la energica azione anti-infiammatoria degli estratti totali della droga, che possiamo definire come “cortiso-simile”, presentante cioè una certa affinità con quella attribuibile al cortisone ed analoghi farmacologici;
solo che i cortisonici possiedono anche una intensa azione immunosoppressiva, che manca (anzi, avviene esattamente il contrario!) nell’Echinacea.
Viene pertanto consigliata per combattere stati influenzali, malattie da raffreddamento e le loro complicanze batteriche. E’ attiva inoltre in tutti i tipi di infezioni a carico di tutti gli organi, in particolare quelle delle vie respiratorie, urinarie ed intestinali (bronchiti, cistiti, cisto-pieliti, uretriti, dismicrobismi intestinali, etc.). Tutti i fatti settici ed infiammatori rispondono (pur in misura diversa, a seconda dei soggetti) rispondono alla adeguata somministrazione dei derivati di questa droga.
Ad essa è attribuita (ed anche questo è un fenomeno osservabile su molti soggetti in misura diversa: su alcuni più accentuata su altri meno) una discreta azione afrodisiaca, che probabilmente è connessa con l’ottimizzazione delle funzioni immunitarie;
è difatti nota la relazione (della quale però sono poco note le cause) intercorrente tra attività immunitaria ed attività sessuale.
Molto interessante invece l’uso cosmetico, sia dal’esterno (l’azione cicatrizzante si esplica anche a livello di rughe smagliature, ridotto tono connettivale) sia – soprattutto – dal’interno, dato che, come abbiamo rilevato pocanzi, l’azione antiialuronidasica si esplica con un miglioramento della “sodezza” dei tessuti; inoltre l’Echinacea è da porsi tra quelle piante che, assunte anche per via interna, provocano un incremento della produzione dei glicosaminoglicani (e quindi delle strutture
“portanti” del connettivo dermico, come l’Equiseto, l’Iperico, la Centella.
Associazioni – come attivatore immunitario ed anti-infettivo: soluzione idrolacolica e compresse di Iperico, compresse di Uncaria tomentosa, olio essenziale di Limone, i gemmoderivati di Prunus spinosa, Rosa canina, Vitis vinifera.
Come afrodisiaco ed antidepressivo, con soluzione idrolacolica di Damiana, Iperico, Angelica, Iperico compresse ed i gemmoderivati di Ribes nigrum, Rubus idaeus, Rosmarinus officinalis, Quercus peduncolata, Betula Pubescens, Sequoia gigantea.
Come rassodante dei tessuti: compresse di Equiseto, di Centella, di Iperico.
Come riducente l’aspetto infiammatorio nella sindrome cellulitica: compresse di Centella, di Ananas, soluzione idroalcolica e gemmoderivato di Ippocastano.
Come antiinfiammatorio nelle sindromi osteo-articolari: compresse di Artiglio del Diavolo, di Ananas, di Equiseto (oltre ai gemmoderivati previsti alla scheda “Dolomite”).

Modalità d’uso: 1 compressa al mattino digiuno e 1 compressa prima di pranzo.

ELEUTEROCOCCO

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. ad alto titolo. Produzione Indena nello stabilimento di Indena Tours Francia.

Titolo: 0.54% in eleuteroside E.
L’eleuterococco o Ginseng siberiano è una pianta delle zone orientali della Siberia ed aree limitrofe (Cina, Corea ). Benché noto da tempo immemorabile nella medicina orientale ha avuto una improvvisa notorietà con le olimpiadi di Mosca: secondo la stampa i buoni risultati degli atleti russi erano dovuti all’assunzione di Eleuterococco.

Azione fisiologica: La droga, costituita dalle radici, contiene un gruppo abbastanza eterogeneo (dal punto di vista chimico) di principi attivi, detti “Eleuterosidi”, che gli studiosi russi (ovviamente i primi a studiare la pianta ed ad isolarne le sostanze attive) avevano definito attribuendo ad essi una lettera dell’alfabeto. Eleuteroside A è un sitosterolglucoside; E. B, è la siringina (derivato del fenilpropano); E. B1, l’isofraxidinaglucoside (derivato cumarinico); E. D e E, sono dei lignani; E. I, K, L, M, che infine sono saponine triterpeniche analoghe ai ginsenosidi.
L’ azione globale della droga presenta affinità con quella del Gin-seng (vedi scheda) – per cui si chiama anche “Gin-seng Siberiano” – ma possiede anche una sua peculiare specificità. In generale è una droga ad azione neurotonica, che favorisce la concentrazione, la resistenza allo sforzo fisico ed allo stress psichico (fa difatti parte delle droghe definite come “adattogene”, che permettono di tollerare con maggiore efficacia le sollecitazioni che provengono dal mondo esterno.
Possiede inoltre una ottima azione immunostimolante, che lo pone tra le droghe di questo gruppo, come l’Astraggalo, il Gin-seng, l’Iperico, l’Echinacea e l’Uncaria.
Ma l’azione che la rende peculiare (in verità posseduta anche, pur in misura minore anche dal Gin-seng e dall’Astragalo) è il miglioramento del rendimento muscolare: in effetti, soprattutto sugli atleti durante gli allenamenti, ma anche nelle gare impegnative, l’assunzione dell’Eleuterococco ottimizza le prestazioni, riducendo il consumo di ossigeno a parità di sforzo (o permettendo uno “scatto in più” a parità di consumo, riducendo così la formazione dell’acido lattico, che rappresenta il fattore predominante sul senso di fatica fisica, durante gli sforzi prolungati.
Se poi si pensa che l’Eleuterococco, come il Gin-seng, consente di migliorare l’attenzione, la concentrazione, e la prontezza dei riflessi, si capisce come sia particolarmente indicato in quegli sport che richiedono sia un rilevante impegno fisico insieme ad un importante impegno di concentrazione psichica (tiro con l’arco, scherma, arti marziali, ma anche nel sollevamento pesi o nel lancio del disco e simili, nel salto e nella corsa).
Possiamo quindi dire che è la droga d’elezione per tutti coloro che richiedono un sostegno globale in una attività ove l’impegno fisico è finalizzato al raggiungimento di un determinato obiettivo che richiede capacità di attenzione, di valutazione e presenza di spirito.
Associazioni: con compresse di Astragalo, Gin-seng, Guaranà (per chi tollera bene le droghe caffeiche e durante le gare impegnative.); interessante l’abbinamento con l’Iperico (nelle varie forme), con la Damiana, l’Angelica ed il gemmoderivato di Ribes nigrum (durante le gare è sempre opportuno tenere alto il “tono” surrenalico).

Modalità d’uso: 1 compressa al mattino + 1 prima di pranzo ; in un periodo iniziale si può’ raddoppiare l’assunzione.

EPILOBIO COMPOSTO ( ProstaTak )

Ogni compressa è composta da 266 mg. di “mix estratto secco di Epilobio”, 133 mg di Estratto secco di Serenoa 30%, e circa 8 mg di Olio essenziale di Cipresso BIO
Il “mix estratto secco di Epilobio” è costituito da estratti secchi di: Epilobio (20%), Berberis (20%), Zucca semi (10%), radice di Ortica (10%), Parietaria (10%), Echinacea purpurea (10%).
Il Mix estratto secco di Epilobio deriva da estratto secco tradizionale.

1. Epilobio
Nome botanico: Epilobium angustifolium L. (sinonimi: Chamaenerion angustifolium, Chamerion angustifolium, Epilobium spicatum).
Famiglia: Onagraceae
1.1. Utilizzo e farmacologia
L’epilobio è una pianta arbustiva a fiori rosa alta fino a 2 metri. Preferisce boschi radi, aree ruderali, fasce collinari e rive dei fiumi. E’ pianta edibile in primavera (foglie, fusti e fiori).
Contiene composti fenolici come l’ellagitannino enoteina B, flavonoidi, triterpeni e steroli, oltre a grosse quantità di derivati dell’acido gallico. E’ pianta fortemente astringente.
Nella tradizione erboristica moderna le parti aeree sono state usate come rimedio tonico ed astringente specifico per disturbi gastrointestinali quali coliche con diarrea cronica, diarrea acuta e dissenteria non grave, gastroenterite e vomito. La pianta è stata anche usata in caso di infiammazioni, febbri, tumori, ferite ed eczema cronico, e in caso di prostatite acuta e iperplasia prostatica benigna.
Un estratto acquoso sembra avere effetti sul sistema riproduttivo di tipo antinfiammatorio.
1.2. Indicazioni
Disturbi cronici della prostata.
1.3. Posologia
1-4 gr al giorno di pianta secca.
1.4. Tossicità
Sicuro in genere se assunto alle dosi consigliate, ma i dati in gravidanza ed allattamento sono carenti ed è quindi preferibile non assumerlo. E’ comunque una pianta di interesse primariamente maschile. Come tutte le piante ricche in tannini è controindicato o poco appropriato in caso di stipsi, anemia sideropenica (da carenza di ferro) e malnutrizione.
Non usare per periodi prolungati e usare con cautela in caso di ulcere gastriche o infiammazioni gastrointestinali.

2. Crespino
Nome botanico: Berberis vulgaris L. (Sinonimi: Berberis jacquinii, Berberis sanguinea)
Famiglia: Berberidaceae
2.1. Utilizzo e farmacologia
Il crespino è un arbusto o piccolo albero di cui si utilizzano a scopo terapeutico la radice, le cortecce del fusto e della radice, e a scopo alimentare/medicinale i frutti. I composti attivi principali sono gli alcaloidi isochinolinici come la berberina, la jatrorrhizina, palmatina, oxiacantina e magniflorina
Tradizionalmente le parti medicinali vengono usate per disturbi del tratto gastrointestinale (diarrea, indigestione), epatici e della cistifellea (ittero), renali e urinari, del tratto respiratorio, dell’apparato vascolare (emorroidi), come antipiretico e purificante del sangue, in caso di splenopatie, gotta, reumatismo, artrite, lombalgia, malaria e leishmaniasi.
La berberina è fortemente amara e colagoga ed ha mostrato forte attività in vitro contro batteri, micobatteri, protozoi e funghi. In particolare è efficace su Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes, Escherichia coli, Shigella boydii, Candida albicans, Trichophyton mentagrophytes, Entamoeba histolytica e Giardia lamblia.
Si ipotizza che questa molecola agisca inibendo una proteina responsabile per ancorare i batteri patogeni Gram positivi alle membrane cellulari e in genere alle mucose. Si ipotizza inoltre che possa rinforzare l’integrità delle mucose, aumentare il flusso delle secrezioni mucose, inibire il metabolismo di certi organismi, diminuendo la produzione di tossine, e neutralizzandole. L’estratto etanolico di Berberis e la berberina isolata mostrano attività antinfiammatoria ed antipiretica sia in modelli acuti che cronici, forse interferendo con la produzione di fattori proinfiammatori come l’interleuchina-1-beta ed il TNF-alfa, e inibendo la formazione di prostaglandine infiammatorie agendo sull’azione della COX-2. Questa sua attività è promettente per il trattamento dell’epatite alcolica
La berberina esercita inoltre altre attività: antipertensiva, antiaritmica, inotropica positiva, antiepatotossica, ipoglicemizzante ed ipolipemizzante (LDL).
2.2. Indicazioni
Diarrea infettiva microbica acuta, gastrite, Giardiasi, disturbi epatici e della cistifellea, disturbi gastrointestinali, cattiva digestione.
2.3. Posologia
3-6 gr al giorno di corteccia
6-9 ml di estratto fluido 1:1
2.4. Tossicità
Le piante contenenti berberina potrebbero causare kernittero (o encefalopatia bilirubinica, un ittero neonatale patologico) nei neonati con carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi, se assunte in gravidanza, allattamento o se assunte da neonati.
E’ quindi preferibile non assumere crespino in gravidanza o allattamento, ed è controindicato usarlo in neonati con ittero.
Usare con cautela in caso di iperbilirubinemia coniugata, di patologie epatocellulari acute o croniche, colecisti settica, spasmi intestinali, ileo, tumore epatico.
La pianta potrebbe interagire con farmaci che interagiscono con il legame della bilirubina con proteine di legame, come il fenilbutazone.

3. Semi di zucca
Nome botanico: Cucurbita pepo L. (Sinonimi: Citrullus variegatus, Cucumis pepo, Cucurbita polymorpha)
Famiglia: Cucurbitaceae
3.1. Utilizzo e farmacologia
Della zucca si usano i semi, che contengono fino al 35% di olio grasso, caratterizzato da un elevata percentuale di acidi grassi insaturi e comprendente acido linoleico (47%), acido oleico (29%), acido palmitico (14%) e acido stearico (8%), ma anche carotenoidi (luteina, carotene, beta-carotene), vitamina E (gamma- ed alfa-tocoferolo 3 mg/100 g), e fitosteroli (in particolare beta-sitosterolo).
La maggior parte degli rimedi che possono contribuire alla salute della prostata contengono come principio attivo il beta-sitosterolo, un fitosterolo che migliora i sintomi urinari e le misure di flusso urinario, probabilmente con attività antiproliferativa, portando ad un miglioramento della funzione della vescica e dell’uretra, e di conseguenza dei sintomi di IPB. L’olio di semi di zucca ha in effetti attività diuretica, e può ridurre il fastidio della vescica gonfia e dare la sensazione di riduzione delle dimensioni della prostata senza però ridurla effettivamente.
Uno studio clinico randomizzato ha studiato la combinazione di Cucurbita pepo semen e Serenoa serrulata con buoni effetti su sintomi oggettivi e soggettivi di prostatite. Una combinazione di olio di semi di zucca, estratto di serenoa, estratto di radice di ortica, di bioflavonoidi di limone (33 mg) e di vitamina A (190 IU) assunta tre volte al giorno per sei mesi ha causato una riduzione nella massa della prostata
3.2. Posologia
Estratto oleoso di semi di zucca: 480 mg al giorno
3.3. Tossicità
Sicuro in genere, cautela in gravidanza ed allattamento per la scarsezza dei dati.

4. Radice di ortica
Nome botanico: Urtica urens L., Urtica dioica L. (sinonimi: Urtica trianae, Urtica galeopsifolia)
Famiglia: Urticaceae
4.1. Utilizzo e farmacologia
Pianta perenne da 50 cm a 1.5 m. Tradizionalmente, la radice di Ortica era utilizzata per le sue qualità nutritive e alterative. Oggigiorno la radice si è rivelata una terapia efficace contro l’iperplasia prostatica benigna (stadio 1 e 2), in particolare per i disturbi della minzione associati alla malattia. Si associa molto bene ai semi di Zucca e alla Serenoa serrulata per i disturbi prostatici infiammatori.
La radice contiene lectine, lignani, e polisaccaridi con attività immunomodulanti e leggermente antinfiammatorie.
L’estratto di radice di ortica mostra in vitro attività antiproliferativa sui tessuti prostatici, inibendo il legame della 125I-SHBG ai suoi recettori a livello prostatico. Mostra attività inibitoria della aromatasi, ma con meccanismo differente da quello della Serenoa; inibisce l’attività enzimatica della elastasi leucocitaria (EL – implicata nello sviluppo della IPB), inibisce il GF ed inibisce l’interazione tra 5-α-diidrotestosterone e globuline leganti gli ormoni sessuali.
I dati clinici relativi alla radice di ortica sono positivi, anche se i dati più recenti fanno riferimento alla combinazione di Urtica e Serenoa, e sono quindi di più difficile valutazione.
L’estratto ha dimostrato attività diuretica sia in modelli animali che in pazienti sofferenti di insufficienza cardiaca o venosa cronica. La radice accresce il volume delle urine, il flusso massimale di urine e la riduzione dell’urina residua.
In uno studio clinico in doppio cieco controllato con placebo su 40 pazienti, l’estratto di radice di Urtica ha dimostrato di ridurre in maniera significativa la frequenza urinaria e i livelli serici della globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG)
In un secondo studio clinico controllato con placebo su 79 pazienti, l’estratto di radice di Urtica si è dimostrato superiore al placebo rispetto a flusso e volume urinario, e volume residuo.
In un terzo studio a struttura simile al precedente su 50 pazienti con BPH stadio I e II, lo stesso estratto a ridotto in maniera significativa il livello di SHBG e ha migliorato volume, flusso massimo e medio di urina.
Uno studio randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo e parzialmente incrociato su 558 uomini con sintomi urinari da BHP che ha testato la radice di Urtica per sei mesi, ha mostrato un miglioramento nell’81% dei pazienti rispetto al 16% nel gruppo placebo. Il punteggio della scala di valutazione prostatica è sceso da 19.8 a 11.8 nel gruppo verum e da 19.2 a 17.7 nel gruppo placebo. Il flusso urinario di picco è migliorato di 8.2 mL/sec per il verum e di 3.4 mL/sec per il placebo.
4.2. Indicazioni
Iperplasia prostatica benigna.
4.3. Posologia
Droga essiccata in polvere o decotto: 4-6 g giorno. EF (1:1): 2-10 ml al giorno.
Estratto secco standardizzato: 240 mg al giorno
4.4. Tossicità
Nessun aumento provato della frequenza di malformazioni o altri effetti negativi sul feto nonostante il consumo da parte di un gran numero di donne. Mancanza di dati da studi animali. E’ compatibile con l’allattamento al seno, ma i dati sull’utilizzo in gravidanza scarseggiano. Può provocare occasionali disturbi gastrointestinali minori.

5. Parietaria
Nome botanico: Parietaria officinalis L. (sinonimo: Parietaria erecta)
Famiglia: Urticaceae
5.1. Utilizzo e farmacologia
Pianta perenne, comune, alta da 10 a 50 cm., originaria dell’Europa e del Caucaso. Contiene flavonoidi e derivati dell’acido caffeico. E’ sempre stata considerata una pianta per il tratto urinario, ed ha un moderato effetto diuretico e demulcente. E’ stata utilizzata per il trattamento di ogni infiammazione del tratto urinario, specialmente quando si desiderava un effetto calmante del tessuto infiammato. Grazie all’effetto diuretico generale è stata anche utilizzata in cistite e pielite, per trattare i calcoli renali, e per le difficoltà nella minzione e la minzione dolorosa.
5.2. Posologia
Droga essiccata in polvere o decotto 5-15 g giorno.
Tintura (1:5) 45% 100+ ml settimana.
5.3. Combinazioni
in caso di infezioni del tratto urinario si combina bene con Arctostaphylos uva-ursi, Barosma betulina, Juniperus communis.
5.4. Tossicità : Nessuna di nota

6. Echinacea
Nome botanico: Echinacea purpurea (L.) Moench
Famiglia: Asteraceae
6.1. Utilizzi e farmacologia
Le varie specie di echinacea utilizzate tradizionalmente in medicina sono tutte originarie degli Stati Uniti centrali e sud-occidentali, specialmente delle praterie dal Texas centrale al confine del New Mexico, su fino a Kansas, Nebraska, Colorado, Wyoming e Montana.
Tradizionalmente l’Echinacea è stata utilizzata dalle tribù Plains come “un rimedio per più malattie di ogni altra pianta”. I Comanches usavano le radici per mal di denti e mal di gola, i Sioux per la rabbia, i morsi di serpente e condizioni di sepsi. Era anche utilizzata per trattare convulsioni, crampi di stomaco, adenopatie, eczema e ulcerazioni.
L’Echinacea purpurea contiene molti composti ritenuti importanti per l’attività della pianta: alchilamidi; isobutilamidi; poliacetileni; derivati dell’acido caffeico, come l’acido cicorico e l’echinacoside; polisaccaridi, come eteroxilani ed arabinogalattani; flavonoidi: come quercetina, campferolo e isoramnetina; tannini; olio essenziale.
L’Echinacea e i suoi vari composti attivi (polisaccaridi, alchilammidi, poliacetileni, acido cicorico, echinacosidi) stimolano la proliferazione dei fagociti (cellule NK e monociti) e la fagocitosi, aumentano le loro secrezioni di beta interferone, TNF-alfa, IL-1, e IL-6, tutte sostanze che stimolano le cellule NK e la loro attività antivirale. Mostrano inoltre attività antifungina, inclusa una specifica attività anti Candida. Inibiscono inoltre COX e 5-LOX, riducendo i fenomeni infiammatori, proteggono il collagene di tipo III dal danno ossidativo, e potrebbe essere attiva contro la ialuronidasi batterica.
Una metanalisi del 2007 sulla prevenzione e trattamento del raffreddore ha analizzato 14 studi clinici ed ha mostrato che l’Echinacea riduce il rischio di sviluppare il raffreddore del 58%, e riduce la durata del raffreddore di 1,4 giorni in media. Anche se alcuni studi avevano evidenziato effetti benefici anche sulla qualità della vita, è presto per poterlo dire con certezza. In una metanalisi del 2006 sui raffreddori indotti artificialmente, nei tre studi identificati l’Echinacea standardizzata riduce del 45% il rischio di sviluppare il raffreddore e riduce la sintomatologia di 1,96 punti sulla scala di misurazione.
L’utilizzo come immunostimolante preventivo non è supportato dai dati clinici, e il trattamento sembra più efficace se iniziato ai primi sintomi e prolungato per almeno 7-10 giorni. Ma in due metanalisi è stato osservata una riduzione del rischio di sviluppare il raffreddore associata all’assunzione profilattica della pianta.
6.2. Indicazioni
– Infezioni dell’alto tratto respiratorio
– Candidiasi vaginale
– Infezione da Herpes simplex virus tipo 1 e 2
– Infezioni del tratto urogenitale
6.3. Posologia
Succo di pianta: 6–9mL/die
ES da succo: 300 mg/die in capsule
Durata del trattamento: 6-10 giorni
6.4. Tossicità
Pianta sicura se consumata in maniera appropriata e nelle dosi consigliate. Gli effetti collaterali più comuni sono quelli gastrointestinali, come nausea, dolore addominale, diarrea e vomito. Più rare le reazioni allergiche, febbre, pirosi gastrica, stipsi, secchezza delle fauci, formicolio nella cavità orale, ulcere orali, ecc.
Compatibile con l’allattamento al seno. L’utilizzo per 5-7 giorni nel primo trimestre sembra sicuro, anche se I dati non sono esaustivi. Usare con cautela e con supervisione professionale.
Cautela in caso di allergia alle Asteraceae.
Controindicata in pazienti trapiantati con terapia immonosoppressiva.
Compatibile con l’utilizzo nei bambini da 2 a 11 anni, quanto meno a breve termine (10 giorni).
6.5. Interazioni
Possibili interazioni con ciclosporina (evitare), ciclofosfamide (evitare), chemioterapia antineoplastica mielosoppressiva (potenzialmente positivo ma evitare senza supervisione specialistica), interferone, IL-2 e immunomodificanti (potenzialmente positivo ma evitare senza supervisione specialistica), antagonisti del TNF-alfa e immunosoppressori (evitare)

7. Serenoa
Nome botanico: Serenoa repens (W.Bartram) Small (sinonimi: Serenoa serrulata, Sabal serrulata)
Famiglia: Arecaceae
7.1. Utilizzo e farmacologia
La Serenoa potrebbe agire sulla 5-α-riduttasi, inibendo la trasformazione di testosterone in diidrotstosterone, potrebbe inoltre inibire il legame degli androgeni con i recettori prostatici. Lo studio era ben fatto e di dimensioni appropriate, ma furono espressi dei dubbi sulla qualità e la qualità dell’estratto usato nello studio, e sulla lunghezza del trattamento. Uno studio appena pubblicato tenta di porre rimedio a queste debolezze. Nello studio clinico, in doppio cieco, multicentrico, randomizzato e controllato con placebo (Barry et al. 2011), 369 uomini con BHP, di età minima di 45 anni, hanno ricevuto per 72 settimane il placebo o LESP (320 mg/dose) in due dosi, e alle settimane 24 e 48 i dosaggi sono stati aumentati del 100%. Sono state misurate sia le valutazioni soggettive dei pazienti attraverso il questionario AUASI (American Urological Association Symptom Index), sia le misure di flusso urinario di picco, i livelli di PSA e il volume residuo post minzione. E’ stato osservato un leggero miglioramento dei punteggi del questionario in ambedue i bracci di trattamento, mentre le misure oggettive non sono cambiate. Gli effetti avversi sono stati praticamente uguali per entrambi i gruppi (leggermente peggiori per il gruppo verum).
Messi assieme, i dati di questi due studi, certamente quelli di miglior qualità tra tutti quelli pubblicati, suggerirebbero che la Serenoa serrulata non fosse indicata nel trattamento dei sintomi urinari della BPH. Il condizionale è d’obbligo non solo perché comunque esistono molti dati positivi in letteratura, ma anche perché anche questo ultimo studio non è esente da critiche. In particolare il gruppo di ricerca del Centro di medicina integrativa di Careggi pubblica sull’ultimo numero di Fitoterapia 33 una lettera di critica. Dei vari argomenti portati due sono a mio parere particolarmente ficcanti.
Il primo argomento ricorda una simile critica portata ad un famoso trial clinico su iperico e depressione, cioè di avere posto l’asticella troppo in alto: nel caso dell’iperico si trattava di averlo proposto come terapia per la depressione maggiore grave, quando già si sapeva che la pianta era utile in depressione minore. In questo caso, secondo il gruppo di Careggi, si tratta di proporre la Serenoa come trattamento per la BPH a qualsiasi stadio, mentre dalla precedente letteratura si sa che essa, se è efficace, lo è negli stadi iniziali della malattia, in soggetti giovani e che hanno volumi della prostata minori, con una AUASI di livello medio-basso, < 10. In questo studio metà dei pazienti aveva genericamente più di 61 anni, una AUASI media di 14.5 , quindi una malattia sostanzialmente avanzata. Una stratificazione per UASI e/o età dei soggetti avrebbe potuto rilevare dei differenziali di efficacia dell’estratto
Una seconda critica, in qualche modo legata alla prima, si basa su un’altra possibile fonte di confounding: avendo infatti utilizzato una valutazione diretta del paziente piuttosto che un questionario anonimo, i pazienti più giovani possono essere portati a minimizzare la sintomatologia legata alla vita sessuale (Rhodes, 1995; Barry 1995), problema molto ridotto nei pazienti più anziani o in stadi di malattia più avanzati. Ci sarebbe quindi il rischio di un bias legato all’età che porterebbe a minimizzare gli effetti del rimedio.
Si può quindi concludere che gli ultimi studi devono cautelarci rispetto a certezze troppo solide rispetto all’efficacia della Serenoa, ma al contempo allertare rispetto alla necessità di progettare gli studi clinici in modo che possano misurare effetti realistici.
7.2. Indicazioni
Iperplasia prostatica benigna
7.3. Posologia
Estratto 10:1 standardizzato all’85-95% di acidi grassi e steroli: 320 mg/giorno.
7.4. Combinazioni
– Sindrome della vescica irritabile o trigonite: Echinacea spp.
– Ipertrofia prostatica benigna: Cucurbita pepo, Urtica spp. radix, Hydrangea arborescens, Equisetum arvensis.
– Affezioni genitourinarie: Parietaria officinalis.
– Debilitazione e senilità maschile: Turnera spp.
7.5. Tossicità
La serenoa è un rimedio sicuro, ed ha causato solo effetti collaterali minori e rari (di tipo gastrointestinale) ma gli studi sugli effetti in gravidanza sono scarsi, e per questa ragione sarebbe preferibile che le donne in gravidanza non lo usassero. Sembra invece sicura in allattamento. Prima di usare la serenoa è necessario che sia esclusa la presenza di tumore prostatico, perché l’estratto potrebbe mascherarne i sintomi.

8. La combinazione Urtica-Serenoa
In uno studio clinico controllato con placebo, 40 pazienti sono stati trattati con una combinazione di estratto di radice di Urtica (10:1, 240 mg/giorno) e di Serenoa (320 mg/giorno) per 24 settimane. Sono stati osservati miglioramenti significativi per il gruppo verum, con flusso di picco migliorato del 23% rispetto al 4% del placebo e riduzione della sintomatologia del 40% (placebo solo 7%)
In un secondo studio clinico randomizzato, multicentrico in doppio cieco, la stessa combinazione è stata comparata, in 516 pazienti con iperplasia prostatica benigna stadio I e II, ad un farmaco di riferimento, la finasteride (5 mg/giorno), per 48 settimane.
Entrambi i trattamenti hanno significativamente migliorato il flusso urinario e la sintomatologia senza differenze significative tra i due, ma minori effetti collaterali per gli estratti.
L’efficacia e la tollerabilità della stessa combinazione è stata investigata in 257 pazienti anziani con sintomi urinari da iperplasia prostatica benigna, in uno studio prospettico multicentrico in doppio cieco. I pazienti del gruppo verum hanno avuto una maggior riduzione in sintomatologia (sia sintomi ostruttivi sia irritativi, e sia in caso di sintomi moderati sia severi) dopo 24 settimane rispetto al gruppo placebo.
La stessa combinazione di estratti ha ridotto i sintomi soggettivi di iperplasia prostatica benigna in maniera comparabile al farmaco tamsulosin in uno studio clinico prospettico, randomizzato e in doppio cieco.

9. Olio essenziale di Cipresso
Nome botanico: Cupressus sempervirens L. (sinonimi: Cupressus sempervirens var stricta Cupressus sempervirens var. horizontalis Cupressus horizontalis)
Famiglia: Cupressaceae
9.1. Sommario
L’olio essenziale è dominato dai monoterpeni, in psrticolare da α-pinene (> 55%), ∂-3-carene (> 30%), limonene (2.5-5%), terpinolene (2.4-6%), sabinene, e β-pinene (3%).
L’olio essenziale ha azione antisettica, deodorante, decongestionante ed espettorante.
9.2. Tossicità
Non tossico a basse dosi per uso interno. Moderatamente irritante su pelle di coniglio ma non irritante, non sensibilizzante, non fototossico al 5% su pelle umana.

10. Compresse di Epilobio composto
Avvertenze:Viste le componenti individuali, è sconsigliato utilizzare il prodotto:
– in bambini sotto i 10 anni
– in donne in gravidanza o che allattano
– in caso di tumore prostatico o epatico
– in caso di allergia alle Asteraceae.
– in caso di pazienti trapiantati con terapia immunosoppressiva
– in caso di iperbilirubinemia coniugata,
– in caso di patologie epatocellulari acute o croniche
– in caso di colecisti settica
– in caso di spasmi intestinali

Il prodotto potrebbe interagire con:
– farmaci che interagiscono con il legame della bilirubina con proteine di legame, come il fenilbutazone
– ciclosporina
– ciclofosfamide
– chemioterapia antineoplastica mielosoppressiva
– interferone, IL-2 e immunomodificanti
– antagonisti del TNF-alfa e immunosoppressori

EQUISETO

90 compresse da 500 mg. di cui 300 mg. polvere equisetum arvensis di raccolta spontanea; 80 mg. di estratto secco.

Azione fisiologica:Ricerche biomediche americane, riportate sulla rivista italiana di una importante Azienda farmaceutica, risalenti peraltro a non meno di 30 anni fa, misero in evidenza che la deposizione del Calcio sul tessuto osseo poteva aver luogo solo in presenza di una serie di fattori concomitanti (determinati ormoni, la vitamina D, ed altri minori); tra questi altri, risultò ASSOLUTAMENTE INDISPENSABILE il Silicio; in pratica, in presenza di tutti i co-fattori (Calcio in concentrazione adeguata ed in opportuno equilibrio con il Magnesio, ormoni e vitamine) ma in assenza o in carenza di Silicio, non si poteva avere una corretta ed ottimale deposizione del Calcio per la costruzione ed il mantenimento del trofismo osseo, cartilagineo e tendineo.
Questa scoperta apparve sicuramente singolare nell’ambito del mondo accademico e farmaceutico, che in effetti ne ha tenuto ben poco conto. Nel mondo erboristico, invece, l’Equiseto, pianta ricca di silice, è stato usato da tempo immemorabile in molti disturbi, soprattutto in quelli a carico del sistema osteoarticolare.
L’ Equiseto contiene molte sostanze dotate di importante attività biologica, ma nessuna che possa essere definita come principio attivo vero e proprio, secondo la visione chimico-farmaceutica moderna; contiene appunto la silice (calcolata come acido silicico), la cui concentrazione oscilla tra il 5 e l’8%; contiene inoltre Calcio, Magnesio, Potassio, Ferro, Manganese ed altri elementi minori; vi si trovano inoltre flavonoidi (erbacetina, equisetrina, galuteolina, gossipetina, isoquercitrina), steroli (campesterolo, isofucosterolo) ed altre sostanze come equisetonina, acido caffeico e ferulico e modestissime quantità di alcaloidi di varia natura (3-metossipirina, nicotina, palustrina).
Se l’uso d’elezione della pianta è quello dell’ottimizzazione della deposizione di Calcio nelle ossa (trattamento dell’osteoporosi ed accelerazione del consolidamento delle fratture), nonché quello del miglioramento del trofismo connettivale, cartilagineo e tendineo (abbiamo visto in altre schede che l’Equiseto fa parte delle piante che provocano l’incremento della produzione dei glicosaminoglicani), è anche vero che le sue indicazioni possono essere estese ad altre importanti sindromi morbose.
Tra queste, molto importante c’è quella legata al trattamento delle infezioni e delle infiammazioni dell’apparato uro-genitale; in questo caso intervengono sia la frazione sterolica che, soprattutto, quella flavonoidica, che garantiscono una azione combinata molto potente, cioè diuretica, antiinfiammatoria e perfino blandamente anti-infettiva.
Non bisogna poi dimenticare che l’Equiseto presenta una considerevole attività sull’emopoiesi, facendone un ingrediente indispensabile in varie forme di anemia.
Migliora altresì il trofismo delle mucose gastriche ed intestinali, rendendolo ottimo (in adeguate associazioni) nelle forme infiammatorie (coliti soprattutto) ed ulcerose (gastrica ed intestinale).
Per uso interno presenta anche importanti azioni “cosmetiche”, dato che, grazie all’apporto minerale, favorisce il miglioramento del tono connettivale (azione “rassodante”), grazie alla stimolazione della produzione dei glicosaminoglicani, giova nei trattamenti contro la caduta dei capelli e nella fragilità delle unghie e delle strutture cheratiniche in generale.

Associazioni: nel trattamento dell’osteoporosi, delle fratture e delle malattie osteoarticolari : Dolomite;e vedi anche gli altri presidi nella scheda “Dolomite”, Fieno greco e Piantaggine.
Nel trattamento delle forme infettive ed infiammatorie delle vie urinarie: soluzione idroalcolica di Uva ursina, di Erica, di Mirtillo (foglie), di Iperico., di Echinacea, di Verga d’Oro e le compresse di Echinacea, Uncaria ed Astragalo. Anche in questo caso, per provocare una blanda alcalinizzazione delle urine, si può associare la Dolomite. Indispensabile un trattamento con i gemmoderivati di Calluna vulgaris , Vaccinium vitis idaea e Vaccinium myrtillus.
Quando si voglia affrontare il problema dell’emopoiesi, in vari casi di anemia, sia a carattere ereditario, che contingente (mestruazioni troppo abbondanti, emorragie di varia natura, postumi da chemioterapia o da certi tipi di antibiotico terapia), si consiglia di associare l’Equiseto con gemmoderivati di Tamarix gallica (che rimane il complementare d’elezione), di Rosa canina e di Prunus spinosa, con le compresse di Astragalo, di Rosa canina e di Lievito di Birra, con la soluzione idroalcolica di Ortica e di Romice.
Nel trattamento come “rassodante” e tonico tissutale, si consiglia l’associazione con compresse di Fieno Greco, di Centella, di Echimacea.
Come tonico delle strutture cheratiniche (capelli, unghie), è indispensabile l’abbinamento con le compresse di Lievito di Birra, di Spirulina e con la soluzione idroalcolica di Corallina.
Nelle ulcere gastriche ed intestinali (di modesta entità), si consiglia l’associazione con la soluzione idroalcolica di Piantaggine, di Liquirizia e di Condurango e del gemmoderivato di Ficus carica.

Modalità d’uso: 3 compresse al mattino a digiuno 2 compresse prima di pranzo.

ESCOLZIA-PASSIFLORA-PAPAVERO

60 Compresse da 500 mg. di cui 160 mg. di estratto secco di Escolzia, 160 mg. di estratto secco di Papavero e 80 mg. di estratto secco di Passiflora titolata 1,5% in flavonoidi espressi come isovitexina.

Azione fisiologica: eccoci a disposizione una belissima “squadra” di piante ad azione rilassante e – a dosi maggiori – ipnotica; sappiamo quanto sia difficile risolvere problemi di insonnia su molti soggetti altamente stressati ed iper eccitati.
Se volessimo prendere in esame le singole droghe, potremmo vedere come ognuna agisca in modo diverso, ma combinato su molti fattori che inducono e/o sostengono l’insonnia: lo stato ansioso, le tensioni muscolari cervicali e dorsali, gli spasmi della muscolatura liscia viscerale (soprattutto gastrica ed intestinale, e nel caso del Papavero rosso anche quella dei bronchi e del diaframma che provocano attacchi tussivi di origine nervosa); tutte e tre possiedono inoltre una intensa azione sedativa a carico del Sistema nervoso centrale, inducendo uno stato di rilassamento, di pace con se stessi e gli altri ed inducendo, a dosi più elevate, un sonno fisiologico, che permette un risveglio tranquillo e privo di torpore residuo; anzi risvegliandoci da un sonno indotto da questa miscela, ci accorgiamo di una ritrovata energia.

Modalità di assunzione: 4-5 compresse prima di coricarsi.

EUKRYOS

Sindrome influenzale
“Secondo la visione moderna e antica”

Secondo l’indagine scientifica moderna
L’influenza è una malattia contagiosa causata da virus RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae. È caratterizzata da sintomi sistemici (febbre non sempre presente, malessere generale, cefalea e dolori osteomuscolari e respiratori, tosse, faringodinia) comuni a molte altre malattie virali. L’esordio è generalmente brusco e improvviso e la febbre dura 3-4 giorni.
Il nome di questa infezione deriva dalla vecchia concezione astrologica di questa malattia, che affermava che la malattia era causata dall'”influenza” degli astri. Difatti si può comprendere ciò dalla dicitura latina obscuri coeli influentia .

I sintomi dell’influenza umana furono descritti da Ippocrate circa 2400 anni fa . Da allora, il virus ha causato diverse pandemie. I dati storici sono difficili da interpretare, poiché i sintomi possono essere simili a quelli di altre malattie come difterite, febbre tifoide o dengue. La parola “influenza” venne introdotta all’inizio del Quattrocento in Italia per descrivere un’epidemia causata dall’influenza degli astri; lo stesso termine venne accolto nella lingua inglese nel Settecento, mentre i francesi chiamarono la malattia con il nome di grippe. La prima registrazione certa di una pandemia di influenza risale al 1580, quando il virus si sviluppò in Asia e si sparse in Europa attraverso l’Africa. La mortalità era elevata anche a causa dell’abitudine di effettuare salassi. Nella Roma del Rinascimento circa 8000 persone furono uccise . La pandemia continuò sporadicamente attraverso il XVII e il XVIII secolo, e nel 1830-1833 fu particolarmente estesa, infettando circa un quarto della popolazione esposta
La più famosa e letale pandemia fu la cosiddetta “Influenza spagnola” (influenza di tipo A, sottotipo H1N1), che comparve dal 1918 al 1919. La denominazione fu impropria, dato che le tracce storiche attribuiscono ad altri luoghi l’apparizione dei primi casi, vedi l’ondata epidemica cinese nel marzo 1918 oppure quella tra le truppe statunitensi in servizio nel Kansas. Stime successive indicarono da 40 a 50 milioni di vittime mentre stime attuali indicano un numero variabile tra 50 e 100 milioni di persone uccise dal virus . Questa pandemia è stata descritta come “il più grande olocausto medico della storia”, e potrebbe aver ucciso tante persone quante ne fece la peste nera . Questo terribile bilancio di vittime venne causato dal un tasso di infezione estremamente elevato (superiore al 50%) e l’estrema gravità dei sintomi, causati forse da una “tempesta citochimica” . Infatti, i sintomi nel 1918 erano talmente inusuali che inizialmente venne diagnosticata come dengue, colera o tifo. Un osservatore scrisse: “Una delle complicazioni più impressionanti è l’emorragia dalle membrane delle mucose, specialmente il naso, lo stomaco e l’intestino. Può accadere anche il sanguinamento dalle orecchie o da petecchie emorragiche sulla pelle”. La maggioranza delle morti avvenne a causa di polmonite batterica, una infezione secondaria provocata dall’influenza, ma il virus uccise anche direttamente, causando emorragie massive ed edemi polmonari
L’influenza spagnola fu veramente globale, estendendosi addirittura fino all’Artico e alle isole remote del Pacifico. Questa malattia insolitamente grave uccise tra il 2% e il 20% degli infetti (il rapporto tra contagi letali e contagi totali diagnosticati è detto tasso di letalità o, in inglese, Case Fatality Ratio (da non confondersi con il tasso di mortalità), a differenza delle normali epidemie di influenze che si aggira attorno allo 0,1% . Un’altra strana caratteristica della pandemia era costituita dalla mortalità molto elevata in giovani adulti, pari al 99% delle morti in persone con meno di 65 anni, e più di metà in adulti dai 20 ai 40 anni . Questa caratteristica è strana poiché l’influenza è normalmente più letale in persone molto giovani (sotto ai 2 anni) e molto anziane (oltre i 70 anni). La mortalità totale della pandemia non è nota, ma è stimata tra il 2,5% e il 5% della popolazione mondiale. 25 milioni di persone potrebbero essere morte nelle prime 25 settimane.
Verso la fine dell’Ottocento si diffuse il modello microbiologico di spiegazione per le malattie infettive ed in quegli anni venne scoperto il bacillo Haemophilus influenzae grazie alle ricerche del batteriologo tedesco Richard F.J.Pfeiffer e per molti anni fu considerata questa la causa dell’epidemia; solamente negli anni venti il virus fu isolato nei maiali e salì alla ribalta la reale causa virale dell’influenza. Altri studi degni di nota furono quelli portati avanti da Richard E.Shope nel 1931 che dimostrò la trasmissibilità del virus tra i maiali usando materiale filtrato estratto dalle vie respiratorie di maiali malati.
Nel 1940 l’australiano F.M.Burnet fece una scoperta che aprì le porte alla preparazione dei vaccini, quando notò che i virus influenzali si moltiplicavano nell’embrione del pollo.
Questa scoperta venne seguita dall’isolamento del virus nell’uomo da un gruppo di ricercatori guidato da Patrick Laidlaw al Medical Research Council in Inghilterra nel 1933 Tuttavia, solo quando nel 1935 Wendell Stanley per la prima volta studiò il virus del mosaico del tabacco venne compresa la natura non cellulare dei virus.

Elementi di Microbiologia

Diagramma della nomenclatura del virus in base alla International Committee on Taxonomy of Viruses
Alla famiglia Orthomyxoviridae appartengono tre tipi di virus influenzali: Influenzavirus A, Influenzavirus B, e Influenzavirus C. Influenza A e C infettano diverse specie, mentre l’Influenza B quasi esclusivamente infetta l’uomo
I virus A e B presentano in superficie 2 glicoproteine:

  • Emoagglutinina (contrassegnata con la lettera H)
  • Neuraminidasi (contrassegnata con la lettera N)

Influenzavirus A
I virus del tipo A sono i patogeni più virulenti nell’uomo e causano le malattie più gravi.
A seconda delle glicoproteine di superficie, il virus A si suddivide in sottotipi (o serotipi). Si conoscono 16 sottotipi di emoagglutinina (da H1 a H16) e 9 sottotipi di neuraminidasi (da N1 a N9). Tutti i sottotipi sono stati ritrovati nelle specie aviarie, mentre l’uomo e altri animali ospitano solo alcuni sottotipi: ciò significa che sono gli uccelli i serbatoi naturali del virus A. In particolare i volatili acquatici selvatici sono ospiti naturali per una grande varietà di virus di tipo A, che occasionalmente sono trasmessi alle altre specie e potrebbero essere la causa di focolai devastanti nel pollame domestico oppure di pandemie nell’uomo.

Influenzavirus B
Il virus dell’Influenza B è quasi esclusivamente un patogeno umano ed è meno comune dell’influenza A. I soli animali conosciuti ad essere vulnerabili al virus B oltre all’uomo, sono i pinnipedi. Questo tipo di influenza muta 2–3 volte meno rapidamente del tipo A e di conseguenza ha una minore diversità genetica, con un solo serotipo A causa di questa scarsa diversità antigenica, normalmente si acquisisce un certo grado di immunità all’influenza B. Tuttavia, l’influenza B muta abbastanza velocemente per impedire una immunità permanente . Il ridotto tasso di mutazione antigenica, combinata con una scarsa gamma di ospiti (che impedisce uno spostamento antigenico tra specie diverse) assicura l’impossibilità di pandemie di influenza B .
Influenzavirus C
L’influenza C infetta l’uomo e i suini e può causare gravi malattie ed epidemie locali . Tuttavia, l’influenza C è meno comune rispetto agli altri tipi e normalmente sembra causare solo disturbi non troppo gravi nei bambini.

Secondo la visione degli “Antichi”
Secondo un’elaborazione semplificata della Dottrina Umorale di origine Ippocratica e Galenica sappiamo che il crocevia di tutte le trasformazioni sia lo stomaco, che inoltre gestisce in primo luogo il “Governo dell’Acqua”; invece l’organo che dà forza ed energia alle trasformazioni stesse è il fegato, che permette quello che possiamo definire “ Governo del Fuoco”.
Lo Stomaco difatti è situato al centro dell’incontro dei due “assi maggiori” , il verticale con l’orizzontale, ed affiancato dagli organi governatori fondamentali: a destra il fegato, a sinistra la milza.
Per avere la percezione del fondamentale e indissolubile legame tra questi organi, basti pensare alla loro disposizione fisica all’interno del corpo: al centro lo stomaco, che sovrasta il pancreas, che a sua volta “ collega” fegato e milza;. Lo stomaco è avvolto e abbracciato dal fegato sulla parte destra e si appoggia, quasi sulla milza, a sinistra. Dietro, un po’ sotto, quasi a far da “sedia” ai reni.
Salendo verso l’alto si va subito alla testa, dove secondo la Dottrina Umorale Ippocratica, hanno sede oltre alle funzioni intellettive e sensitive, anche quelle di tipo “metabolico”: grazie ai precursori che si formano nello stomaco e che salgono nella testa, si forma la Flemma,l’Umore corrispondente all’elemento Acqua, Freddo e Umido e Lunare al massimo grado. Esso, come acqua di una fontana, discende e fluisce verso il basso.
La Flemma, prosegue la sua discesa, che in greco è detta “catarrho” o “rheuma” ( letteralmente scorrimento verso il basso; scorrimento) e attraverso il collo raggiunge il petto, dove si trovano polmoni e cuore, chiamato da Platone l’ ”intoccabile”, protetto dalle “spugne” polmonari e dalla gabbia toracica (torax termine latino che deriva dall’analogo termine greco, indica sia la parte anatomica delimitata dalla gabbia toracica sia la parte della corazza o lorica che protegge il busto del guerriero ).
L’area del petto comprende quindi sia una parte di “ acque”, più esterna, protettiva, Fredda e Umida, sensibile al flusso flemmatico ( i polmoni), sia una parte interna, “nucleare” e Ignea (il cuore) , sensibile soprattutto ai flussi Sanguigno Biliare ( la Bile per la Dottrina Umorale è fuoco organico ).
Nel petto-are toracica convivono due nature, in continuo scambio e compensazione, che permettono l’assunzione e distribuzione di :

  • Calore vitale,concentrato nel cuore e da esso distribuito, proveniente dall’asse fegato-vasi-reni
  • Soffio vitale o “Pneuma”o “Spiritus”, che i polmoni assumono dall’ambiente, e cedono al cuore, che a sua volta lo distribuisce, insieme al Calore vitale.

I polmoni,i irrorati di “catarrho” Flemmatico, inoltre, rinfrescano e umettano il cuore e il sangue, impedendo che il calore e la parte ignea eccedano nella loro funzione e provochino danni al resto dell’organismo.
Dal punto di vista patologico in corrispondenza di questi punti si formano i muchi vischiosi, collosi, tenaci, a causa dell’eccesso di Freddo ambientale , climatico-stagionale che alimentare.
Ogni evento è ambiguo: il Freddo e Umido della Flemma compensa a livello toracico l’eccesso di calore del sangue e del cuore, ma oltre ad una certa misura,riversa nei polmoni un flusso abnorme che si trasforma in muco ostacolante la funzione respiratoria.
Concludere il percorso in “discesa” della Flemma a questo livello sarebbe assurdo, ma in questa occasione possiamo limitarci a considerare questo “segmento” in quanto è l’area che viene maggiormente colpita dai “virus” ,ovvero, è proprio sulle mucose dei primi tratti dell’apparato respiratorio che si “attaccano” virus e batteri ( complicanza della sindrome influenzale e causa sproporzionata dell’uso di antibiotici, in presenza di banali raffreddori o tossi persistenti o peggio ancora solo influenze virali!!!).
L’attenzione di conseguenza del medico antico era rivolta, in caso di “influenze”, a ristabilire all’interno dell’organismo l’equilibrio tra gli Umori, con particolare attenzione all’aspetto Freddo Umido o comunque all’interferenza “perversa” degli altri umori su Questo.

EUKRIOS compresse

(dal greco eu= di buona qualità , krios=freddo)
(es. echinacea purpurea, es. curcuma, es. altea es. Enula, es. Aloe. oe. Di cannella scorze, limone, zenzero, timo)
(Miscela di estratti secchi secondo lavorazione artigianale)

Iris ( Iris florentina L.)L

In botanica, il genere Iris raccoglie circa 200 specie di piante della famiglia delle Iridacee, il cui fiore è comunemente conosciuto anche con il nome di Giaggiolo. Il nome del genere deriva dalla parola greca Iris che significa arcobaleno. Le specie e varietà rizomatose hanno fiori dalle corolle variegate di bianco, giallo chiaro, arancio o violetto con a volte le 3 divisioni interne rialzate della corolla di colore diverso dalle 3 divisioni ricurve verso il basso .
Pianta cara a Santa Ildegarda che così scriveva: “ il giaggiolo è caldo e secco e tutta la sua forza sta nella radice e la sua forza verde risale nelle foglie. In maggio si prenda il succo delle sue foglie e si faccia sciogliere del grasso in una ciotola e si prepari così un unguento in modo che risulti verde. E chi ha la scabbia si unga spesso con questo unguento e sarà guarito. E chi ha sul viso la pelle dura come la scorza, o chi ha dei bitorzoli , o chi ha un brutto colorito, sprema il succo delle foglie e lo versi in un recipiente con l’acqua di grandi fiumi e contemporaneamente lo scaldi un po’. Si lavi il viso con quest’acqua e questo succo moderatamente riscaldato e lo faccia spesso e gli darà una bella pelle e un bel colorito …. e chi è serrata dalla difficoltà della minzione ammorbidisce il calcolo e le vie urinarie e ciò che era serrato si apre”.
In polvere giova a tutte le malattie cutanee, scioglie le scrofole e altri linfonodi tumescenti.
I suoi organi e sistemi elettivi sono le vie respiratorie,le articolazioni, il sistema linfatico,la milza ( sia per l’aspetto immunitario che per quello della circolazione della Melanconia),la muscolatura liscia ( spasmi bronchiali e intestinali) e sul SNC.

Altea ( Althea officinalis L. )

Erba perenne, ricca di folta peluria che conferisce un aspetto vellutato, alta fino 1,5 m, con foglie trilobate con margine crenato, fiori rosati grandi circa 3 cm raccolti in infiorescenze peduncolate.
Contiene amido, pectine, mucillagine, zuccheri, grassi, tannini, asparagina ed ossalato di calcio
Il contenuto in mucillagini risulta generalmente intorno al 25-35%, ma quello dei polisaccaridi omogenei delle mucillagini risulta molto più basso. E stata riscontrata una variazione notevole del contenuto in mucillagini a seconda della stagione (6,2-11,6%), con i valori più alti in inverno. ).Gli estratti di radice di altea sono considerati capaci di proprietà emollienti, lenitive sulle membrane della mucosa, con effetti antitossivi. Si attribuiscono queste proprietà soprattutto alle mucillagini. La mucillagine di altea O ha evidenziato forte attività ipoglicemica. Usata principalmente come emolliente in numerosi preparati farmaceutici, in particolare nelle medicine per la tosse. In Europa i preparati di foglie e radici sono usati in caso di irritazione delle mucose orali o faringee associate a tossi secche irritanti; le radici sono impiegate anche in caso di stati di leggera infiammazione della mucosa gastrica.
Anche questa come la precedente era cara a Santa Ildegarda che così la decantava: “ l’altea è calda e secca ed è buona contro la febbre. Infatti un uomo che ha la febbre , quale che sia, pesti l’altea nell’aceto e ne beva a digiuno mattina e sera e la febbre, di qualsivoglia natura, scomparirà. Ma anche chi ha mal di testa prenda dell’altea e ci aggiunga un po’ di salvia, le pesti insieme e vi mescoli dell’olio vegetale, poi le scaldi vicino al fuoco tenendole in mano e le ponga sulla fronte cingendola poi con un panno e vada a dormire, e starà meglio”.

Curcuma ( Curcuma domestica Valet )

Pianta erbacea perenne dal caratteristico rizoma di colore giallo, originaria dell’Asia meridionale, dell’India e dell’Indonesia, . Il nome deriva da Sanscrito “Kum-kuma. Si impiega nella Medicina Ayurvedica come depurativo generale, come rimedio digestivo, in presenza di febbre, infezioni, dissenteria, artrite, itterizia e vari disturbi epatici. La Medicina Cinese, impiega la curcuma per problemi epatici e alla cistifellea, per le emorragie, per le congestioni al petto ed i disturbi mestruali, nelle flatulenze, nel sangue delle urine, nel mal di denti, nelle contusioni e ulcerazioni ( per uso esterno),
La polvere delle radici giallo-arancio della curcuma diventano rosso-marrone in presenza di costituenti chimici alcalini (si impiegava per il test di alcalinità, oggi si usa la cartina tornasole).
Le componenti principali della curcuma sono sesquiterpeni monociclici, carburi (zingibrene, B- e d-curcumene, ar-curcumene) derivati ossigenati ( turmerone, ar-turmerone, curlone, alfa e gamma-atlantoni, bisabolani, germacrani, turmerone, ar-turmerone, zingiberene, curcuminoidi (curcumina, sostanza colorata e colorante ad azione coleretica ) amido, proteine, glucosio, fruttosio, vitamina C.
Possiede azione coleretica, colagoga, spasmolitica ( olio essenziale) delle vie biliari, antiflogistica e antinfiammatoria (curcumina) ha una azione antinfiamatoria se si è in presenza di artrite, o per alleviare le infiammazioni delle ferite, digestiva perche stimola la secrezione biliare favorendo la digestione dei grassi, epatoprotettiva dei tessuti del fegato se esposti a farmaci epatotossici o ad abuso di alcol, nella prevenzione delle cardiopatie.

La Curcumina in essa contenuta (secondo studi condotti in India) ha una attività antiflogistica ed antinfiammatoria a bassa tossicità ( rispetto agli steroidi). Ha azione antiossidante, antivirale (curcumina). E’ essenzialmente consigliata come protettore del fegato, della mucosa gastrica e come antiulcera ( ma non impiegare ad alte dosi potrebbe avere l’effetto opposto) ha attività battericida (curcuminoidi).

Echinacea ( echinacea purpurea L.)

L’Echinacea fu un medicamento fondamentale per gli indiani. Venivano usate soprattutto le radici. Queste popolazioni applicavano impiastri di radici ad ogni genere di ferita o morso di animali e di insetti, con gli infusi curavano il raffreddore, il vaiolo, il morbillo e l’artrite. Ben presto anche i coloni bianchi vennero a conoscenza delle proprietà terapeutiche di questa pianta, ma il suo impiego rimase circoscritto all’ambito della medicina popolare fino al 1870 quando il dott.Meyer la usò come ingrediente per un preparato che fu presentato come una sorta di panacea efficace nel trattamento di intossicazioni del sangue, del morso del serpente a sonagli e di tutta una serie di altre malattie. Nel 1916 venne riconosciuta come pianta officinale. L’uso terapeutico di questa specie arrivò più tardi anche in Europa.
La parte più utilizzata è la radice fresca che contiene la massima concentrazione di princìpi attivi: derivati dell’acido caffeico, olio essenziale, polisaccaridi, alchilamidi, flavonoidi, alcaloidi pirrolozidinici. In particolare i polisaccaridi rappresentano la parte più attiva.
L’echinacea ha proprietà immunostimolanti (per la prevenzione della sindrome influenzale e delle malattie da raffreddamento). In particolare l’azione immunostimolante si manifesta con un aumento dell’attività fagocitaria delle cellule immunocompetenti, i macrofagi e i globuli bianchi, e il conseguente aumento della resistenza dell’organismo all’aggressione degli agenti patogeni.
Sono stati fatti numerosi studi clinici controllati su pazienti affetti da sindrome influenzale o da faringotonsilliti, che hanno dimostrato che l’estratto di Echinacea è in grado di ridurre significativamente sia i sintomi sia la durata della malattia alla dose di 900 mg. di estratto al giorno somministrato per bocca. Altri studi hanno confermato l’efficacia di questa pianta nel promuovere la fagocitosi da parte dei globuli bianchi, cioè la loro capacità di inglobare e distruggere germi, virus, funghi e altri corpi estranei, e l’aumento del numero di queste cellule nel sangue

MISCELA DI OLI ESSENZIALI

Limone biologico

L’olio essenziale di Limone (Citrus Limonum bucce) è principalmente consigliato:
*per l’influenza essendo un eccellente battericida ed antisettico, molto utile fin dalla prima comparsa dei sintomi . *Per la pelle: L’essenza di limone possiede proprietà schiarenti, citofilattiche, sgrassanti e depurative.
*In caso di artrite e reumatismi: L’olio essenziale possiede proprietà antiartritiche e antireumatiche.
*Per l’apparato digerente: L’olio essenziale è un ottimo stomachico nonché un eccellente carminativo e vermifugo.
Inoltre stimola le funzioni del pancreas, del fegato ed elimina acidità e bruciore di stomaco.
Per le ferite infette: Le proprietà antisettiche ed emostatiche si rivelano utili in caso di infezioni.
*Contro le stomatiti aftose: L’azione battericida, antinfiammatoria e cicatrizzante può essere
di notevole aiuto in presenza di tali disturbi.
*In caso di otite: L’essenza può alleviare o addirittura eliminare gli spiacevoli disturbi provocati dall’otite.
*In caso di epistassi: Le sue proprietà emostatiche possono essere utili in diversi tipi di emorragia, tra cui l’epistassi.
*Per l’emicrania: L’essenza può essere d’aiuto in caso di cefalea ed emicrania, soprattutto se causate da disturbi reumatici.

Timo linalolo biologico

L’olio essenziale viene ottenuto dalle sommità fiorite in corrente di vapore.
E’ noto per le sue proprietà antimicrobiche. Ricco in flavonoidi utili per favorire le funzioni digestive. Viene indicato contro l’ansia, contro i batteri, come diuretico ed espettorante. Attivatore delle difese immunitarie perché incentiva la produzione di globuli bianchi in presenza di infezioni. Si utilizza anche per stimolare l’appetito, combattere i parassiti intestinali e per calmare la tosse (per inalazione) e le infiammazioni genitali (aggiungendone qualche goccia all’acqua per il lavaggio).

Cannella scorze

L’olio essenziale purissimo di cannella viene usato in aromaterapia per le sue proprietà antibatteriche, antifungine, antispasmodiche, antiparassitarie, antifermentative e stimolanti; a dosi elevate sviluppa proprietà antiulcerosa. Questo prodotto esercita inoltre un’attività complessa sul sistema nervoso centrale, stimolando il sistema respiratorio.
Consigliato a chi presenta astenia, cistite, febbre, bronchite, enterocolite fermentativa, infezioni della pelle, micosi .
Responsabili dei suoi effetti terapeutici sono la grande quantità di principi attivi:
eugenolo e idrocarburi monoterpenici, resine, mucillagini, ossalato di calcio, zuccheri, cumarina e due sostanze insetticide: cinnzelanina e cinnzelanolo.

Zenzero

L’olio essenziale di zenzero, dalla forte nota aromatica, ha proprietà disinfettanti, corroboranti, stimolanti e soprattutto revulsive. E’ in grado di disinfettare l’intestino, stimolare la digestione e riattivare la circolazione, combattendo al tempo stesso l’astenia e l’affaticamento. L’olio essenziale si ricava dalle radici con il metodo della distillazione in corrente di vapore e si ottiene un liquido giallo paglierino con un forte profumo speziato. Lo zenzero viene impiegato nella medicina ayurvedica per ravvivare il “Sacro fuoco digestivo”. In realtà l’elemento di maggiore evidenza e degno di segnalazione è il suo marcato effetto riscaldante e dinamizzante sull’intero organismo. Lo zenzero è un forte stimolante sessuale maschile. Inoltre riduce risolutamente tutte le manifestazioni yin del corpo come l’eccessiva sudorazione fredda, l’opacità della pelle, i disequilibri circolatori e digestivi.

Azione complessiva

Riallacciandosi al discorso iniziale sulla visione moderna e antica ( e conseguente approccio ) dello stato influenzale , inizierei a esaminare il preparato EUKRIOS sotto una chiave di lettura Tradizionale.
Come abbiamo visto, secondo la Dottrina Umorale, muchi densi poco scorrevoli, ostruttivi, sostanzialmente Freddi, sono il frutto dell’Umore Flemma-acqua non fisiologico. Fino a quando esso è fisiologico, anche il muco lo è: rimane scorrevole, trasparente, non ostruttivo e protettivo; compie la sua funzione di mantenere le mucose collegate con l’esterno idratate, morbide e difese dalle aggressioni fisiche, chimiche e microbiologiche. Anche per questo motivo possiamo intuire un legame certo tra governo della Flemma e gestione delle immunità. Agli Antichi non era ovviamente nota la nostra descrizione delle difese immunitarie, ma in modi che non ci sono noti, sapevano usare sostanze e procedure che-di fatto-erano in grado di mobilitare efficacemente queste difese.
Molte piante aromatiche usate come espettoranti sono in grado anche di migliorare l’attività gastrica; possiamo rilevare come anche altre droghe, ad esempio quelle contenenti saponine e polisaccaridi, siano nel contempo espettoranti e immunomodulanti.
La Flemma si perverte a causa di due eccessi, del Freddo o del Calore; indi per cui le piante aventi un’azione riscaldante ( dato che un elemento che si aggiunge dall’esterno ad influenzare la condizione interna è il freddo legato alla stagione autunno-inverno) e riequilibrante il giusto grado di Umidità, quali quelle del composto in esame, gioveranno in caso di stato influenzale.
Difatti anche secondo la visione moderna esso è sempre associato, oltre che dalla contaminazione virale ( sulla quale avranno esito positivo la miscela di oli essenziali contenuta nel composto) a stati di eccesso di muco purulento, catarro bronchiale, otiti,sinusiti,stati febbrili e disordini intestinali.
In particolare l’Iris, prima droga descritta nella “Materia Medica” di Dioscoride ma molto poco studiata dal punto di vista farmacologico; fluidifica i muchi densi e appiccicosi, favorendo l’espettorazione,giovando alla tosse e alle affezioni polmonri.
Ripulisce lo stomaco dalla Bile gialla appiccicosa che genera le febbri.
Le virtù dell’iris si sommano alle Qualità Caldo-Secco dell’Altea e della Curcuma ( leggermente di calore più moderato) , permettendo agli Umori perversi di trovare una via di fuga, veicolandoli all’esterno attraverso la via intestinale e renale.
L’azione dell’Echinacea come adattogeno-immunistimolante con azione cortisono-simile è ormai quasi scontato descriverla.
Molto interessante ed innocua su chi la assume è l’azione degli oli essenziali che a differenza dei vaccini influenzali ha una capacità generale antiobiotica e antivirale su tutti i batteri e i virus; certo non distruggendoli ( in particolar modo più per i virus che per le cariche batteriche) ma diminuendo la loro capacità replicativa al di la della variazione genetica del Virus incriminato.

Il composto è quindi indicato in caso di:

  • Prevenzione stati influenzali
  •  Integrazione durante gli stati influenzali
  • Bronchiti
  • Raffreddori persistenti
  • Tossi sia grasse che secche
  • Coliti intestinali
  • Meteorismo intestinale associato a scariche maleodoranti
  • Otiti
  • Sinusiti
  • Gonfiore gastrico

Associazioni

Prevenzione stati influenzali : associare cpr di Rosa Canina e perle fegato merluzzo.
Integrazione durante gli stati influenzali: valutare il soggetto
A) se c’e febbre: tm di zenzero
B) dolore alla testa: cpr Cannella e zenzero + Spirea

Bronchiti: associare gemmo- derivati in base ai soggetti
—–Se allergico Ribes Nigrum
—–Se molto flemmatico cpr cannella e zenzero + mg alnus glutinosa
—–Se riguarda anche le prime vie aeree mg di carpinus e betula pubescens

Raffreddori persistenti associare: cpr cannella e zenzero
Tossi grasse : tm di enula+ginepro
secche : tm di grindelia composta
Coliti intestinali associare : fermenti euvita + tm melissa o tm camomilla composta
————- In soggetto flemmatico aggiungere mg alnus g.
————– in soggetto bilioso mg acer+tilia
Meteorismo intestinale associato a scariche maleodoranti associare fermenti euvita + mg juglans regia
Otiti associare tm di zenzero +mg di ribes nigrum
Sinusiti associare tm di canella e zenzero
Gonfiore gastrico associare mg di ficus carica
Acne purulento associare mg juglans regia

Posologia

Per tutto ciò che è legato alla prevenzione il dosaggio e pari a 6 cpr al dì da somministrare dopo i pasti principali (2+2+2) oppure 3 al mattino e 3 alla sera.
Per le altre indicazioni il dosaggio deve essere stabilito dall’erborista in base al soggetto.
Non somministrare in gravidanza ed allattamento e a bambini sotto i 6 anni.
Non somministrare in caso di allergia ad una delle componenti ( aggreganti inclusi).

BIBLIOGRAFIA
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S.Sala-M.Stenico-D.Spasiano-L.Miori – Manuale di Aromotecnica. 2000 Zuccari
Ellen Breindl – l’erborista di DIO, Santa Ildegarda mistica medievale. 1989 edizioni Paoline.
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Rivista “ L’erborista” ottobre 2006 ,rubrica erboristeria tradizionale; Tecniche Nuove.
Martin, P (Jun 2006) 2,500-year evolution of the term epidemic . Emerg Infect Dis 12 Hippocrates; Adams, Francis (transl.). Of the Epidemics. 400 BCE. URL consultato il 2006-10-18.
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Zambon, M (Nov 1999) Epidemiology and pathogenesis of influenza. . J Antimicro
Bezzi A. Aiello N., 1997 – Coltivazione e mercato del giaggiolo in Italia. Erboristeria Domani n. 3.
Luigi Giannelli, medicina tradizionale mediterranea. Tecniche nuove

FIENO GRECO

90 compresse da 500 mg. di cui 240 mg. polvere di Fieno Greco + 160 mg. di estratto secco.

Rapporto D:E=4:1.

Eccipiente nell’estratto secco: maltodestrine in luogo del lattosio.

Azione fisiologica: La droga, costituita dai semi, è nota ed utilizzata sin dall’antichità; è descritta da Dioscoride, ad esempio, nella sua “Materia Medica” – I° sec. d.C. per ben due volte: nel I° Libro, Cap. 43° e nel II° Libro al Cap. 93°, vers. Mattioli; Galeno lo descrive nel suo celebre “Le virtù dei semplici medicinali” al Libro VIII°; è poi ricordato da tutti i più grandi medici Arabi, come Mesuè, Razes, Avicenna e in tutti gli erbari medievali e tardo-rinascimentali dell’Occidente.
Nell’antichità era impiegato prevalentemente nell’uso esterno, per dermatosi o per gli ascessi e nell’uso interno è celebrato soprattutto per la sua benefica azione azione a livello intestinale..
I principi attivi della pianta, che sono veramente una moltitudine, possono essere divisi in vari gruppi:
Saponosidi steroidici furostanici (vale a dire che all’attacco tra lo zucchero del glicoside e la struttura steroidica vera e propria, si trova un nucleo furanico), come i trigofenosidi da A a G; furanostantrioli, diosgenina, yamogenina; vi si trova anche la fenugrecina, che è il 3-peptide della diosgenina;
Steroli liberi: sitosterolo, colesterolo;
Falvonoidi: vitexina, saponaretina, omoorientina;
Olio essenziale, contenente il 3-idrossi-4,5-dimetil-2 (5H)-furanone, che impartisce alla droga il suo odore caratteristico;
La N-metilbetaina dell’acido nicotinico, detta trigonellina;
Polisaccaridi, che formano le mucillagini tipiche della droga e che sono costituiti prevalentemente da galattomannani;
Proteine (è una leguminosa, quindi queste sostanze costituiscono una parte quantitativamente importante della droga);
Lipidi; i semi del Fieno Greco contengono una notevole quantità di olio grasso, ricco di acidi grassi poliinsaturi (linoleico: dal 33,7% al 42%; linolenico: dal 13,8% al 21,5%), tocoferoli e pigmenti carotenoidi.
Poter una droga così ricca di sostanze attive e quindi dotata di un così ampio spettro di azione, rappresenta una risorsa fondamentale per la pratica erboristica e fitoterapica.
I saponosidi steroidici possiedono una importante azione sul sistema endocrino; ad essi è da attribuirsi un effetto anabolizzante ma scevro da effetti collaterali, impiegabile ad esempio da coloro che, come molti atleti e cultori di “body-building” , vogliono aumentare la massa muscolare, evitando l’impiego di anabolizzanti proibiti e/o pericolosi; l’azione anabolizzante degli steroidi si somma a quella nutrizionale delle proteine e dei grassi nobili che la droga contiene, ottimizzando l’assorbimento e l’utilizzo di questi preziosi nutrienti. Ripetiamo che l’impiego di questa droga può far evitare l’impiego dei “cocktail” pericolosi spesso di largo uso presso certi centri atletici.
Il complesso dei vari principi attivi conferisce poi alla droga una buona azione ricostituente (c’è chi lo ha definito una sorta di “Pappa Reale vegetale”, anche perché conferisce, oltre ad un elevato tono fisico, una elevata azione neurotonica.
L’assorbimento dei nutrienti viene poi intensifica in generale ed è molto utile quando si ha a che fare con soggetti depauperati ed astenici, come bambini durante la crescita o lo studio o lo sport, donne durante la gravidanza, anziani debilitati e smagriti.
Il Fieno Greco possiede inoltre una notevole azione ipoglicemizzante, agendo sul pancreas endocrino.
E’ galattogeno, dato che favorisce la secrezione di prolattina in modo indiretto, attraverso una stimolazione ipofisaria; attraverso questa azione si ha anche una blanda stimolazione uterina.
E’ un antiossidante e favorisce tutti i processi di recupero e di riparazione organica.
A livello delle mucose gastronteriche agisce come cicatrizzante e riparativo su danni e lesioni a loro carico.
Sul sistema cardiocircolatorio agisce come blando stimolante cardiaco, con una azione cronotropa positiva e a livello del Sistema nervoso autonomo come lieve parasimpaticomimetico. Associazione con Guaranà, Gin-seng, Eleuterococco.
Grazie alla sua azione equilibrante nei disturbi della nutrizione, favorisce l’aumento di peso, qualora vi sia la necessità.
Stimola anche l’attività pancreatica esocrina e migliora in generale la digestione e l’assimilazione dei cibi;
complessivamente è un ottimo stimolante, tonificante e ricostituente, conseguentemente all’attivazione di tutti i processi vitali dell’organismo di cui aumenta il tono fisiologico : si raccomandano quindi nelle anemie, negli stati di denutrizione, nelle convalescenze prolungate e nella gracilità infantile. Associazione con MG di Abies pectinata, Betula pubescens, Rosa canina, Tamarix gallica, Ficus carica.
I C-flavonoidi conferiscono una azione diuretica, con il concorso degli steroidi che possiedono un effetto anti-ADH .
Buon ultimo, la fenugrecina inibisce la replicazione di alcuni gruppi virali, tra i quali i virus erpetici (Herpes zoster , labiale e analoghi); associazione con Echinacea, Uncaria, Iperico.
In molte regioni del mondo, soprattutto in Oriente, il Fieno Greco è impiegato nei disturbi epato-biliari, in quelli renali ed in quelli genitali, sia femminili che maschili. Tra l’altro è uno degli ingredienti principali del curry.
Lo si può quindi considerare un rimedio d’elezione soprattutto nelle malattie metaboliche (iperglicemia, ipercolesterolemia ed altre dislipemie) – Associazioni raccomandate: Carciofo, Gymnena, Garcinia.
Ne è stato raccomandato l’uso come espettorante ed emolliente nelle tossi e nelle bronchiti; sperimentazioni cliniche su pazienti affetti da tubercolosi, hanno evidenziato sia un miglioramento delle funzioni respiratorie che un miglioramento dello stato generale, del tono sia fisico che psichico ed un effetto ricostituente (associazione con il MG di Viburnum lantana).
E’ stato osservato anche un certo effetto euforizzante, antidepressivo e di miglioramento dell’umore (associazione con l’Iperico).
Buon ultimo, la sua azione sul miglioramento dell’assorbimento dei nutrienti, ne fanno un buon coadiuvante nel trattamento dell’osteoporosi (associazione con Dolomite ed Equiseto).

Modalità d’uso: 3 compresse al mattino a digiuno, 2 compresse prima di pranzo.

FINOCCHIO

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di polvere di Finocchio con aggiunta di olio essenziale di Finocchio BIO.

Azione fisiologica: droga considerata semplice, quasi banale, secondo la visione moderna; nelle antiche Farmacopee era classificato tra i Semi Caldi Maggiori, insieme ad altre Ombrellifere (potevano essere Quattro o Cinque, a seconda degli Autori, ma il Finocchio ci si trovava sempre: Finocchio, Anice, Carvi, Apio oppure Finocchio, Anice, Carvi, Sedano, Prezzemolo – ciò avvenne quando si ingenerò l’incertezza sulla reale identificazione dell’Apio – anche esso descritto da Dioscoride e da Galeno – dato che secondo alcuni Autori l’Apio era il Sedano e secondo altri il Prezzemolo; quindi tra il XVI° ed il XVII° secolo, nell’incertezza furono inseriti ambedue). Seme Caldo Maggiore per eccellenza, il Finocchio era indicato soprattutto per stimolare l’attività gastrica, per espellere o dissolvere o inibire la formazione dei gas intestinali; inoltre era indicato per rendere fluida ed espellere la “Flemma” perversa, vale a dire per fluidificare ed eliminare muchi e catarri vischiosi a vari livelli, soprattutto bronchiale ma anche intestinale e genito-urinario (coliti mucose, catarri uretrali e vaginali, e simili).
I suoi costituenti principali sono: olio essenziale (fino all’8%, contenente anetolo, fencone, estragolo, limonene, canfene, alfa-pinene, aledide anisica, gamma-terpinene.); flavonoidi (quercetina, rutina, isoquercitrina, apiina); cumarine (umbelliferone, bergaptene, psoralene, scoparone, seselina, imperatorina, xantotoxina, marmesina); contiene inoltre un olio grasso (trigliceride), alfa-amirina, mannitolo, vanillina (che contribuisce all’aroma), proteine e vitamine.
L’ olio essenziale di Finocchio è un ottimo fluidificante ed espettorante dei muchi viscosi efficace ma privo di effetti collaterali, tant’è vero che – alle dosi opportune – può essere somministrato anche ai bambini.
Possiede inoltre una potente azione galattogena e galattogoga, che probabilmente è correlata ad una stimolazione ipofisaria,
come avviene per il Fieno Greco (con il quale si può associare).
Ma l’azione di maggior rilievo è sicuramente quella a carico del sistema digerente: a livello gastrico stimola in modo fisiologico sia la secrezione che la motilità, favorendo l’appetito (preso prima dei pasti) che la digestione ( preso a fine pasto, magari accompagnato da poca acqua ben calda); possiede una importante azione spasmolitica sulla muscolatura liscia sia gastrica che intestinale, giovando sugli stati contrattivi dolorosi di tutto il tubo digerente; a livello intestinale possiede una importante azione carminativa ed antimeteorica, attraverso le quali in parte evita la formazione dei gas intestinali bloccando i processi fermentativi, in parte ne favorisce l’eliminazione ed in parte – grazie alla detta azione spasmolitica – riduce le contrazioni, i gonfiori e gli stati congestizi pelvici che a questi fenomeni sono correlati.
Associazioni raccomandate: soluz. Idrolacolica di Melissa, di Meliloto, di Camomilla, di Carvi, di Anice; con MG. Di Ficus carica (stomaco), Vaccinium vitis idaea (intestino), Tilia tomentosa (somatizzazioni).

Modalità d’uso: 1-2 compresse prima dei pasti (per i disturbi gastrici), dopo i pasti (come carminativo e spasmolitico).
Lontano dai pasti (anche 3 volte al giorno) per favorire la montata lattea nelle nutrici.

FUCUS

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco acquoso.

Titolo: 0,2% in iodio
Eccipienti nell’estratto secco : maltodestrine in luogo del lattosio.

Il Fucus vesicolosus è un’alga marina (del gruppo delle Alghe brune) che vive lungo le coste dell’atlantico dalla Groenlandia all Manica; si estende fino alle isole Canarie che costituiscono il suo limite meridionale.
Azione fisiologica: L’azione per la quale è cercata ed utilizzata oggi, è sicuramente quella legata alla presenza nella droga di una rilevante quantità di Iodio che vi si trova, sia in forma inorganica che legato a proteine. Tale elemento che viene facilmente assorbito nel tratto intestinale, possiede uno spiccato organotropismo per la tiroide, dove viene introdotto negli ormoni tiroidei (triiodotironina e tiroxina). Tali ormoni esercitano una intensa azione stimolante il metabolismo basale e l’uso della droga è quindi precipuamente indicato nei trattamenti dimagranti. E’ stato usato con successo nel trattamento del “gozzo” da ipotiroidismo, quando legato alla carenza di Iodio. L’ Arsenico, presente in tracce, concorre alle modifiche metaboliche, interferendo con i processi di utilizzo delle sostanze alimentari ad alto potere calorico. Complessivamente, rappresenta uno dei presidi sui soggetti sani ma obesi o comunque sovrappeso.
Naturalmente la droga ed i suoi derivati ad elevata concentrazione sono controindicati nei soggetti affetti da ipertiroidismo, da tiroidite ed in tutti i disturbi della ghiandola per i quali non si prevedono gli effetti di una assunzione sistematica di Iodio.
In realtà la sua composizione è molto complessa ed il suo uso sarebbe giustificato in molti altri problemi.
Contiene difatti, oltre alla parte minerale (Iodio, come abbiamo detto, sia inorganico che legato alle proteine dallo 0,1 allo 03%, ma anche Bromo, Arsenico, Magnesio, Sodio, Potassio ed innumerevoli altri elementi in tracce, contiene polifenoli (floroglucinolo e suoi glucopolimeri, detti “fucoli”), steroli (fucosterolo), tetraterpeni (fucoxantina), poliidrossifenileteri (foretoli), floro-tannini ad alto peso molecolare; esteri diglicerici sulfurilglicosilici, sulfonilglicosilici e fosfonilglucosilici; mucopolisaccaridi (algina, fucoidina, laminarina); ossi-idrossi-lipidi polari.
I mucopolisaccaridi possiedono un interessante effetto a carico del sistema immunitario, inducendo la modificazione dei linfociti. I metaboliti dei derivati solforati possiedono sia una azione mucolitica, quando si formano, e mentre vengono espulsi per via renale, concorrono coi flavonoidi ad un incremento dell’azione diuretica.
I floroglucinoli ed i polifenoli, possiedono una netta azione antibiotico-simile su vari ceppi batterici.
La componente polisaccaridica conferisce una azione lenitiva e blandamente lassativa; a livello intestinale e nel tratto gastro-enterico, tale componente, unita a quella tannica e flavonoidica, esercita una importante azione anti-infiammatoria.
Infine, grazie alla varietà ed alla quantità della componente minerale, la droga costituisce un ottimo integratore di questa componente.
Associazioni – con Garcinia, Ananas, Dolomite, Equiseto, soluzioni idroalcoliche di Pilosella, Tarassaco, Linfa di Betulla.
Per il suo contenuto in iodio viene consigliato nel trattamento del gozzo e dell’obesità.
Stimola infatti blandamente la tiroide accelerando i processi metabolici legati allo smaltimento dei grassi in eccesso.E’ peraltro ricca di mucillagini e alginati ad azione blandamente lassativa e depurativa.

Modalità d’uso: 1 compressa al mattino a digiuno e 1 compressa prima di pranzo.

GARCINIA CAMBOGIA

60 compresse da 400 mg. contenenti 300 mg. di estratto secco al 60% di Acido Idrossi-citrico.

Azione fisiologica: Questa è una di quelle droghe di recente introduzione nella nostra area geografica, dato che cresce spontanea in una vasta area dell’Oriente (India meridionale, Indocina, Filippine, etc.).
Ha avuto subito un enorme successo, in parte perché è risultata attiva in casi ove altre piante non avevano dato significativi risultati o non potevano essere utilizzate, in parte perché alcuni autori e – soprattutto – alcune aziende, la hanno fatta divenire “alla moda”. Dato che la pianta viene proposta come coadiuvante nel trattamento dell’obesità e nelle diete dimagranti, è subito apparsa interessante come alternativa alle fonti di Iodio tireo-stimolanti (leggi Fucus ed altre alghe) per i soggetti che queste fonti non possono utilizzare (soggetti affetti da ipertiroidismo, da tiroidite, da intolleranza allo Iodio o ai derivati alginici e così via).

Azione fisiologica: L’azione che ci interessa in questa pianta è legata alla presenza di una sostanza che in natura è piuttosto rara (l’acido idrossi-citrico), anche se vi si trovano molte altre sostanze utili all’economia organica (flavonoidi, vitamine, sali minerali, etc.). In commercio si trovano degli estratti secchi ricchi in acido idrossicitrico, che per renderlo più stabile viene salificato con Calcio; come sale di Calcio non solo è più stabile, ma ne viene favorito l’assorbimento. Il meccanismo d’azione si esplica sostanzialmente attraverso due vie: una metabolica ed una neurale, che alla prima è connessa. L’ acido idrossi-citrico interferisce con i meccanismi enzimatici che portano alla sintesi degli acidi grassi a partire dai precursori glucidici (zuccheri assimilabili). L’ eccessiva assimilazione di zuccheri ad alto potere calorico, soprattutto nei soggetti a metabolismo basale ridotto o sedentari, porta ineluttabilmente all’incremento dei depositi adiposi, attraverso quel meccanismo si sintesi degli acidi grassi, con il quale l’acido idrossi-citrico interferisce.
I glucidi liberi, non inviati verso le linee metaboliche consuete, vengono indirizzati verso le linee enzimatiche che portano alla sintesi del glicogeno, che rappresenta una fonte di riserva di “utilizzo rapido” alternativa a quella adiposa (che è invece una riserva per l’ “utilizzo lento”, non immediato); il glicogeno è un polisaccaride (si tratta di un polimero del glucosio che presenta analogie con altri polimeri di origine vegetale, come la cellulosa e l’amido) che si deposita soprattutto nei muscoli e nel fegato, organi che necessitano di depositi energetici di pronto utilizzo.
Come effetto collaterale – non sgradito – si ha anche una interferenza con la sintesi del colesterolo endogeno e con la produzione di trigligeridi circolanti nel flusso ematico: è quindi una droga che èutile nel trattamento delle dislipemie.
La incrementata sintesi del glicogeno attiva una catena di “chemio-messaggeri” che vanno a colpire recettori neurali a livello centrale e che bloccano i centri del senso della fame e attivano quelli della sazietà. Questo fenomeno è interessante, in quanto, mentre non ci sono limiti ai depositi adiposi, i depositi di glicogeno sono invece sottoposti a rigorosi vincoli quantitativi e non possono superare determinate quantità, sia nei muscoli che nel fegato.
Ricapitolando, il meccanismo d’azione della droga, legato alla presenza dell’acido idrossi-icitrico, attiva un doppio effetto, uno metabolico, sul blocco della sintesi degli acidi grassi, che andrebbero ad incrementare i depositi adiposi ed uno nervoso, inibendo i centri della fame a livello centrale, dato che le materie ad alto tenore calorico vengono “deviate” verso la sintesi del glicogeno.

Associazioni: Nei soggetti senza problemi tiroidei, al Fucus; in questi ed in tutti gli altri, all’Ananas, alle soluzioni idroalcoliche di Pilosella e di Tarassaco, al gemmoderivato di Frassino, alla Linfa di Betulla.

GINKO BILOBA

60 compresse da 500 mg. di cui : 380 mg. di polvere di Ginkgo biloba
20 mg. di estratto secco titolato al 24%

Eccipienti: maltodestrine in luogo del lattosio anche nell’estratto secco.

Azione fisiologica: L’uso moderno della droga è nato dall’osservazione del suo impiego millenario nelle medicine tradizionali orientali (la Cinese in particolare); la droga è costituita dalle foglie della pianta, che è un albero appartenente al più grande gruppo delle Gimnosperme e rappresenta una sorta di “fossile vivente”; in realtà la specie si sarebbe estinta da millenni, se – pare – la sua esistenza non fosse stata rigorosamente protetta da una amorevole protezione e coltivazione nei giardini della nobiltà cinese più antica. Tra il XVIII° ed il XIX° secolo alcuni esemplari furono importati in Europa, ove essa si è adattata e naturalizzata di buon grado ed è relativamente facile trovarla nei parchi, nei giardini e lungo i viali.
Le azioni fondamentali della droga, sulla membrana cellulare e sulla microcircolazione, sono legate alla presenza di un magnifico “cocktail” di sostanze attive, che ne fanno un presidio indispensabile per molti trattamenti erboristici.
Contiene: glicosidi flavonoidici (3’-O-metilmiricetin-3-ramnoglucoside, isoramnetol-3-O-rutinoside, siringetin-3-O-rutinoside, ed altri minori); bisflavonoidi amentoflavonici (ginkgetolo, isoginkgetolo, bilobetolo); diterpeni lattonici (ginkgolidi A, B, C); sesquiterpeni lattonici (bilobalide); acido ginkgolico e idrossiginkgolico; ginkgolo; bilobolo; acido 6-idrossikinurenico.
Abbiamo accennato all’azione sulle membrane cellulari, che è operata dai bisflavonoidi, stabilizzandole e bloccando la perossidazione lipidica e la formazione dei radicali liberi. I ginkgolidi inibiscono il fattore di attivazione piastrinica (PAF), riducendo il rischio trombotico; tali sostanze riducono anche il rischio del broncospasmo nei soggetti allergici.
E’ stata rilevato inoltre un incremento della regolazione vasomotoria associata ad una riattivazione della funzionalità adrenergica (vale a dire che le terminazioni nervose simpatiche che regolano la funzionalità cardiaca e quella relativa alla regolazione del diametro dei vasi arteriosi, rispondono meglio).
Elementi dei vari gruppi di sostanze attive (in particolare i flavonoidi e i diterpeni lattonici) si legano alle pareti dei microvasi e delle vene, un po’ come l’eparina a bassi dosaggi, favorendo la microcircolazione anche a livello delle strutture venose oltre che sulle arteriose.
I derivati del Ginkgo sono quindi i presidi d’elezione per tutti i disturbi della circolazione cerebrale, soprattutto quella legata alla microirrorazione; possiede una azione protettiva e curativa sulle forme ischemiche e trombotiche e nelle vasculopatie periferiche, sia arteriose che venose e che tendono a formare edemi, ad esempi agli arti inferiori.
Giova grandemente nei disturbi otologici, sia di origine circolatoria (ronzii, tinnito e simili), sia di origine infiammatoria (il Ginkgo possiede uno specifico tropismo per l’apparato auricolare), favorendo l’azione di altri presidi con attività anti-infiammatoria generale, come l’Echinacea, ad esempio.
E’ utile inoltre negli spasmi bronchiali ed intestinali, anche su soggetti allergici e quando sia coinvolta la regolazione neuro-vasale.
I flavonoidi del Ginkgo incrementano il drenaggio biliare, favorendo la diminuzione dell’ipercolesterolemia e di altre dislipemie. Gli estratti totali hanno inoltre interessanti proprietà spasmolitiche sulla muscolatura liscia della vescichetta biliare, del coledoco e dell’intestino. Buon ultimo, è stata riscontrata una interessante azione che possiamo definire “cosmetica”, dato che la droga regolarizza la secrezione sebacea, soprattutto in pelli devitalizzate e secche.

Associazioni: le piante con le quali il Ginkgo lavora meglio in “team”, sono sicuramente il Cipresso ed il Biancospino, il Tiglio ed il Meliloto, soprattutto assunti in soluzione idroalcolica; “squadre” di grande successo sono quelle che forma con la Centella, con il Gin-Seng e con l’Astragalo; la migliore associazione per chi vuole potenziare a dismisura le proprie potenzialità intellettuali e di concentrazione è quella che mette insieme Ginkgo, Gin-seng o Eleuterococco, Astragalo e Lecitina di Soja.
Nei disturbi otologici, è ottima l’associazione con MG di Ribes nigrum e Carpinus betulus, con l’Echinacea in varie forme, con le compresse di Ananas.

Modalità d’uso: 2/3 compresse al giorno lontano dai pasti.

GINSENG

60 compresse da 400 mg. di cui 100 mg. di estratto secco ad alto titolo, ottenuto da radici centrali.
200 mg. di polvere ginseng rosso titolato

Titolo E.S. : 14% in ginsenosidi Rg1.

Azione fisiologica:  Come abbiamo visto per l’Astragalo, il Gin-Seng è una pianta largamente utilizzata nella tradizione medica cinese; come l’Astragalo “crea il Qi”, così il Gin-Seng lo mobilita e lo fa circolare; lo si somministra quindi – tradizionalmente – ha chi ha problemi non tanto di “povertà di energia”, ma di incapacità di utilizzarla.
Dal punto di vista moderno, le sue azione sono legate alla presenza di un ricco complesso di principi attivi; i più importanti, rilevati e studiati, sono i gingenosidi, classificati in due gruppi, il gruppo dell’ oleano (Ro), del dammarano (gingenosidi Ra, Rb1, Rb2, Rb3, Rd, Re, Rf, Rg1, Rg2, Rg3, Rh1, Rh2; a loro volta nell’ambito del gruppo del dammarano ci sono quelli propanadiolici – Rb1, Rb2, Rb3, Rc, Rd – e quelli propanatriolici – Re, Rf, Rg1, Rg2, Rh1); l’interesse di questa sottodivisione sta nel fatto che i glicosidi dammaranici propanatriolici possiedono attività stimolante, mentre i propanadiolici la possiedono sedativa.
La droga contiene poi sostanze estrogeniche (estriolo, estrone, beta-estradiolo), amminoacidi, tra i quali prevale l’arginina, acidi organici (citrico, fumarico, malico, succinico), fitosteroli (campesterolo, beta-sitosterolo, stigmasterolo), praticamente tutte le vitamine del gruppo B (1, 2, 3, 5, 6, 8, 9 e perfino la rarissima – nel mondo vegetale – 12), la C e la E (tocoferoli); contiene poi tracce di olio essenziale (che conferisce alla droga il grato odore legnoso-dolce-aromatico), della colina e degli zuccheri; possiede inoltre un bel “corredo” di minerali ed oligoelementi (Alluminio, Rame, Potassio, Arsenico, Ferro, Silicio, Calcio, Magnesio, Vanadio, Cobalto, Manganese, Zinco, Fosfati).
La droga viene proposta soprattutto come tonico generale, ma soprattutto come neurotonico, in quanto – rispetto all’Eleuterococco – ottimizza soprattutto le prestazioni intellettuali, come la memoria e la capacità di concentrazione; migliora tuttavia anche le prestazioni fisiche, soprattutto come “adattogeno”, termine che indica la capacità di conferire all’organismo umano ed animale la possibilità di resistere meglio a tutti i tipi di stress, fisici e psichici (grandi escursioni termiche, condizioni estreme di caldo e di freddo, affaticamento ed astenia, postumi di traumi e di sforzi rilevanti, convalescenze, preparazione per importanti impegni sportivi, gravi sollecitazioni psichiche, depressione, dispiaceri, ansia, e così via.). Ovviamente una droga che agisce in modo così rilevante sulle condizione estrreme può essere usata con vantaggio, a dosi abbastanza basse, per i nostri sforzi quotidiani. Viene ad essa attribuita anche una buona azione afrodisiaca.
Nei soggetti che non rispondono al trattamento con Gin-Seng, è indispensabile associarne la somministrazione a quella di Astragalo; in effetti i soggetti “poveri di Qi”, secondo l’ottica cinese, devono essere preparati all’uso del Gin-seng con il “creatore di Qi” (che è appunto l’Astragalo).
E’ nota, infine, una azione immunomodulante ed immunoattivante degli estratti di Gin-seng.
Altre associazioni: con i gemmoderivati di Ribes nigrum, di Rosmarinus officinale, di Sequoia gigantea e Betula verrucosa semi, con l’Echinacea in compresse o in soluzione idroalcolica; in alcuni casi può essere associato a droghe eccitanti come il Guaranà, mentre nei casi di soggetti ipereccitabili, esso va assunto al mattino ed alla sera vanno somministrate droghe ad azione rilassante o sedativa (soluzione idroalcolica di Melissa, di Meliloto, di Papavero rosso, compresse di Escolzia o di Escolzia, Papavero rosso e Passiflora). In alcuni casi, in soggetti depressi e stressati, si può assistere ad un effetto che alcuni definirebbero paradosso, nei quali la semplice assunzione di Gin-seng provoca e favorisce il sonno serale.
Ricapitolando, lo si propone come tonico, ricostituente, stimolante, per aumentare la resistenza al freddo e alla fatica, per incrementare la memoria e la concentrazione mentale, il rendimento atletico e stimolare l’attivazione della risposta immunitaria, ma anche per migliorare l’umore ed il comportamento in soggetti depressi.

Modalità d’uso: 1 compressa al mattino a digiuno, 1 compressa prima di pranzo.

GINSENG – OLIO DI GERME DI GRANO – ELEUTEROCOCCO

60 capsule contenenti : 50 mg. di Estratto secco di Ginseng (Indena) titolato al 14% in ginsenosidi Rg1, ottenuto esclusivamente dalle radici centrali del Ginseng; 290 mg. di Olio di germe di grano ottenuto da spremitura a freddo; 50 mg di estratto secco di Eleuterococco 0,8% ( produzione Indena )

Azione fisiologica: E’ una classica miscela di sostanze naturali con azione tonica, ricostituente, stimolante. Migliora la risposta dell’organismo ai vari stress : viene infatti consigliata per come rinvigorente per sportivi, come stimolante immunitario nei vari casi di deperimento e indebolimento organico, per migliorare il rendimento scolastico.
In realtà, questa “squadra” contiene tutti i “pezzi da novanta” della ricostituzione organica, dal punto di vista strettamente fisico che neurale. Il Gin-seng, come abbiamo visto, è una droga potentemente neurotonica, fa circolare le nostre energie ci mette in condizioni di affrontare – quasi – senza danno, stress ed estreme condizioni e inoltre stimola le difese immunitarie; l’olio di Germe di Grano è una fonte primaria di vitamine liposolubili (A, E, F), a dosaggi moderati ma altamente assorbibili, efficaci e naturalmente equilibrate tra di loro.

Modalità d’uso: 2/3 capsule al mattino a digiuno.

GLUCOMANNANO

60 compresse da 400 mg. di cui 250 mg. di glucomannano.
La droga è costituita dalla frazione polisaccaridica purificata delle radici di una aracea, l’Amorphophallus konjak; tali polisaccaridi, sono detti appunto “glucomannani”, dato che i monomeri glucidici sono rappresentati dal glucosio e dal mannosio. La particolare struttura del biopolimero lo rende inattaccabile agli enzimi digestivi, ma non gli impedisce di assorbire acqua e formare masse geloidi, soprattutto al livello del tratto intestinale.
La massa geloide possiede alcune interessanti proprietà: 1 – nel rigonfiarsi, attiva i recettori pressori che si trovano nella parete dell’intestino, stimolando fisiologicamente la peristalsi e quindi l’alvo; 2 – forma uno strato mucoide ad azione emolliente ed antiinfiammatoria, che quindi agisce positivamente sulle mucose infiammate e/o ulcerate; 3 – lo strato mucoide, che tende a rivestire, in modo instabile, le pareti intestinali, inibisce in buona misura l’assorbimento di nutrienti, soprattutto quelli ad elevato potere calorico, come zuccheri e grassi, riducendo di fatto l’apporto calorico complessivo, a parità di introduzione alimentare (vale a dire che mangiando le stesse cose, viene ridotto l’apporto nutrizionale e calorico).
Queste azioni combinate rendono il Glucomannano indispensabile nelle diete dimagranti, nelle coliti infiammatorie ed ulcerose, nelle dislipemie (ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, etc.) ed in altre turbe del metabilismo (ad esempio anche nel diabete).
Inoltre, la tendenza del biopolimero a formare masse geloidi anche a livello gastrico, provoca un gradevole effetto di sazietà togliendo il senso di fame, che tanto influisce nella formazione del soggetto obeso.
Il glucomannanno, in tutto il tubo digrente, rigonfiandosi e creando un velo mucoide intorno alle particelle di cibo, ostacola l’azione degli enzimi digestivi; tale azione si somma a quella limitante “meccanicamente” l’assorbimento delle sostanze
nutritive e nel ridurre l’apporto calorico.
Associazioni consigliate: compresse di Fucus, Garcinia, Ananas, Carciofo e Tarassaco, Equiseto, soluzione idroalcolica di Pilosella, di Curcuma, di Betulla, di Bardana, gemmoderivati di Linfa di Betulla, di Fraxinus excelsior, di Rosmarinus officinalis.

Modalità d’uso: 2/3 compresse prima dei pasti con un bicchiere d’acqua.

GUARANA’

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco acquoso.
Rapporto D:E=5:1 . Titolo in Caffeina 10%.
Eccipiente dell’estratto secco : maltodestrine in luogo del lattosio.

Azine fisiologica: I semi di questa pianta vengono impiegati quali stimolanti e tonici per il loro contenuto in caffeina ; la droga è comunque ricca di tannini che moderano l’effetto eccessivo della caffeina distribuendolo nel tempo attraverso una lenta cessione che ne prolunga l’azione. Secondo la leggenda, la piante nasce dagli occhi di un semidio del Pantheon indio-amazzonico: in effetti i frutti maturi, dai quali si trae il seme, somigliano a grappoli di occhi aperti e vigili.
In realtà, l’azione globale della droga è si legata alla presenza di caffeina, ma la sua funzione non è solo di tipo eccitatorio; l’uso del Guaranà garantisce una azione prolungata nell’arco della giornata, ove ad un elevato tono neurale è associata una migliore concentrazione, una vista più acuta e dei riflessi più pronti e scattanti. Se ne consiglia in ogni caso l’uso per periodi di 15-20 giorni intervallati con momentanee sospensioni di almeno 4-5 giorni. E’ opportuno assumerla al mattino, alla dose gionaliera, che va calibrata in relazione alle necessità ed alle caratteristiche individuali.
Nei soggetti ipereccitabili, nervosi e sensibili agli alcaloidi xantinici (caffeina, teofillina, teobromina, etc.), il prodotto va assunto solo in occasione di speciali prestazioni (guida di automezzi per ore, prima di gare sportive non competitive, prima di esami o prove di concorsi e simili) e sempre nella prima mattina.
Associazioni: in concomitanza ad elevate prestazioni fisiche e sportive, con Eleuterococco o Gin-seng e Astragalo; nei soggetti depressi con Iperico in varie forme e con la soluzione idroalcolica di Angelica; in tutti i casi può essere associato a dosi maggiorate di MG di Ribes nigrum, affinchè si possano sfruttare appieno le proprietà stimolanti surrenaliche di quest’ultimo.

Modalità d’uso: 1-2 compresse al mattino. 1 compressa dopo pranzo.

IPERICO

60 Compresse da 500 mg. di cui 400 mg. di estratto secco.

Azione fisiologica: Da millenni (sono descritte le proprietà della pianta e di un certo numero di varietà e specie affini, nella “Materia Medica” di Dioscoride, che – come è noto – nel I° sec. d.C. raccoglie le conoscenze farmacologiche di area mediterranea risalenti a loro volta ad epoche ancora precedenti) la droga è utilizzata per il suo straordinario potere cicatrizzante ed antiinfiammatorio nell’uso esterno. In realtà molti dei sinonimi greci della pianta fanno riferimento a queste eccezionali proprietà: “androsaemon” (= sangue umano), “corion” (= cuoio, ma per estensione la superficie cutanea) ed anche “chamaepytin” (= che somiglia al Pino – per l’odore resinoso, legato alla presenza di pineni nell’olio essenziale).
In epoche recenti, con le modalità tipiche della scienza moderna, tutte le proprietà attribuite dagli antichi alla pianta sono state confermate e con dovizia di dati farmacologici e clinici.
Ma non basta; agli inizi degli anni ’80, sono state evidenziate altre interessanti proprietà nell’uso interno della droga e dei suoi derivati ricchi (o arricchiti con particolari tecniche estrattive) di un particolare gruppo di principi attivi (i derivati naftodiantronici).
La droga contiene una varietà di sostanze attive che concorrono alle sue meravigliose virtù:
derivati naftodiantronici in forma glicosidica, che possono raggiungere una concentrazione che va dal 0,1 al 0,3% (ipericina, pseudoipericina, isoipericina, protoipericina); flavonoidi (anche questi in elevatissima concentrazione: dal 0,5 all’ 1%, come l’iperoside, il rutoside, la I 3,II 8-biapigenina – biflavone); modesta ma significativa concentrazione di un olio essenziale (2-metilottano, n-nonano, n-undecano, pineni, cariofillene, umulene, ottanale, decanale ed altri componenti minori); prenilfloroglucinoli (3%, soprattutto come iperforina); tannini catechici (che raggiungono concentrazioni dall’8 al 12%);
flobafeni, steroli, triterpeni.
L’ ipericina isolata o in estratti altamente purificati, ha mostrato una rilevante azione IMAO (inibitrice delle monoaminoossidasi A e B); vale a dire che essa inibisce una importante attività enzimatica, cioè quella che porta alla degradazione di quelle che vengono in chimica farmaceutica definite “monoamine” e cioè le catecolamine (adrenalina e nor-adrenalina) e la serotonina, che è uno dei principali mediatori chimici responsabili di molte funzioni neurali.
L’effetto finale è antidepressivo e di netto miglioramento dell’umore; nei soggetti malinconici, depressi, introversi, ansiosi e preoccupati, l’assunzione di estratti concentrati in ipericina, può rappresentare una vera e propria “ancora di salvezza”, soprattutto se associata ad altre sostanze ad azione sinergica.
I flavonoidi possono concorrere al miglioramento dell’umore in quanto possiedono una rilevante azione diuretica e colecistocinetica, attraverso la quale si attiva la detossicazione dell’organismo; è difatti noto che lo stazionamento nel circolo sanguigno di scorie metaboliche non espulse, aggrava molte sindromi depressive ed il conseguente “cattivo umore”.
L’iperforina, prenilfloroglucinolo – analogo agli acidi floroglucinolici amari, presenti nel Luppolo – conferisce ai preparati una intensa azione antibiotico-simile su molti ceppi batterici.
La sinergia tra ipericina (ed analoghi), tannini ed alcuni componenti dell’olio essenziale garantisce l’azione cicatrizzante ed antiinfiammatoria, favorendo inoltre la granulazione e la riepitelizzazione; tale sinergia possiede anche una ottima azione antisettica, che ne permette l’impiego nell’uso esterno, in ferite, piaghe ed ustioni (che è, come abbiamo visto l’impiego più antico e tradizionale.
Ma la sinergia sopra accennata può essere vantaggiosamente sfruttata anche nell’uso interno, nel trattamento dell’ulcera gastrica e gastro-duodenale e nelle coliti ulcerose.
Recentemente è stata rilevata una importante azione multipla nel trattamento di molte forme virali (tra le quali perfino quella da HIV, che – ovviamente – rimane a tutt’oggi a livello sperimentale): i preparati a base di Iperico agiscono sia interferendo con la replicazione dell’acido nucleico virale, sia incrementando l’attività del sistema immunitario. L’ incremento dell’attività immunitaria è utilizzabile in molte altre sindromi infettive o che comunque richiedano – anche a scopo preventivo – un aumento delle naturali difese dell’organismo.
Associazioni: come antidepressivo è opportuna l’associazione alle compresse a base di Gin-seng, Eleuterococco, Astragalo, alle soluzioni idroalcoliche di Angelica, di Damiana, di Basilico, ai MG di Ribes nigrum, Betula verrucosa semi e Rosmarinus officinalis.
Nel trattamento dell’ulcera gastrica e gastroduodenale è indispensabile associare l’Iperico al gemmoderivato di Ficus carica ed alle soluzioni idrolacoliche di Condurango, Liquirizia, Consolida.
Come stimolatore immunitario è utile l’associazione con le compresse di Astragalo, di Eleuterococco, di Gin-seng, di Echinacea, di Uncaria, oppure con le loro soluzioni idroalcoliche .

Modalità di assunzione: 2 compresse al mattino e 1 al pomeriggio.

ISOFLAV

Compresse di Isoflavoni di soia con Dolomite e OE Salvia e vit D

Estratto secco di soia; Dolomite; vitamina D; olio essenziale di Salvia

1. Dolomite
La dolomite è un minerale costituito da carbonato di Calcio e Magnesio, con tracce di altri elementi, in particolare Ferro ed Alluminio. E’ una fonte di calcio, che se assunto insieme alla vitamina D, diviene biodisponibile e può essere assorbito ed entrare a far parte della matrice ossea, aumentandone la densità o riducendo la perdita di densità in caso di osteoporosi. L’accoppiamento al Magnesio rende il Calcio ancora più assimilabile.

2. Vitamina D
La vitamina D è una vitamina liposolubile assunta con la dieta o attraverso supplementi, e prodotta dal nostro organismo quando siamo esposti al sole. La vitamina D promuove l’assorbimento del calcio nell’intestino e mantiene livelli adeguati di calcio e fosforo nel sangue per favorire la mineralizzazione delle ossa e il loro modellamento da parte di osteoblasti ed osteoclasti. In caso di deficienza di vitamina D le ossa possono divenire fragili, sottili o malformate.
Assunta insieme al calcio la vitamina D aiuta a proteggere gli anziani dall’osteoporosi, aumenta la densità ossea in tutto lo scheletro, e riduce le fratture negli anziani.

3. Estratto di soia titolato al 40% in isoflavoni
Nome botanico: Glycine max (sinonimo: Glycine soja)
Famiglia: Fabaceae/Leguminosae.

3.1. Composizione
La soia contiene fino al 50% di proteine, il 25% di carboidrati e il 25% di olii grassi, comprendenti acido stearico, linoleico, e palmitico. I composti attivi della soia sono un gruppo eterogeneo di molecole chiamate fitoestrogeni, che comprende isoflavoni (vedi sotto), lignani (come siringaresinolo, secoisolariciresinolo e pinoresinolo) e fitosteroli (come beta­sitosterolo, campesterolo e stigmasterolo).
La soia contiene anche vari fosfolipidi e saponine, oltre a calcio, ferro, potassio, amminoacidi, vitamine e fibre.
Isoflavoni: la soia ed i suoi derivati sono la fonte alimentare più ricca in isoflavoni. Contengono glucosidi degli isoflavoni come genisteina e daidzeina nelle loro forme coniugate inattive, che vengono trasformate dalla flora batterica intestinale (che le idrolizza mediante delle beta-glucosidasi) in agliconi di daidzeina e genisteina. La daidzeina viene poi ulteriormente convertita dalla flora batterica intestinale in S-(-)equolo, un isoflavano fortemente antiossidante, ad attività estrogenica molto elevata e selettivo per i recettori estrogenici di tipo beta [(ER)-beta]. Probabilmente a causa di differenze individuali nella qualità e quantità della flora batterica intestinale la percentuale di conversione può variare anche di molto, e soggetti che non riescano a convertire la daidzeina in equolo potrebbero mostrare differenze individuali anche importanti rispetto agli effetti salutari dell’ingestione degli isoflavoni rispetto a quelli che invece hanno un elevato tasso di conversione. Secondo alcune stime la percentuale di “non convertitori” varia dal 30 al 50%.

3.2. Meccanismi d’azione
Gli isoflavoni della soia hanno una struttura simile a quella dell’estradiolo, e si legano ai recettori estrogenici alfa e beta (presenti nel miocardio, vascolatura, ossa, vescica). Potrebbero agire come i SERM (modulatori selettivi dei recettori estrogenici), con effetto anti-estrogenico in donne in premenopausa con normali livelli di estrogeno, e con effetto debolmente estrogenico in donne post menopausa con bassi livelli di estrogeno ematico. Hanno potenzialmente effetti molto ampli.

3.3. Indicazioni
Osteoporosi: il consumo di soia nella dieta di ogni giorno è associato alla riduzione del rischio di fratture nelle donne asiatiche, anche se l’assunzione postmenopausa non sembra portare questo beneficio. Gli estratti di soia sembrano in grado di aumentare la densità ossea o di rallentarne la perdita, se assunti per tempi prolungati, probabilmente grazie a deboli effetti estrogenici, di inibizione dell’attività degli osteoclasti e di stimolazione della proliferazione degli osteoblasti. Gli effetti positivi sulla densità ossea sono particolarmente evidenti per le vertebre lombari.
Sintomi della menopausa: la soia riduce la frequenza e la severità delle vampate in alcune donne, ma l’effetto non sembra legato esclusivamente alla presenza di fitoestrogeni, e l’assunzione deve essere di lungo termine.
Tumore alla mammella: le donne asiatiche che consumano normalmente soia nella dieta hanno una riduzione del rischio di sviluppare tumore alla mammella, probabilmente perché la consumano per lunghi periodi prima della menopausa. E’ possibile che gli isoflavoni riducano la proliferazione tumorale perché arrestano il ciclo cellulare, stimolano la morte programmata delle cellule tumorali, inibiscono la nascita di nuovi vasi e influenzano la regolazione della crescita e della replicazione cellulare. I dati epidemiologici indicano che un consumo di isoflavoni nella dieta non ha effetti positivi o negativi sul rischio di cancro alla mammella, e riduce il rischio di tumore all’endometrio e al colon retto.
Prostatiti: è possibile che gli isoflavoni siano di beneficio per la prostata a causa della loro azione estrogenica oppure come inibitori dell’azione degli androgeni.
Prevenzione delle patologie cardiovascolari: gli isoflavoni abbassano i livelli di omocisteina, inibiscono la aggregazione piastrinica e abbassano la pressione arteriosa. Modificano il profilo lipidico aumentando l’escrezione della bile, migliorando il metabolismo del colesterolo LDL e inibendo la sintesi di colesterolo. Le proteine della soia in alcuni casi riducono i livelli ematici di colesterolo LDL (-10%) e colesterolo totale (-7%). La genisteina inibisce l’ossidazione del colesterolo LDL, protegge le cellule vascolari dal danno da colesterolo LDL e previene il rimodellamento vascolare.
Diabete: la soia (132 mg di isoflavoni al giorno) sembra ridurre i livelli di insulina e di glucosio nel sangue in donne postmenopausa con diabate tipo 2.

4. Posologia
• Iperlipidemia: 1-2 compresse al giorno
• Osteoporosi: 2 compresse al giorno
• Sintomi della menopausa: 1-3 compresse al giorno
• Dolorazione al seno legata al ciclo: 2 compresse al giorno
• Diabete tipo 2: 2-3 compresse al giorno
• Ipertensione: 1-2 compresse al giorno

5. Sicurezza
L’assunzione di soia sembra sicura sia per gli adulti sia per i bambini. In gravidanza dovrebbero essere evitati i supplementi concentrati e titolati in isofavoni. L’assunzione prolungata di dosi elevate di isoflavoni (150 mg al giorno per 5 anni) potrebbero essere non indicate.

6. Combinazioni.
Prostatiti: radice di ortica, Serenoa serrulata
Sintomi della menopausa: Agnocasto composto, Cimicifuga racemosa, trifoglio.
Ipertensione: biancospino, tiglio, olivo.
Iperlipidemia: carciofo, aglio, policosanoli, te verde.

LIQUIRIZIA COMPOSTA COMPRESSE

Da estratto secco tradizionale
La liquirizia composta ha un’azione complessiva sullo stomaco riducendone gli stati infiammatori e attenuando i bruciori grazie alle seguenti piante impiegate:

  • Liquirizia: oltre che come sedativo della tosse ed espettorante, viene usata come antispasmodico e coadiuvante dei processi digestivi, per i bruciori di stomaco e le gastriti. Un derivato della liquirizia, l’acido glicirretico, è usato nel trattamento dell’ulcera.
  • Altea:le sue proprietà emollienti, decongestionanti vengono in questo caso usate per lenire le infiammazioni dello stomaco e proteggerne le mucose.
  • Fieno greco: un altro potente antinfiammatorio e cicatrizzante.
  • Angelica: i suoi principi attivi stimolano la digestione e attenua i dolori di stomacoe favorisce l’eliminazione dei gas intestinali.
  • Carvi: un antispasmodico eccellente che aiuta a lenire gli spasmi dell’apparato gastroenterico; è indicato per aerofagia, alito pesante, dispepsia e meteorismo.
  • Achillea: Spasmolitica della muscolatura dello stomaco e dell’utero; sfruttiamo la sua azione eupeptica, amarotonica, colagogo e digestiva.
  • Dolomite: non si tratta di una pianta ma di un prodotto naturale che và a contrastare l’acidità eccessiva dello stomaco.

Abbinamenti: Prima di tutto il Ficus carica in gemmoderivato, poi l’Achillea composta o il carvi composto in tintura.

MACA

“LEPIDIUM MEYENII”
60 cpr con 300 mg estratto secco da Maca BIO Perù.

La maca è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Brassicacee. Cresce spontaneamente in Perù, a 3000-4000 metri d’altitudine, resistendo alle condizioni climatiche estreme delle regioni andine, dove è coltivata dal 1600 a.C.
La parte più usata è la radice tuberiforme che per il suo elevato valore nutritivo, ricopre da sempre un ruolo importante nell’alimentazione delle popolazioni indigene e dei loro animali, costituendo tutt’oggi un componente fondamentale della dieta delle popolazioni peruviane.
Le sue straordinarie virtù nutrizionali e medicamentose erano note già agli Inca, che consideravano la maca un dono degli dei, riservato a guerrieri e sacerdoti.
Con l’arrivo dei conquistatori spagnoli, la maca fu conosciuta anche in Europa, dove fu apprezzata soprattutto per l’effetto positivo sulla fertilità e per le sue proprietà afrodisiache.
A partire dagli anni 1960-70 questa radice ha cominciato ad essere impiegata come “nutriceutico” da medici e ginecologi americani.
Di particolare interesse è il contenuto in amminoacidi essenziali: istidina(necessaria nei bambini), isoleucina, leucina, lisina, metionina, fenilalanina, treonina, valina e triptofano.
Da notare è anche la presenza degli acidi grassi essenziali ( acido oleico, linoleico ed arachidonico).
Fra i componenti biologicamente attivi vanno ricordati i glucosinolati, contenenti glucosidi solforati che si trovano anche in altre specie della famiglia delle brassicacee (ad esempio nei broccoli).
Triturando la radice, l’enzima mirosinasi, contenuto nei vacuoli della pianta, fuoriesce nel citosol della cellula, andando ad agire su tali composti e trasformandoli in isotiocianati.
Secondo l’ipotesi più accreditata, l’incremento della fertilità causato dalla maca, non sarebbe dovuto tanto ai glucosinolati, quanto alla presenza di quattro alcaloidi non ancora caratterizzati, denominati macina 1, 2, 4 e 4.
Nonostante tali divergenze, resta scientificamente dimostrato, che l’assunzione della maca è in grado di aumentare la libido e la fertilità in diverse specie animali, ed esistono numerose testimonianze, che comprovano tale azione anche nella specie umana.
Nella radice di Lepidium m. sono inoltre presenti flavonoidi, saponine, tannini, e fitosteroli: brassicasterolo, ergosterolo, ergostadienolo, campesterolo, sitosterolo, stigmasterolo e b-ecdysone. A quest’ultimo è imputata l’azione anabolizzante.
Buoni sono i risultati nei soggetti che risultano astienici, con evidenti cali di concentrazione e memoria.
Grandi risultati sono stati riscontrati nel miglioramento dei sintomi relativi alla sindrome premestruale e nei disturbi legati alla menopausa ( regolarizza la gestione degli estrogeni, colmandone le carenze e abattendone le eccedenze).
Può essere impiegata dagli sportivi in particolare per chi fa’ sport d’alta quota, contribuendo oltre che ad attenuare la stanchezza fisica a potenziare la massa muscolare.
La maca inoltre rallenta i processi degenerativi dell’invecchiamento, previene la caduta dei capelli e mantiene il grado d’idratazione della pelle e della tonicità dei tessuti.

INDICAZIONI E POSOLOGIA:
*infertilità ( in particolar modo nei soggetti sottoposti a stress): 2cpr mattina e due al pomeriggio + mg. di sequoia ,di quercus (per gli uomini) e mg. di rubus ideaus (per le donne)
*pre menopausa : 2cpr mattina e 1 cpr a pranzo + tm di agnocasto.
*menopausa : 2cpr mattina e 2 cpr a metà pomeriggio +tm di salvia composta.
*lassità dei tessuti: 2cpr mattina e pomeriggio +cpr di equiseto+mg tamarix.
*sindrome premestruale: 2cpr mattina e pomeriggio+tm di agnocasto composto (per la settimana precedente all’arrivo del mestruo), ed in caso di emicrania associare compresse di magnesio.
*astenia fisica e mentale: 2cpr mattina e pomeriggio.

CONTROINDICAZIONI E INTERAZIONI.
Benché non siano stati riscontrati effetti tossici veri e propri, esiste sempre la possibilità di rare reazioni allergiche in individui ipersensibili. È invece sconsigliato durante la gravidanza e l’allattamento.

Perle per la Memoria e la fatica intellettuale
MEMO-TAK

Perle formulate nello specifico per stimolare la memoria e l’attenzione. La formulazione contiene principi attivi che agiscono sulla fatica intellettuale e la memoria ; attività che sovrintendono l’essenza delle nostre attività di ogni genere: sia scolare che professionale, quotidiano o anche di divertimento.

Formula contenente ingredienti di qualità superiore
Dalla sinergia di principi attivi selezionati un efficacia ottimale

Età, fatica, stress, superlavoro,possono portare a disturbi nella memoria. La memoria è spesso alterata da diversi fattori che possono contribuire a una stanchezza intellettuale più o meno importante.
Per combattere questo stress intellettuale, l’organismo consuma grandi quantità di antiossidanti, che è dunque importante integrare.

IngredientePrincipio attivo
Olio di pesce friend of the seaEPA e DHA
PhosphatidylserinaPhosphatidylserina
AsthaxantinaAsthaxantina
Estratto secco di GinsengGinsenosidi
D-alpha-tocoferoloVit E
Acido ascorbicoVit C
Acido FolicoVitamina B9
Vitamina B12Vitamina B12
Citrato di zincoZinco

E’ il marchio che garantisce la migliore stabilizzazione degli oli per preservarli dall’ossidazione. L’olio di pesce di queste perle è QualitySilver.

Le vitamine e lo zinco consigliati nelle tre perle giornaliere coprono gli apporti giornalieri raccomandati dalle autorità europee.
Omega 3 EPA e DHA:
I grassi sono i principali costituenti del cervello ( 60% del peso secco ) e sono essenziali per il suo buon funzionamento. Circa il 35% di loro contiene degli acidi grassi polinsaturi a catena lunga di cui in particolare il DHA che entra nella composizione dei fosfolipidi delle membrane. Questi acidi grassi polinsaturi conferiscono così al cervello un grado di elasticità e fluidità unico. Contribuiscono altresì a proteggere dai problemi di memoria e aiutano le capacità di concentrazione.
Estratto di Ginseng:
Il Ginseng stimola il sistema nervoso e intellettuale e accresce la resistenza fisica. Migliora le funzioni di apprendimento e della memoria attraverso la sua azione diretta sul sistema nervoso centrale.
Phosphatidylserine:
Si tratta del fosfolipide più importante del cervello. Il suo ruolo è essenziale per funzionalità cellulare e nello specifico a livello della circolazione e l’informazione del cervello. Questo Fosfolipide (PS ) è fortemente implicato nell’attività del sistema nervoso e nel processo di memorizzazione.
Astaxantine:
L’astaxantina è un carotenoide dalle proprietà fortemente antiossidanti.L’astaxantina ha la proprietà di disattivare i composti reattivi ossidanti implicati nella distruzione delle membrane e dei composti cellulari.
L’attività antiossidante dell’astaxantina supera di gran lunga quella delle vitamine E e C.

Bibliografia:
REFERENCES
Martha Clare Morris, Denis A. Evans, Julia L.Bienias, Christine C.Tangney, Davis A. Bennett, Robert S.Wilson, Neelum Aggarwal, Julie Schneider,
Consumption of fish and n-3 fatty acids and risk of incident Alzheimer disease, Arch Neurol, Vol 60 (2003)
Lawrence J Whalley, Helen C Fox, Klaus W Wahle, john M Starr, and Ian Deary, Cognitive aging, childhood intelligence, and the use of food
supplements : possible involvement of n-3 fatty acids. Am J Clin Nutr 2004;80:1650-7
Hisao Nishijo, Teruko Uwano, Yong-Mei Zhong, and Taketoshi Ono, Proof of the mysterious efficacy of ginseng : basic and clinical trials : effects of red
ginseng on learning and memory deficits in an animal model of amnesia, J Pharmacol Sci 95, 145-152 (2004)
T.Coste, Phosphatidylsérine et cerveau : quelles applications? 50ème Journées Nationales de Diététique et Nutrition
Mortensen A et al. Comparative mechanisms and rates of free radical scavenging by carotenoids antioxidants. FEBS Letters 418:91-97 (1997)

MIRTILLO NERO

60 compresse da 450 mg. di cui : 75 mg di estratto secco sambuco bacche titolato al 15% Anthocyanes, expressed as malvin chloride + 30 mg estratto secco Mirtillo nero frutti al 25% antocianidine.

Azione fisiologica: Durante la seconda Guerra modiale, fu osservato che i piloti della RAF (Royal Air Force) inglese che assumevano succo di Mirtillo prima delle operazioni belliche notturne, avevano un netto miglioramento della visione notturna e crepuscolare, segno inequivocabile dell’ottimizzazione della funzione retinica. Ricerche successive, hanno permesso di rilevare che la droga rappresenta un rimedio d’elezione sia nel trattamento dei danni retinici di origine circolatoria e di altra origine, sia come preventivo per la protezione della funzione retinica.
Le bacche mature del Mirtillo nero (Vaccinium myrtillus) contiene varie sostanze, ma quelle che possono essere definite come vero e proprio principio attivo appartengono al vasto gruppo dei pigmenti antocianici, in forma glicosidica; per intenderci sono quelle sostanze che conferiscono a fiori e frutti (ma anche a molte foglie e fusticini) i colori azzurri, violetti e rossi e tutte le loro gradazioni intermedie e che sono idrosolubili (i colori vegetali rossi che sono oleosolubili sono invece costituiti dai pigmenti carotenoidi che rappresentano i precursori della Vitamina A – vedremo nei dettagli nelle schede dedicate alla Carota ed al Germe di Grano); tali antocianosidi sono presenti naturalmente in concentrazioni intorno allo 0,25% ed i costituenti principali sono i glucosidi del delfinidolo (delfinidina), del malvidolo (malvidina), del cianidolo (cianidina) e del petunidolo (petunidina); tali denominazioni sono prese dalle piante nei cui fiori sono state rilevate per la prima volta (Delphinium, Malva, Fiordaliso, Petunia).
Come principi attivi accessori, ma di considerevole importanza, si trovano i flavonoidi (asperuloside, quercitrina, quercetin-3-ramnoside, isoquercetina, solo per dire i più abbondanti), che concorrono all’attività degli antonacianosidi e la potenziano.
Nelle bacche mature si trovano inoltre la Vitamina C, anche essa potentemente sinergizzante, tannini, pectine, arbutina, carotenoidi, alcaloidi indolici e chinolizidinici; contengono anche acidi organici, come il malico, il succinico, il lattico, il citrico, il chinico ed altri ancora.
Il gruppo dei principi attivi principali (gli antociani) in combinazione con gli altri polifenoli (flavonoidi e tannini) e con la Vitamina C, possiede una intensa attività protettrice sulle tuniche vasali di arterie e vene, che si esplica al massimo grado sulla microcorcolazione. La permeabilità capillare viene ridotta, come viene ridotta la aggregabilità piastrinica, attraverso un meccanismo prostaglandino-12-simile. L’azione complessiva è netta e potente soprattutto al livello retinico, del quale, dicevamo, il Mirtillo nero rappresenta il rimedio d’elezione. Tale “cocktail” interviene inoltre sulla capacità rigenerativa della porpora retinica, agendo sia in senso riparativo sulle sue lesioni che – nei soggetti sani – migliorando la visione notturna e crepuscolare. Importante è questa azione soprattutto nei soggetti diabetici, ove il danno retinico rappresenta una delle maggiori conseguenze dell’evoluzione della malattia; la droga inoltre (anche se le foglie del Mirtillo nero sono considerevolmente più potenti, in questo caso), possiede anche una blanda azione ipoglicemizzante.
Un altro distretto organico ove il Mirtillo nero agisce con singolare efficacia è l’intestino; l’azione antidiarroica ed antiinfiammatoria a questo livello è nota fin dall’antichità ed è assolutamente priva di effetti collaterali dannosi (tanto da poter essere prescritta durante la gravidanza, nella prima infanzia ed in tutte le situazioni di crisi, ove altri rimedi possono provocare disturbi). Sempre a livello intestinale, agendo sulla microcircolazione e sugli edemi correlati, oltre alla azione tonica ed antiinfiammatoria, viene dato un consistente riequilibrio alla flora batterica, turbata da trattamenti antibiotici, disordini alimentari e così via.
Le proprietà antiinfiammatorie ed antiedemigene sono sfruttabili anche nelle affezioni del cavo orale.

Associazioni: nel trattamento delle retinopatie ed in tutti i disturbi della microcircolazione, è importante l’utilizzo di droghe ad azione sinergica come il Ginko biloba, la Rosa canina, il Cipresso ed il Biancospino.
Nei disturbi intestinali, è utile associare la droga a piante tonico-astringenti, come l’Equiseto e la Rosa canina, antiinfiammatorie, come l’Echinacea e l’Uncaria.
Interessante l’applicazione cosmetica (ma anche l’assunzione per via interna mostra importanti vantaggi), nelle forme di couperose, acne rosacea e pelli delicate e facilmente irritabili dagli agenti esterni.

Modalità d’uso: 2 – 3 compresse al giorno lontano dai pasti.

MONASCUS PURPUREUS

(sostanze statino simili calcolate come Monacolina K min 3%
Il Monascus purpureus è un fungo tradizionalmente impiegato in Cina da millenni per la produzione del vino di riso. All’inizio il micelio è bianco , comunque diventa rapidamente rosa prima e arancione-rosso poi, riflettendo l’aumentata acidità nel medium.
Tradizionalmente il fungo viene utilizzato per fermentare una cottura non glutinosa di riso, con un’erba del genere Polygonum, secondo una millenaria ricetta tradizionale per produrre il famoso vino rosso di riso. In realtà il processo di fermentazione è dovuto a due microrganismi, il fungo, Monascus purpureus, e una muffa, il primo in grado di degradare l’amido in semplici zuccheri, mentre la seconda rende possibile la conversione in alcool. Il fungo di fatto veniva tradizionalmente coltivato sul riso ed era il rapido sviluppo del micelio con i suoi pigmenti rossi che finiva con il permeare completamente i grani di riso conferendo il tipico colore rosso . L’impiego del fungo può essere fatto risalire quanto meno alla dinastia Tang. (800 A.D). L’antica farmacopea cinese, Ben Cao Gang Mu-Dan Shi Bin Yi, pubblicata durante la dinastia Ming (1368-1644) contiene una descrizione dettagliata della preparazione di prodotti alimentari a medicinali a base di Monascus (Sung 1966). Le sue principali indicazioni tradizionali sono costituite dai disturbi dovuti all’accumulo di grassi (nosologicamente riconducibili ai problemi di stasi di circolo nella Medicina Tradizionale Cinese), dai disturbi epatici , da alcune forme di tumore e dal miglioramento della circolazione sanguigna. Oggi il fungo è impiegato ampiamente in Cina, come rimedio tradizionale principalmente per i disturbi dislipidemici .
Chimica
Il Monascus purpureus contiene una ampia varietà di sostanze. Sono stati descritti:

  • Lipidi. Monascus purpureus contiene larghe quantità di acidi grassi mono e polinsaturi (>125mg/g) costituiti per lo più da acido plamitico, oleico, linoleico e linolenico (Juzlova et al 1996)
  • Composti Primari: amido soprattutto ma anche proteine, amminoacidi, vitamine e minerali
  • Composti Secondari: Fitosteroli (β-sitesterolo, capesterolo, stigmasterolo, etc) Isoflavonoidi, Glicosidi, Saponine e vari Pigmenti (tra cui alcune micotossine come la citrina che devono essere eliminate)
  • Composti Triterpenoidi. Tra queste la mevinolina e le monacoline che generalmente oscillano tra un 0.4-0.8%. La monacolina più abbondante è senza dubbio la monacolina K (nella sua forma dihydro, dehydro e hydroxyacida) anche se la monacolina L può assumere un ruolo importante (Ma et al 2000).

Nel 1979 il prof. Akira Endo isolò in Giappone da culture di Monascus purpureus la monakolina K e dimostrò che questa era in grado di inibire il 3-hydroxy-3-metilglutarylcoenzimaA redattasi (HMG-CoA reduttasi), un enzima che è il 21° passo per la sintesi del colesterolo (Endo 1976). Senza questo enzima l’intera sequenza di sintesi del colesterolo viene bloccata. Di conseguenza esso rappresenta un target elettivo per regolare i livelli di colesterolo nel sangue. Successivamente fu lo stesso Endo a stabilire l’identità tra monakolina K e monavolina (o lovastatina), il precursore di un’intera classe di farmaci, le statine, ancora oggi considerate il trattamento d’elezione delle dislipidemie e una delle categorie più importanti di farmaci disponibili. Per molti anni il Monascus purpureus divenne una delle fonti di statine e a tale scopo si sviluppò una tecnologia di coltivazione in vitro tuttora in uso.
In realtà parlare di composti presenti nel Monascus purpureus è una questione aperta: proprio le tecniche di coltivazione in vitro hanno infatti permesso, modificando la composizione del medium dove viene coltivato il fungo, di alterare profondamente la sua composizione e probabilmente sono alla base degli sviluppi più interessanti e attuali della ricerca su questo fungo. Modificando il medium è possibile modificare la composizione del fungo e selezionare ceppi che possono essere ricchi in Monakolina K e in composti secondari, normalmente trascurabili come il GABA (acido γ-amminobutittico )(Su et al 2003) o l’acetilcolina (Kohama et al 1987). In questa maniera sono stati selezionati ceppi di volta in volta a maggior attività ipoglicemizzante o ipotensiva (Hsieh e Tai 2003). Il concetto che sta alla base di tali innovazioni è che è possibile variare la composizione del fungo attraverso una variazione delle condizioni di coltivazioni aumentando e modificando i rapporti e la presenza dei vari nutrienti. In questo senso è difficile parlare di una composizione chimica del Monascus purpureus dovendo piuttosto precisare quali sono di volta in volta le condizioni di coltivazione.

Studi Clinici
Gli studi clinici realizzati sugli estratti di Monascus purpereus si dividono in due grandi categorie: quelli realizzati negli Stati Uniti e quelli realizzati in Cina. Diversa la filosofia.. Negli Stati Uniti sono stati realizzati due studi importanti su un preparato standardizzato allo 0.4% in monakolina venduto come integratore alimentare (libera vendita) per la prevenzione delle dislipidemie, il famoso Cholestin. Si trattava quindi, per lo meno teoricamente, di un uso essenzialmente non terapeutico per soggetti per i quali non era indicata una reale terapia ipocolesterolemizzante. Il primo studio fu realizzato da Wang e coll. (1997) su 446 soggetti di cui 324 ricevettero 600 mg di un preparato a base di Monascus purpureus standardizzato allo 0.4% in monacolina due volte al giorno per otto settimane. Gli altri 122 ricevettero invece un preparato a base di Jiaogulan (Gynnostemma penthaphyllum), scelta infelice calcolando le proprietà adattogene ma anche ipocolesterolemizzanti (Cheng 1995) di questa pianta. Dopo 8 settimane il gruppo trattato manifestava una discesa del colesterolo totale (TC) del 22.7% e del colesterolo LDL del 30.9% mentre le lipoproteine a alta densità aumentavano del 19.9% (Wang e coll 1997). Il gruppo di controllo manifestava invece una diminuzione del TC del 7.0%, del colesterolo-LDL dell’8.3% e un innalzamento del colesterolo HDL dell’8.4%. L’abbassamento dei trigliceridi era nel gruppo trattato del 34.1% rispetto al 12.8% del gruppo trattato, valori ben superiori a quanto normalmente si può ottenere con la corrispondente dose di lovastatina (4.8 mg).
Gli elevati risultati del gruppo di controllo si riferiscono al fatto che invece di scegliere una sostanza inerte venne scelta una pianta (lo jiaogulan) che possedeva di per se un effetto ipocolesterolemizzante. Il secondo studio americano venne invece realizzato su 83 soggetti (46 uomini e 37 donne) iperlipidemici: colesterolo totale : 5.28-8.74 mmol/l (204-338 mg/dl); colesterolo-LDL: 3.31-7.16 mmol/l (128-277 mg/dl); trigliceridi: 0.62-2.78 mmol/l (55-246 mg/dl) e colesterolo-HDL: 0.78-2.46 mmol/l (30-95 mg/dl). Nessuno dei partecipanti era ovviamente in trattamento con ipocolesterolemizzanti. Ai soggetti trattati venne somministrato 2.4 g/die di estratto di Monascus purpureus (4 capsule da 600 mg) mentre al gruppo trattato veniva somministrata una sostanza placebo. Entrambi i gruppi seguivano una dieta con il 30% delle calorie derivate da grassi , < 10% da grassi saturi, < 300 mg di colesterolo giornaliero. I valori dei lipidi nel plasma veniva misurato alla 8°, 9°,11° e 12° settimana. I risultati di questo studio furono una diminuzione significativa nel gruppo trattato a partire dalla 8° settimana per quanto riguarda il coletsterolo totale, il colesterolo LDL e i trigliceridi non per il colesterolo HDL.
Risultati Studi di Heber e coll.(1999): 2400 mg di Monascus purpureus 0.4% vs placebo dopo 4 e 8 settimane

  MonascusPlacebo
TotalePrima274268
4 weeks226255
8 weeks211250
TrigliceridiPrima273273
4 weeks219248
8 weeks178238
LDLPrima186180
4 weeks140168
8 weeks127165
HDLPrima36,235,5
4 weeks40,737.1
8 weeks43,438,5

Di diversa prospettiva gli studi cinesi. Si tratta di 41 studi clinici focalizzati sull’attività degli estratti di Monascus purpureus (per lo più su un preparato in commercio con il nome di Xuezhikang) sul metabolismo lipidico e glicemico. I prepararti utilizzati sono standardizzati allo 0.8% in monakoline e vengono generalmente impiegati in capsule da 300 mg 4 volte al giorno , per un totale di 9.6 mg di monakolina K. Registrati come un farmaco “tradizionale” essi vengono utilizzati per lo più su prescrizione medica. Il più noto è il Xuezhikang. In uno studio su 121 pazienti iperlipidemici questi sono stati divisi in due gruppi, uno di 91 soggetti che assumevano 4 capsule da 300 mg di estratto di monascus purpureus per 8 settimane e 1 che assumeva per 8 settimane 6 capsule di Jiaogulan. Lo studio era ovviamente di tipo osservazionale dato il differente regime terapeutico: anche in questo caso restano le perplessità di utilizzare come controllo una pianta ad azione ipocolesterolemizzante. Dopo 8 settimane il gruppo trattato presentava un innalzamento dei valori di colesterolo HDL del 12.8 % e una diminuzione dei valori di colesterolo totale (TC), colesterolo-LDL, trigliceridi del rapporto TC/colesterolo-HDL rispettivamente del 23.7%, del 30.3%, del 31.2% e del 31.6% (Lu e coll 1997). Nessuno di questi parametri cambiò in maniera significativa nel gruppo controllo. A parte il colesterolo-HDL, in tutti gli altri parametri la differenza fu significativa. Un altro studio prendeva in esame 108 soggetti divisi in due gruppi, uno di 53 casi trattati con 4 capsule di estratto di Monascus purpureus (1200 mg/die) per 8 settimane ed un secondo gruppo di soggetti che assumevano Zocor (simvastatina 10 mg/die). Alla fine delle 8 settimane i valori di colesterolo totale, colesterolo-LDL e trigliceridi scendevano rispettivamente del 23%, del 28% e del 28.1% mentre l’HDL aumentava del 5% gruppo del Monascus. Nel gruppo trattato con Zocor i rispettivi valori scendevano invece del 23.3%, del 29.5%, mentre i valori del colesterolo HDL aumentavano del 12%. Nessuna differenza statisticamente significativa veniva rilevata tra i due gruppi. Calcolando che il gruppo con Monascus presentava molti meno effetti collaterali rispetto al gruppo con simvastatina gli autori suggerivano un vantaggio nell’impiego del prodotto naturale (Kuo et al. 1997). E’ inoltre disponibile uno studio su 43 soggetti anziani (60-74.5 anni, media 65 ± 5) trattati con una dose alta di estratto di Monascus (2.5 gr/die): i valori del colesterolo totale (TC), e trigliceridi risultavano diminuiti dopo 8 settimane rispettivamente del 22.1% e del 37.4% rispetto al gruppo placebo (22 soggetti). Il colesterolo-HDL aumentava nel gruppo con Monascus del 10.4% rispetto al gruppo placebo (Yu et al. 1996). Risultati analoghi furono riportati in gruppi ad alto rischio come i soggetti che avevano subito un infarto miocardio recente (36 soggetti di cui 10 con infarto anteriore del setto, 16 con esteso infarto anteriore e 8 con infarto inferiore) (Deng et al 2000) e in soggetti con insufficienza renale cronica (dialisi continua peritoneale ambulatoriale: 30 soggetti, nessun effetto avverso di rilievo) (Fu and Zhang 1998) Un altro studio analizzò l’effetto sui parametri lipidemici dell’estratto di Monascus purpureus in soggetti con diabete di tipo II. I soggetti furono divisi in due gruppi, uno che assumeva due capsule da 300 mg di estratto di Monascus ed un secondo gruppo che assumeva 2 capsule di sostanza placebo (Fang and Li 2000). Gi Autori osservavano dopo 8 settimane di trattamento oltre che ad una riduzione nel gruppo trattato del colesterolo totale (TC) e dei trigliceridi, del 27.06% e del 42.3% una diminuzione della glicemia e dell’ insulinemia a digiuno rispettivamente del 39.5% e del 33.75% e della glicemia e dell’insulinemia 2 ore dopo il pasto del 49.2% e del 55.76%. Tali risultati evidenzarono un’attività antidiabetica clinicamente significativa nel 95.9-100% dei casi. Va inoltre citato uno studio clinico osservazionale effettuato su 276 soggetti affetti da marcata steatosi epatica (diagnosticata in 28 casi con biopsia epatica e in 22 con biopsia epatica dopo colecistectomia) monitorata tramite test di funzionalità epatica e esame ultrasonografico. 78 soggetti erano dipendenti da alcool, 48 soffrivano di epatite cronica, 24 erano diabetici e 22 affetti da colelitiasi. I soggetti assumevano due capsule da 300 mg al giorno per tre cicli di 8 settimane ciascuno. Dopo 6 mesi il colesterolo totale e i trigliceridi risultavano diminuiti rispettivamente del 25.8% e del 50.7%, mentre il colesterolo-HDL aumentava del 39.17%. I risultati dell’ecografia di controllo eseguita dopo 4 mesi riportavano anch’essi un marcato miglioramento del quadro epatico in un ampio numero di soggetti (Liu and Zhao 1999)

 Fegati edematoso ipodensoDiminuzione del suonoReticolo vascolare vagoScomparsa del reticolo vascolare
Prima del Trattamento242276228138
Dopo il Trattamento51584222
Cambiamenti ultrasonografici prima e dopo trattamento con Monascus (Liu and Zhao 1999)

QUII Nuovi Studi Clinici

Partendo dalle recenti evoluzioni del concetto di aterosclerosi in Cina sono stati pubblicati recentemente alcuni studi su nuove proprietà degli estratti di Monascus purpureus. Nell’aterosclerosi i meccanismi infiammatori stanno infatti assumendo sempre maggiore importanza (Ross 1999). Viene infatti ipotizzato che specifici punti del sistema arterioso siano particolarmente vulnerabili all’infiammazione: tale vulnerabilità sarebbe dovuta a sollecitazione meccaniche combinate con la presenza di elevati livelli di colesterolo-LDL e probabilmente di Lipoproteina(a). Proprio la presenza di queste sostanze favorirebbe l’adesione di monociti e linfociti T. (Tousoulis et al 2002). Una volta instauratosi questo meccanismo i macrofagi derivati dai monociti e le cellule linfocitarie rilasciano a loro volta un’ampia gamma di sostanze chemiotattiche e chemioattive. L’endotelio diventa reattivo e ciò si manifesta con l’espressione di numerosi fattori come interleukine, fattori del complemento, tumor necrosis factor , tutte sostanze che contribuiscono con un meccanismo a cascata ad amplificare lo stato infiammatorio. L’infiammazione viene favorita e mantenuta da meccanismi ossidativi correlati in parte con l’ossidazione delle lipoproteine –LDL e in parte con meccanismi di altri tipo (rilascio di ossido nitrico, adesione leucocitaria, etc ) (Epstein 1997). Questo è il motivo per cui i parametri infiammatorio sono diventati sempre più importanti nella diagnosi dell’aterosclerosi e soprattutto nel determinare quali terapie siano più efficaci (Libby and Rcker 2004). Tra questi la proteina C –reattiva è senza dubbio la più attendibile. Anche la Lipoproteina A (Lp(a), proprio per la sua similarità con il plasminogeno, probabilmente gioca un ruolo importante (Tousoulis et al. 2002) nello stabilire una connessione tra i processi infiammatori e trombosi. Un recente studio ha dimostrato come l’interazione tra Lp(a) e macrofagi coinvolge più siti d’azione che sinergizzano per raggiungere una interazione molto più attiva di quella osservata tra colesterolo LDL e plasminigeno (Poon et al. 1997) E’ probabile che proprio la via dell’attivazione della trombina possa costituire un importante meccanismo nel determinare le occlusioni spontanee delle coronarie nei soggetti aterosclerotici (Haider et al 1996). Ora gli studi a nostra disposizione rivelano che le statine pur avendo una buona attivita sulla proteina C reattiva hanno scarsa attività sul sistema delle Lipoproteina (a) (Saltissi et al. 2002) quando non inducono un vero e proprio innalzamento di questo fattore di rischio (Galetta et al 1995). Gli estratti di Monascus purpureus viceversa hanno dimostrato di essere in grado non solo di abbassare, come le statine i valori della proteina C-reattiva, ma anche quelli della Lp(a) (Liu et al 2003). Uno studio su 60 soggetti con malattia coronaria divisi in due gruppi (1200 mg estratti di Monascus purpureus contro placebo per 6 settimane, ) ha infatti dimostrato come, gli estratti di Monascus siano in grado di abbassare sensibilmente l’innalzamento di trigliceridi postprandiali , di proteina C-reattiva e di Lipoproteina(a) a digiuno e dopo pasto ricco in lipidi (800 calorie -50 gr di grassi). L’effetto del Monascus purpureus sui trigliceridi postprandiali è del resto molto più evidente di quella che ci si potrebbe attendere dalla presenza della sola presenza di lovastatina. Tutte le statine infatti tendono ad avere un effetto rilevante solamente sulle ipetrigliceridemie elevate (> 250 mg/dl) a digiuno (Stein et al 1998). Su quei soggetti che invece possiedono livelli normali a digiuno ma molto alti dopo un pasto ad alto contenuto di grassi (800 calorie, 50 gr di grassi) il loro effetto è limitato (Stein et al 1998). Il Monascus purpureus invece anche in questi soggetti dopo un apporto calorico del genere è in grado di abbassare i valori dei trigliceridi alla 2°, 4° e 6° ora rispettivamente del 32%, del 38% e del 43% (Zhao et al. 2003). Tale azione è paragonabile a quanto ottenibile solo con dosi molto più alte di statine sintetiche, corrispondenti a 40 mg di simvastatina (Cerviello et al 2004) e forse di circa 80 mg di lovastatina . Questi dati hanno portato molti Autori a pensare come l’azione del Monascus purpuerus non sia riconducibile a quella della sola lovastatina ipotizzando piuttosto una sinergia tra le differenti componenti dello stesso. Un ruolo non secondario potrebbe essere giocato dal ruolo di sostanze ad azione antiossidanti. I farmaci ipolipidemizzanti oggi impiegati, statine e fibrati, sembrano avere in questo il limite maggiore: le statine hanno infatti scarsa azione antiossidante e in particolare portano alla deplezione di importanti sostanze antiossidanti endogene come l’ubiquinone (coenzima Q10) (Mortensen et al 1997). Lo stesso effetto hanno i fibrati (Aberg F et al 1998): entrambe le sostanze sembrano in realtà più contribuire a una deplezione delle difese antiossidanti del nostro organismo. Il Coenzima Q in particolare è un coenzima chiave nella catena respiratoria mitocondriale . Livelli bassi di coenzima Q sono sintomo e causa allo stesso tempo di disfunzione mitocondriale , che in genere si traduce in uno squilibrio energetico della cellula che si manifesta con un accumulo di piruvato/lattato (De Pineux et al 1996). Questo non accade con il Monascus purpureus: probabilmente tale effetto è dovuto in parte alla inibizione minore sulla sintesi dell’ubiquinone dovuta alla bassa concentrazione di lovastatina presente nel Monascus e dall’altro probabilmente ad una azione di “risparmio” sul consumo di coenzima Q grazie all’azione parallela di altre sostanze antiossidanti. Forse proprio la deplezione di coenzima Q e il conseguente aumento citoplasmatico di piruvato/lattato è responsabile della tossicità delle statine sulle cellule muscolari (rabdomiolisi) e questo spiegherebbe la relativa assenza di tossicità di questo tipo con Monascus purpureus . Fino ad oggi solamente un caso di modesta rabdomiolisi asintomatica è stato descritto in consumatori di Monascus purpureus e si trattava di un soggetto trapiantato renale in terapia con ciclosporina , agente che notoriamente aumenta la citotossicità di moltissimi rimedi attraverso una forte inibizione del sistema enzimatico CYP3A4 del fegato (…).
Partendo da queste premesse e dal fatto che l’azione del Monascus purpureus risulta da un insieme di azioni non riconducibili alla sola lovastatina recentemente è stato brevettato a livello internazionale un prodotto italiano a base di Monascus, chiamato Lipolysar. In pratica sono stati selezionati ceppi di questo fungo con bassissimo contenuto di lovastatina (2.16 mg di lovastatina) che possiede un effetto ipocolesterolemizzante e ipoglicemizzante paragonabile a dosi medie di lovastatina (40 mg circa). . In pratica il ragionamento è stato semplice. Se il fungo viene coltivato in vitro e la sua composizione dipende dal terreno di cultura è ovvio che cambiando il terreno è possibile cambiare le sostanze chimiche contenute nel fungo e quindi la sua attività . Potenziando i componenti secondari e diminuendo la concentrazione di lovastatina è stato possibile selezionare ceppi e formulazioni, che con un contenuto bassissimo di lovastatina esercitano la stessa azione ipocolesterolemizzante corrispondente alle dosi maggiori di questa sostanza associata di volta in volta a una maggiore azione ipotriglicerimizzante (da -31% a -43%), a una maggior azione antinfiammatoria sull’endotelio (misurabile sull’attività della Proteina C-reattiva a alta sensibilità , sul Tumor Necrosis Factor-α e sui livelli di Lp(a)) o enfatizzando l’azione ipoglicemizzante o ipotensiva del fungo stesso.
Conclusioni
Queste ultime applicazioni sono la dimostrazione di come l’azione degli estratti di Monascus purpureus non possa essere ricondotta alla sola lovastatina e di come l’utilizzo degli estratti in toto di Monascus purpureus possa presentare ancora di vantaggi rispetto all’impiego delle singole sostanze in esso contenute. Questo ci riporta a due questione tipiche per chi si occupa di estratti vegetali. Da un lato l’azione “in toto” degli estratti spesso dovuta a una interazione dinamica tra le diverse componenti che può assumere le caratteristiche di interazione sinergica o antagonista a seconda della composizione degli stessi. E dall’altro riapre la questione di quanto la filosofia della moderna ricerca farmaceutica, che con il suo interesse focalizzato sull’isolamento di singole molecole rischia di trascurare proprio importanti effetti delle sostanze naturali. Il caso del Monascus ne è esempio tipico: il riaccendersi di ricerche su questo fungo negli ultimi anni ci dimostra che l’antico rimedio cinese possa ancora, grazie alla sinergia dei suoi componenti, offrire interessanti applicazioni all’uomo moderno e forse alla lunga risultare anche più competitivo della sostanza che ne ha determinato la notorietà, della lovastatina.

ASSOCIAZIONI INDICATE:

Carciofo
È una pianta che ha sempre dimostrato proprietà coleretiche , diuretiche e ipolipemizzanti. Si è dimostrato che il carciofo ha un effetto di inibizione della sintesi del colesterolo, inoltre aumenta il livello ematico delle HDL (colesterolo “buono”). Un recente studio clinico, in doppio cieco, ha permesso di dimostrare che i soggetti che assumevano 1.8 grammi di estratto secco di carciofo, hanno avuto un calo del colesterolo totale del 18,5%, contro l’8,6% di quelli del gruppo placebo. Il carciofo è normalmente ben tollerato, mentre per il suo sapore se ne sconsiglia l’uso in gravidanza. Potrebbe essere uno dei trattamenti di prima scelta nei pazienti affetti di ipercolesterolemia.

Olio di pesce, Omega 3, Omega 6, EPA, DHA
I due acidi grassi polinsaturi che non possono essere sintetizzati nel nostro organismo sono: l’acido Omega 3 e Omega 6. Essi sono necessari nella formazione delle membrane cellulari, nella sintesi dell’emoglobina e delle prostaglandine. L’Omega 6 (acido linoleico) è contenuto nei semi di Lino, nella Borrago officinalis e nell’Oethera biennis (Primula notturna). L’Omega 3, ottenuto da varie specie di pesce azzurro, è ricco di EPA (acido Eicosapentaenoico) e di DHA (acido docasaesaenoico). Gli acidi grassi polinsaturi sono indicati per:
Evitare l’accumulo di trigliceridi e colesterolo sulle arterie.
Fluidificare il sangue, diminuendo cosi i rischi di malattie cardiache.
Aumentare le difese immunitarie.
Azione antinfiammatoria.
Un famoso studio Italiano, “Gissi-prevenzione”, ha dimostrato che assumendo da 1 a 3 grammi di acidi Omega 3 al giorno, e modificando contemporaneamente in modo opportuno l’alimentazione, si sono ridotte in modo considerevole le morti per arresto cardiaco. È stato possibile rilevare che è diminuita del 20% la mortalità totale e del 45% la mortalità improvvisa cardiaca. Ciò ha spinto la Commissione unica del farmaco a indicare questi preparati nella prevenzione secondaria sul paziente con pregresso infarto del miocardio.a trigliceridi
Gemmoderivati: Nel caso l’aumento del tasso di colesterolo nel sangue associato ad una costituzione “pletorica” ,in cui il soggetto presenti anche valori pressori alterati ,o eventuali altre dismetabolie è opportuno associare:

  • Mg di fraxinus
  • Mg di fagus
  • Mg di rosmarinus

I tre gemmoderivati possono essere usati sia in contemporanea o preferire  fagus+fraxinus in caso si sovrappeso  e rosmarinus  in caso di pressione alterata

OLIO DI CAROTA

60 capsule da 440 mg. di cui 300 mg. di olio di carota.

Titolo: 0,19% carotenoidi

Modalità d’uso: 4 capsule al giorno lontano dai pasti.

Azione fisiologica: costituito dall’estrazione oleosa di radici di Daucus carota naturalmente ricche in caroteni (che in realtà sono miscele complesse di analoghi, variamente sostituiti, detti alfa, beta, gamma, etc.); una molecola carotenoide corrisponde al dimero del precursore della Vit. A vera e propria, l’acido retinoico (che viene somministrata anche come alcool corrispondente, che rimane sempre un precursore, il retinolo).
La vitamina A è uno dei fattori determinanti ed indispensabili per la “costruzione” dei sistemi enzimatici che concorrono alla produzione dell’ RNA (acido ribonucleico), che a sua volta rappresenta il “trait d’union” tra corredo genetico cellulare (DNA cromosomiale) e sintesi proteica; le strutture proteiche, poi, a loro volta sono sia i tessuti portanti non rigidi sia i sistemi enzimatici e quindi il complesso delle funzioni organiche. La carenza di questa vitamina rappresenta quindi un “handicap” assoluto dal punto di vista di tutte le funzioni cellulari; essa possiede poi tutta una serie di effetti accessori, come antiossidante ed antiradicalico e come stimolatore melanico (favorente l’abbronzatura).
L’ suo che si può fare di questa sostanza può essere di tipo che potremmo definire “proprio” e di tipo “improprio”;
l’uso “proprio” è quello relativo a possibili o presumibili carenze di questa vitamina (vari tipi di dermatosi, alcune forme dismetaboliche, disturbi alla vista – dovuti a turbe della sintesi della porpora retinica Vit. A dipendenti) e che sono peraltro piuttosto rare. L’ uso improprio è invece quello di indurre una sorta di accumulo che potremmo definire potenzialmente “sub-tossico” (la vitamina ed i suoi precursori si accumulano nei tessuti adiposi, che quindi fungono da riserva oltre che energetica anche vitaminica – e di tutte le altre vitamine liposolubili, come la D, la E , la F, la K). Proprio per la loro capacità di accumularsi in tessuti specializzati (come quelli adiposi) le vitamine liposolubili – come la A – e nel venire utilizzate e smaltite molto più lentamente di quelle idrosolubili (come quelle del gruppo B, la C, la PP, etc.) possono tendenzialmente raggiungere dosaggi vicini alla tossicità; è chiaro che l’intossicazione da vitamine liposolubili è un fenomeno estremamente raro e di difficilissima osservazione, ma è anche vero che l’organismo dispone di efficienti dispositivi per la protezione dell’organismo da questi fenomeni; ora, la vitamina A si forma nell’organismo a partire dai precursori (pigmenti carotenoidi) grazie ad una catena di eventi biochimici attivati soprattutto dall’irraggiamento UV. “Caricare” l’organismo di precursori carotenoidi induce alla formazione di strutture protettive contro l’irraggiamento UV, come la sintesi melanica, nelle cellule dermiche ed attivando quindi tutti quei processi che conducono verso l’abbronzatura. Tale fenomeno avviene naturalmente, ma la presenza nell’organismo di dosaggi più alti di queste sostanze, accelera e potenzia grandemente questi eventi; quindi, l’assunzione di olio di Carota favorisce l’abbronzatura con un mezzo che abbiamo definito “improprio”, dato che sfrutta la possibilità di una sorta di sub-intossicazione da vitamina A.
Intendiamoci, poi alla fine non avremo certo danni da questa assunzione, dato che in ogni questa vitamina è assolutamente indispensabile per una grande quantità di processi biologici e non potremo averne che vantaggi (anche perché per indurre fenomeni tossici con il nostro prodotto dovremmo assumerne quantità tali che rasentano l’indigestione – vale a dire alcune intere confezioni in una giornata!).
Secondo recenti studi, è stata rilevata una importante azione protettiva contro il cancro.

Associazioni: E’ opportuno associare le perle di Carota con le perle di Olio di Germe di Grano, per la loro ricchezza di vitamina E (tocoferoli), mentre è opportuno assumere altri oli, ricchi in grassi altamente poliinsaturi, come la Borragine e l’Oenotera, almeno a 6-8 ore di distanza dall’assunzione della Carota.
Particolarmente interessante è l’abbinamento Carota – Mirtillo nero per la protezione del trofismo retinico o per curarne le eventuali lesioni; l’olio di Carota è comunque indispensabile per una vista ottimale, come del resto per le condizioni della pelle, ma anche per le funzioni epatiche, midollari e del sistema endocrino, nervoso ed emopoietico in generale.

OLIO DI GERME DI GRANO

60 capsule da 710 mg. di cui 500 mg. di olio di germe di grano pressato a freddo.

Titolo: 0,25% tocoferoli

Modalità d’uso: 4 capsule al giorno lontano dai pasti.
Azione fisiologica – L’azione complessiva di questa sostanza è legata alla sua composizione, che ne fanno uno dei nutrienti
più importanti; allo stato grezzo, difatti, contiene pigmenti carotenoidi (provitamina A), acidi grassi poliinsaturi, come il linoleico ed il linolenico (vitamina F), tocoferoli (vitamina E); inoltre tali sostanze hanno un reciproco equilibrio che ne permette l’ottimale utilizzo da parte dell’organismo.

Perle di olio di pesce di qualità superiore certificata garantita.

Di fronte alla rarefazione delle risorse marine dovute alla pesca selvaggia, si rende necessario sostenere tecniche di pesca sostenibile nel tempo e rispettose dell’ambiente marino. L’olio di pesce utilizzato, proviene da una pesca rispettosa dell’ambiente seguendo una politica durevole circa le risorse marine e il tutto viene certificato dal marchio Friend of the sea . L’olio viene ricavato da pesce azzurro come l’aguglia, l’alaccia, l’alice, il cicerello, la costardella, il lanzardo, il pesce sciabola, la sardina, lo sgombro, lo spratto il suro e il nasello e altri.
Friend of the sea è un organizzazione non governativa, senza scopo di lucro, dedita alla conservazione dell’ambiente marino. E’ allo stato attuale la più grande organizzazione mondiale per la certificazione dei prodotti marini “sostenibili”; Friend of the sea controlla più di 10 milioni di tonnellate di pesca selvaggia e 500000 di tonnellate di pesca di allevamento.
I criteri di conformità Friend of the Sea sono i seguenti:

  • I prodotti non devono provenire da zone sovra sfruttate e ancor meno da zone esaurite o in corso di ripopolamento
  • Le tecniche di pesca non devono impattare negativamente sull’ambiente marino e soprattutto sui fondali.

Un ambiente durevole e la preservazione dell’ambiente marino sono le nostre priorità e il marchio Friend of the Sea testimonia il nostro impegno in tal senso.


L’olio di pesce che vi proponiamo ha subito un processo che permette di stabilizzare gli olii ricchi in acidi grassi polinsaturi dall’ossidazione.

Perché stabilizzare gli olii?
Gli olii fortemente insaturi sono molto sensibili all’ossidazione dovuta a diversi fattori. E’ dunque fondamentale preservare la loro qualità nutrizionale organolettica e la loro durata nel tempo.
Questo processo si applica all’insieme degli olii polinsaturi ricchi in acidi grassi Omega 3 e Omega 6
La tecnologia QualitySilver permette:

  • Lottare efficacemente contro l’ossidazione degli oli ricchi di acidi grassi polinsaturi che sono sensibili ai fattori luce, aria etc.
  • Di aumentare sensibilmente la stabilità di questi oli da 2 a 13 volte di più a seconda del tipo di olio.
  • Di garantire una conservazione ottimale delle qualità nutrizionali e organolettiche degli oli.
  • Di ottimizzare la durata di vita degli acidi grassi polinsaturi e la loro assimilazione

Ci scusiamo se non vantiamo il fatto scontato che questi oli provengono dalla distillazione molecolare multipla e che siano in regola con i contaminanti come mercurio etc. Tutto questo e molto altro non viene solo dichiarato, ma certificato.

OLIO DI BORRAGGINE

60 capsule da 710 mg. di cui 500 mg. di Olio di borraggine+ vit E naturale 7,5 mg / cps.

Titolo: 18-20 % G.L.A.

Modalità d’uso: 2-4 capsule al giorno lontano dai pasti.

Azione fisiologica: L’olio di Borragine è la fonte più importante che si conosca di acido gamma-cis-linolenico – detto “GLA” (raggiunge e supera talvolta il 26%!); il GLA permette una estrema accelerazione della produzione di alcune prostaglandine, fattori ormonali che rappresentano i mediatori biochimici di una moltitudine di processi vitali, soprattutto in relazione alle risposte immunitarie ed infiammatorie e nell’equilibrio ormonale generale, ma soprattutto quello a carico dell’apparato sessuale. In effetti l’assunzione regolare di oli ricchi di GLA (come anche quello di Oenothera) previene ed allevia la cosiddetta “PMS” (Sindrome pre-mestruale) , come spasmi uterini, turbe dell’umore, cefalea, etc.
E’ utile nel trattamento di molte dermatosi, dagli eczemi alle foruncolosi, nelle turbe della crescita dei bambini, nella sterilità e negli stati pre-menopaiusa e nella menopausa. Hanno pure un ottima azione nelle sindromi circolatorie arteriose che conducono all’ipertensione; è stata prevista anche una azione preventiva ed anche terapeutica su alcune forme di cancro e nel trattamento generale della sclerosi multipla.
Dobbiamo però ricordare che l’assunzione di oli ricchi in GLA (come del resto quelli ricchi in Carotenoidi ed in vitamina F), vanno SEMPRE ASSOCIATI a sostanze anti-ossidanti, come la vitamina E (olio di Germe di Grano) o vitamina C (Rosa Canina) o antocianosidi (Mirtillo nero), meglio se con più tipi di questi.

OLIO DI OENOTHERA

60 capsule da 700 mg. di cui 500 mg. di olio di oenothera.

Titolo: G.L.A. 9 – 8,50%.

Modalità d’uso: 4 capsule al giorno lontano dai pasti.

Azione fisiologica: Praticamente le stesse dell’Olio di Borragine; esso è vero che è più povero in GLA, ma è stato anche il primo ad essere seriamente studiato in molte gravissime sindromi, prima tra tutte la sclerosi multipla, per la quale ha dato risultati che, al tempo degli studi, parvero miracolosi. Possiamo inoltre dire che, qualora si voglia un effetto di mantenimento e si voglia applicare il preparato in soggetti molto delicati ed in parte carenti di sostanze anti-ossidanti, l’olio di Oenothera può risultare più vantaggioso di quello di Borragine, che va sempre associato a notevoli quantità di vitamina E (tocoferoli) o vitamina C (acido ascorbico), pena il rischio di formazione di radicali liberi.
Associazioni: le stesse di quello di Borragine.

PILLOLE “TRIBUS” riformate

Composizione: si tratta di pillole preparate comprimendo un granulato di polveri di Agarico, Aloe, Rabarbaro, impastate con Oximele (Miele ed Aceto bolliti insieme fino a consistenza di denso sciroppo).

Azione fisiologica: tecnicamente si tratta di pillole purgative, ad azione piuttosto blanda, rispetto alle compresse “Primavera”; la loro particolarità sta nel fatto che abbiamo voluto provare a ricostruire un antico preparato, citato da Galeno nel suo “De Compositione medicamentorum secundum locos” nella loro forma originale (Agarico, Aloe, Coloquintide). Questa forma la abbiamo -–ovviamente – scartata, in quanto la Coloquintide è droga troppo pericolosa e poco maneggevole. Abbiamo presentato quindi le Pillole Tribus “riformate”, in quanto, in area araba si volle rendere il preparato più mite ed adatto a tutti, sostituendo la feroce Coloquintide con il più delicato Rabarbaro (da Mesuè definito “medicina benedetta”). Il nome deriva dal fatto che tali pillole servivano a favorire l’espulsione dei tre Umori – diversi dal Sangue – che si pervertivano nell’organismo, e cioè la Flemma, Bile nera (o Melanconia) e la Bile gialla
(o Collera). Senza voler troppo approfondire, possiamo dire che queste pillole sono indicate sia nei soggetti stitici che nei soggetti non stitici ( a dosi molto ridotte, ovviamente) ma che soffrono di certi disturbi particolari.
Ne facciamo qui un semplice elenco:

  • affezzioni respiratorie, con muchi e catarri viscosi e anche con tosse incoercibile; (assoc. con MG Viburnum lantana)
  • affezioni osteo-articolari, con fatti infiammatori, dolorosi e con danni articolari; (ass. con Art. D.Diavolo.)
  • sinusiti e malattie da Freddo-Umido; (con MG. Carpinus betulus)
  • indigestioni e disturbi gastrici; (con MG Ficus Carica)
  • catarri intestinali; (MG Vaccinium vitis idaea)
  • catarri dell’apparato genito-urinario; v.s. + MG Alnus glutinosa
  • calcolosi renali e biliari; (MG Linfa di Betulla e Rosmarinus officinalis)
  • cellulite;
  • depressione e stati ansiosi, insonnia e palpitazioni (associare con sol. Idroalc. di Melissa)

Sono solo una parte delle affezioni che possono trarre giovamento da queste pillole (che rappresentano un trattamento accessorio, generale, al quale va SEMPRE associato il trattamento specifico). Ma il trattamento specifico riceverà un enorme aiuto e potenziamento dall’uso – non sistematico nei soggetti non stitici – di queste antiche e meravigliose Pillole Tribus.
Modalità d’uso : ogni persona deve trovare il suo dosaggio che solitamente è di una compressa alla sera, ma, a volte, può variare da 1/2 a 2 compresse da prendere la sera prima di coricarsi.

PRIMAVERA

120 compresse da 375 mg. di cui 320 mg. di estratto secco miscelato di Cassia,
Aloe, Psillio, Anice, Finocchio, Melissa.

Azione fisiologica: Si tratta di una composizione molto ben bilanciata tra droghe ad azione lassativa (come la Cassia e l’Aloe), droghe ad azione carminativa e spasmolitica, come l’Anice, il Finocchio e la Melissa con l’aggiunta di una droga ad azione emolliente, rinfrescante ed antiinfiammatoria ed in più blandamente lassativa, come lo Psillio.
L’ azione globale è piuttosto energica, ma – se opportunamente dosata e somministrata a soggetti abitualmente stitici – scevra di effetti collaterali, come spasmi intestinali, doloretti colici e simili. E’ preferibile iniziare con dosaggi modesti, aumentando via via, fino a trovare il dosaggio personalizzato; è opportuno assumere le compresse alla sera, prima di coricarsi ed aspettare 18-24 ore prima di prenderne una dose maggiore.
E’ chiaro che questo è un prodotto da usare non in modo sistematico e quotidiano (tranne che in alcuni soggetti particolarmente “pigri”), ma da usare mediamente 2 – 3 volte alla settimana. Periodicamente può essere utile che lo prendano anche i soggetti non stitici, magari 1/2 o ¼ di compressa, per attivare la coleresi e liberare l’intestino.
In generale essa non presenta effetti collaterali di rilievo e non dà assuefazione, ma è opportuno che non venga somministrata in gravidanza e nella prima infanzia.

Modalità d’uso: ogni persona deve trovare il suo dosaggio che solitamente è di una compressa alla sera, ma, a volte, può variare da 1/2 a 2 compresse da prendere la sera prima di coricarsi

PROPOLIS

60 compresse da 400 mg. di cui 200 mg. di Propolis estratto secco
100 mg. di estratto secco Timo. *OE Timo Melaleuca Cannella tutti BIO.

Titolo: 2,5 % flavonoidi totali calcolati come Galangina.

Azione fisiologica: anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una composizione contenente Propolis depurato ed estratto secco di Timo; questa coppia manifesta in pieno una azione fondamentale, quella antisettica, tipica di ambedue le droghe. La Propolis ed il Timo vengono descritta da Dioscoride nella sua “Materia Medica”; ad ambedue sono attribuite importanti azioni, quella di avere uno specifico tropismo per l’apparato respiratorio e per l’apparato genito-urinario, quella di fluidificante i muchi viscosi e di possedere (soprattutto la Propolis) una intensa azione antiinfiammatoria.
Ambedue, secondo la visione moderna, possiedono una intensa attività antisettica e perfino antimicotica; la Propolis deve questa attività sia alla parte flavonoidica (il cui componente più importante è la Galangina) – che ne giustifica il tropismo genito-urinario – sia alla parte resinoso-aromatica; questa parte è ricca di componenti, come l’aldeide cinnamica ed omologhi che possiedono di per sé energica proprietà battericide, batteriostatiche ed antimicotiche; inoltre altre componenti, come i tannini ed altri polifenoli (ma anche i flavonoidi stessi non sono estranei a questa azione), conferiscono quell’ effetto anti-infiammatorio, cicatrizzante e decongestionante, che ad esempio lo rendono impareggiabile nelle affezioni del cavo orale.
Il Timo contiene un olio essenziale ricco di fenoli, tra i quali il timolo ed il carvacrolo, che sono tra i più potenti antisettici e micostatici che si conoscano; esso possiede anche una energica azione fluidificante bronchiale, e buon ultime è anche un buon immunostimolante e perfino un blando neurotonico. Non dimentichiamo poi, che il Timo è anche un potente stimolatore della secrezione gastrica e di quella biliare; le migliorate condizioni digestive migliorano di molto anche molti altri disturbi, soprattutto quelli a carattere catarrale.
Tutte queste azioni combinate ne fanno la squadra d’elezione per combattere i malanni da freddo, come faringiti, bronchiti, tossi con catarro, ma anche tutta una serie di affezioni genito-urinarie, sia di origine batterica, che fungina (candida) che semplicemente infiammatoria.
In generale se ne raccomanda l’uso in ogni tipo di infezione, come bronchite, malattie da raffreddamento, influenza, febbre, cistite, colite etc.
Associazioni – Echinacea, Uncaria, Rosa Canina, MG di Ribes nigrum, Carpinus betulus, Viburnum lantana.

Modalità d’uso: da 4 a 8 compresse al giorno distribuite nell’arco della giornata lontano dai pasti.

RESVERATAK
(Polygonum cuspidatum)

Polygonum cuspidatumPianta erbacea perenne d’origine asiatica, appartenente alla famiglia delle Polygonaceae. L’estratto secco della radice rappresenta la maggior sorgente naturale di resveratrol nella forma biologicamente più attiva.
ResveratrolDerivato fenolico dotato di potente attività antiossidante, antitumorale, e cardioprotettiva.
CategoriaNutriceutico, fitoterapico.
Proprietà terapeutiche• Antiossidante
• Attività cardioprotettiva e antitrombotica
• Attività estrogeno-simile
• Attività anti-ipertensiva
• Attività ipocolesterolemizzante e ipolipidemizzante
• Antitumorale
• Immunostimolante
• Protezione della mucosa gastrica
Costituenti bioattivi
della pianta
Resveratrol, emodina, polidatina
IndicazioniTrattamento preventivo delle patologie cardiovascolari
Trattamento preventivo delle neoplasie
Trattamento di ipertensione, ipercolesterolemia, iperlipidemie
Trattamento di patologie gastrointestinali
Forme di impiegoEstratto secco della radice della pianta per la preparazione di capsule, sciroppi, tavolette. La concentrazione in resveratrol nell’estratto secco può variare dal 5 al 95%, in funzione della metodologia impiegata.
Dosaggi d’impiego consigliatiNon è ancora stato individuato un dosaggio ideale.
Dosaggio suggerito: 25-200 mg (1-2 volte al giorno).
Tossicità ed effetti collateraliNon sono riportati dati di tossicità, né eventuali interazioni con farmaci.

GENERALITÀ

Polygonum cuspidatum è il nome di una pianta erbacea perenne, appartenente alla stessa famiglia del grano saraceno (Polygonaceae). Di origine asiatica, questa specie cresce spontaneamente in zone aride degli Stati Uniti e nel sud del Canada. P. cuspidatum è una pianta nota sin dall’antichità, impiegata dalla medicina popolare come erba lassativa, e occasionalmente utilizzata come cibo. Oggi se ne conoscono diverse applicazioni terapeutiche per varie patologie, ma attualmente l’importanza di questa pianta è in relazione all’elevata concentrazione di resveratrol in essa presente, una fitoalessina dotata di potente attività antiossidante, antitumorale e cardioprotettiva. Il resveratrol si trova in quantità apprezzabili in varie piante (uva, arachidi, ecc.), ma grande interesse ha suscitato il fatto che si ritrovi nell’uva e nei suoi derivati. Alla luce di questo, negli ultimi anni è stato molto incentivato il consumo di vini, in particolare quello rosso, poiché è stato possibile associare all’uso quotidiano, una minor incidenza di malattie cardiovascolari. Tale fenomeno è conosciuto come “paradosso francese”, per uno studio compiuto sulle popolazioni del sud della Francia, le quali, pur consumando cibi ricchi di grassi, sono meno soggette alle malattie cardiovascolari di altre che non consumano vino rosso. La peculiarità della P. cuspidatum è quella di contenere, nell’estratto secco della sua radice, resveratrol in una quantità 400 volte superiore rispetto all’uva e ai suoi derivati, rappresentando così la maggior sorgente naturale di questo composto, nella forma biologicamente più attiva. Infatti, per assumerne quantitativi efficaci, bevendo vino rosso, molto probabilmente s’incorrerebbe nell’insorgenza di altre malattie (es. cirrosi) prima di poter riscontrarne i benefici. Inoltre, utilizzando un estratto naturale e non un derivato di sintesi, si possono sfruttare non solo le proprietà terapeutiche del fitocomponente, ma anche quelle di altre sostanze bioattive presenti, che ne completano l’attività e ne favoriscono la biodisponibilità.

SOSTANZE BIOATTIVE E PROPRIETA’ FARMACOLOGICHE

Il principale composto attivo contenuto nella P. cuspidatum, responsabile delle proprietà terapeutiche della pianta, è il resveratrol. Il resveratrol possiede numerose attività biologiche, e nell’estratto di P. cuspidatum le sue proprietà sono potenziate da altri fitocomponenti, come l’emodina e la polidatina.
Per l’elevato contenuto di resveratrol, l’estratto secco dalla radice di P. cuspidatum è in grado di esplicare attività antiossidante e antitumorale, ed è un valido supplemento per la prevenzione e il trattamento coadiuvante di malattie cardiovascolari.

  • Attività cardioprottetiva. L’azione protettiva del resveratrol sull’apparato cardiovascolare è dovuta alle sue proprietà antiossidanti, e alla sua capacità di inibire l’aggregazione piastrinica, che si esplica attraverso l’inibizione della sintesi degli eicosanoidi e la modulazione del metabolismo dell’acido arachidonico.
  • Attività ipocolesterolemizzante e ipolipidemizzante. Il resveratrol protegge dall’ossidazione le LDL, le lipoproteine responsabili del trasporto del colesterolo alle cellule dell’organismo. L’attività antiossidante del resveratrol inibisce il processo degradativo a carico delle LDL, responsabile nel tempo di molte patologie cardiovascolari. La sua assunzione determina un abbassamento dei livelli di colesterolo totale e una riduzione dei grassi in circolo. In particolare, si riscontra un abbassamento dei livelli ematici di VLDL, che, fra i diversi tipi di LDL, sono quelle maggiormente responsabili dell’insorgenza dell’arteriosclerosi.
  • Attività ormone-simile. Le radici di P. cuspidatum contengono una serie di composti denominati stilbeni, dei quali il resveratrol rappresenta la forma più abbondante. Il resveratrol ha una struttura chimica simile a quella del dietilstilbestrolo, un estrogeno sintetico, e questo spiega l’attività ormone-simile di questo composto, in grado di legare ed attivare competitivamente i recettori per l’estrogeno. Poiché l’attività estrogenica influisce sui livelli di colesterolo e sul flusso sanguigno, alcuni studiosi ritengono che gli effetti del resveratrol nella prevenzione delle patologie cardiovascolari possano essere spiegati anche attraverso questo meccanismo d’azione alternativo. Un altro stilbene isolato da P.cuspidatum è la polidatina, che protegge le cellule miocardiche dalla deplezione di ossigeno e glucosio, ed è anche in grado di inibire l’aggregazione piastrinica.
  • Attività ipotensiva. Favorendo il meccanismo fisiologico mediato dall’ossido nitrico, il resveratrol è in grado di indurre vasodilatazione, portando all’abbassamento della pressione arteriosa.
  • Attività antitumorale. Il resveratrol mostra un’attività chemopreventiva verso il cancro , agendo come agente antiossidante, antimutageno e antinfiammatorio. Il resveratrol, inoltre, è in grado di inibire la tirosin-chinasi , enzima coinvolto nella trasduzione del segnale nel citoplasma delle cellule coinvolte nella regolazione della mitogenesi. E’ da notare che la P. cuspidatum produce anche emodina , un antrachinone che, come il resveratrol, possiede attività antineoplastica, antimutagena, e inibitoria della tirosin-chinasi.
  • Attività antiinfiammatoria. Il resveratrol ha dimostrato di possedere anche un’attività antiinfiammatoria, attraverso l’inibizione della cicloossigenasi e dell’idroperossidasi.
  • Attività immunostimolante. L’assunzione di P.cuspidatum determina la stimolazione del sistema immunitario in misura dose-dipendente. Diversi studi, inoltre, hanno evidenziato come l’estratto di P.cuspidatum stimoli sia la produzione di interleuchina II che la produzione anticorpale da parte dei linfociti.

L’estratto di P. cuspidatum possiede infine un effetto antipiretico ed analgesico, ed è in grado di proteggere la membrana gastrica da lesioni ulcerose grazie ad una lieve inibizione della secrezione gastrica.

DOSAGGI D’IMPIEGO E TOSSICITÀ

Il maggior costituente dell’estratto di P.cuspidatum è rappresentato, anche in funzione del tipo di estratto utilizzato, dal resveratrol; per questo motivo sono indicati i dosaggi di impiego relativi a questa sostanza.
Il resveratrol non è un nutrimento essenziale, come può essere considerata una vitamina, quindi non può essere associato ad uno stato di carenza, ma in virtù delle sue ottime qualità, i nutrizionisti suggeriscono spesso integrazioni, anche in combinazione con altri nutriceutici. I quantitativi di resveratrol presenti in un bicchiere di vino rosso sono di circa 600 μg, mentre in una manciata di arachidi se ne ritrovano circa 70 μg. Le integrazioni di resveratrol, spesso in combinazione con altri antiossidanti, sono generalmente nell’intorno di 200-600 μg. Tuttavia, la quantità utilizzata negli animali per prevenire il cancro corrisponderebbe, riferito all’uomo, a circa 500 mg al giorno, dose largamente in eccesso rispetto alle quantità sopra indicate. Di conseguenza non è ragionevole pensare che le quantità riscontrabili negli integratori o nei cibi possano avere effetti preventivi o tantomeno terapeutici. Alla luce di queste considerazioni è chiaro come il dosaggio ideale non sia ancora stato individuato.
Gli estratti di P. cuspidatum rappresentano una ricca sorgente di resveratrol, poiché la concentrazione di resveratrol nell’estratto può arrivare anche sino al 95%, e il suo impiego, da solo o in combinazione con altri nutriceutici, consente di ottenere preparati potenzialmente molto efficaci.
Per quanto riguarda la tossicità non sono stati riscontrati effetti collaterali, né interazioni con farmaci.

RHODIOLA COMPOSTA

(Rhodiola rosea,marrubium vulgare,zea mays,ilex paraguayensis,lepidium meyenii)

Rhodiola:
l’uso della Rodiola rosea,il cui nome deriva dal profumo dei suoi fiori giallo-rossi evocativo delle rose,ha una storia leggendaria.
In Siberia e Georgia vi è un detto secondo il quale chi beve regolarmente tè di Rodiola vivrà per più di un secolo.La radice impiegata per migliorare le prestazioni fisiche e la resistenza individuale,veniva somministrata alle coppie prima del matrimonio per favorire la nascita di bambini sani e belli. Per migliorare il loro adattamento all’elevata altitudine ,le popolazioni del Tibet integravano la propria alimentazione con la Rodiola,mentre gli abitanti della Siberia facevano uso della radice per aumentare la loro resistenza alle basse temperature ambientali.
I primi studi scientifici sulla Rodiola risalgono alla prima metà del secolo scorso,quando diversi scienziati,per lo più russi,iniziarono ad osservare gli effetti che aveva questa pianta indigena ,ma solo nei primi anni ’60 le informazioni sui benefici e le proprietà della Rodiola sono stati resi pubblici al mondo occidentale.
Pianta appartenente alla famiglia delle Crassulacee ,è spontanea nelle zone montuose nord-europee,nord-asiatiche e nord-americane.
Fondamentalmente sono due i campi di applicazione delle radici di questa pianta:

* come adattogeno,antistress ( la presenza di glucosidi fenilpropanoidici,in particolare il salidroside e la rosavidina –simile all’eleuteroside B ,dell’eleuterococco- sono la causa della sua capacità di favorire in generale la capacità di apprendimento e di memoria.
Inoltre stimola la produzione a livelli plasmatici di beta-endorfine che prevengono le variazioni ormonali indicative del livello di stress; mostra un effetto cardioprotettivo e migliora la resistenza dell’organismo alle tossine.)

* come dimagrante ( stimola la lipolisi trasformando gli accumuli di cellule adipose in prodotti facilmente “demolibili”. Uno studio eseguito su 130 pazienti in soprappeso ha prodotto una perdita media di 9 chili in tre mesi. Nei pazienti sedentari la lipolisi risultava aumentata del 17%,nei pazienti che praticavano attività sportive raggiungeva il 44%.L’azione dimagrante è inoltre legata alla capacità della Rodiola di aumentare circa del 30% circa i livelli di serotonina nel SNC ,sostanza capace di togliere il desiderio ossessivo dei carboidrati e svolgere una azione sedativa-antiansia ,riducendo notevolmente la fame ansiosa. I glicosidi contenuti nella radice sono pure capaci d’incrementare i livelli di dopamina,sostanza capace di trasmettere al SNC un segnale i sazietà.

Marrubio:
tradizionalmente il marrubio ( fam. Lamiaceae) è utilizzato nel trattamento della tosse e delle affezioni bronchiali acute.
“Celso lo dava già nella tisi unendolo al miele o alla terebentina-Baglivi nell’itterizia,bollito con il siero di latte.(….).Gilibert lo chiama una delle migliori piante d’Europa: ed Alibert dichiara che in tutte le circostanze nelle quali la medicazione tonica è indicata,può venire amministrato con maggior vantaggio di altri vegetabili meno energici,quantunque più lodati”(Scotti,1872)
Ricco in tannini(3%),sostanze amare (Marrubina 0,3-1%),mucillagini,flavonoidi,antociani e sali minerali viene utilizzato oltre che per patologie a carico dell’apparato respiratorio anche nelle turbe dispeptiche,in caso di obesità,cellulite,dermatosi.
Alla pianta viene riconosciuta un’attività colagoga e coleretica dovuta non alla marrubina ma al suo prodotto d’idrolisi,l’acido marrubinico.
Dalla letteratura più moderna sono segnalate inoltre anche proprietà ipotensive ,vasodilatatrici e cardioregolatrici. La marrubina svolge azione favorevole infatti sulle extrasistoli.

Mais:
Il nome della pianta del mais (Fam.graminacee) deriva da “mahis”nome haitiano e da ”ezea”o “zeja” che in greco significa “traggo la vita”.
Le parti della droga usate in fitoterapia ( stili e stimmi dei fiori femminili,barba di meliga) sono caratterizzate dalla presenza di una notevole quantità di componenti attive: lipidi, acido linoleico,palmitico,laurico,idrocarburi,fitosterolo,glucidi,betaina,allantoina,enzimi perossidasi e ossidasi,saponine,tannini polifenolici etc.
Le sue principali azioni si svolgono a carico delle vie urinarie e del tratto interessato dagli elaborati della ghiandola epatica.
Utilizzato come rilassante diuretico e rinfrescante; per via empirica si usa come rimedio antispastico sulla muscolatura liscia ,utile anche nel soprappeso.
Grande successo si riscontra nella somministrazione in casi di iperuricemie,nella gotta,nella litasi renale,nelle nefriti,nelle ipertensioni e nella cistite.
Utile nella nefrolitasi uratica e fosfatica e nelle affezioni reumatiche.
Inoltre particolare interesse mostra l’azione disintossicante nei confronti dei cataboliti nelle manifestazioni di psoriasi e nelle malattie del ricambio,e quindi ottimo nel trattamento dell’obesità.
Non va poi dimenticata l’azione dei sali di potassio delle barbe che, favorendo il processo osmotico a livello dell’epitelio renale , lo rendono un valido coadiuvante nelle diete dimagranti.

Matè:
Il Mate appartiene alla famiglia degli agrifogli (aquifoliaceae).
La primaria costituzione fitochimica del matè comprende xantine(caffeina,teobromina,e teofillina),saponine e 10% di acido clorogenico.
Sono anche presenti steroli simili all’ergosterolo e al colesterolo e alcune nuove saponine localizzate nella foglia (chiamate metasaponine).Le saponine sono elementi chimici dalle rinomate attività farmacologiche,inclusa l’azione di stimolante del sistema immunitario,recentemente documentata dalla ricerca. In più la foglia è una ricca fonte di vitamine,minerali,e aminoacidi.
L’uso tradizionale del matè per l’affaticamento è spiegabile grazie al suo principale principio attivo:la caffeina.
Alcuni ricercatori svizzeri hanno condotto uno studio nel1999 che indicava come il mate potesse contribuire alla perdita di peso corporeo. Hanno infatti notato un effetto termogenico negli individui sani indicativo di un aumento proporzionale dei grassi bruciati come energia.
Numerosi studi hanno poi dimostrato una significativa attività antiossidante collegata al rapido assorbimento degli elementi antiossidanti contenuti nelle foglie.
Un infuso di foglie di matè ha infatti una documentata azione inibitoria della periossidazione dei lipidi,in particolare dell’ossidazione delle LDL(lipoproteine a bassa densità) che si ritengono essere il fattore iniziale nella patogenesi dell’arteriosclerosi.
Un altro studio in vitro ha evidenziato come la droga inibisca la formazione degli AGE(acidi grassi essenziali)che giocano un ruolo nello sviluppo delle complicazioni del diabete,con un effetto comparabile a quello di due farmaci inibitori degli AGE.

Maca:
pianta appartenente alla famiglia delle Brassicacee,cresce sui pendii peruviani a 3000-4000 metri di altezza.
Usata da secoli dalle popolazioni Inca tanto da essere considerata il “ginseng peruviano” ,oggi è entrata nei protocolli di ricerca di studi a livello mondiale,dato le numerose forme di applicazione terapeutica di questo tubero.
Analizzata in laboratorio dimostra che i vasti campi ‘applicazione della pianta sono dovuti alla grande quantità di principi attivi in essa contenuti:proteine,vitamine del gruppo B,C,D,E,sali minerali,fitosteroli,glucosinolati aromatici,isotiocinati che sembra prevengano alcune forme degenerative tessutali.
E’ essenzialmente una pianta adattogena ed immunostimolante,dona vigore ed energia,benessere psico-fisico,cura gli squilibri ormonali,stanchezza,infertilità,aumenta la resistenza contro le infezioni,normalizza le funzioni fisiologiche,ristabilendo l’omeostasi.
Grazie al contenuto in vitamine antiossidanti,flavonodi,acidi grassi essenziali ,ha la proprietà di rallentare i processi degenerativi dell’invecchiamento,previene la cauta dei capelli e mantiene il giusto grado di idratazione della pelle e della tonicità dei tessuti.

Azione complessiva:
Ottimo dimagrante perché associa piante con una spiccata azione di stimolazione del metabolismo basale con piante che contribuiscono ad un adeguato sostegno psico-fisico.
Il particolare interesse da rivolgere a codesto composto è la capacità di attivare i processi di dimagrimento senza alterare i processi ormonali della tiroide ( organo da stimolare il meno possibile,dati i numeri sempre maggiori di persone che soffrono di iper o ipotiroidismo o ancor peggio,perché meno evidente ,con cisti a carico della ghiandola ).
L’azione di base è poi supportata da piante di interesse storico quali mais e marrubio.
Durante i processi di “alleggerimento” della massa grassa l’organismo si trova nella condizione di dover smaltire gli elaborati di scarto che già di per sé il corpo produce variando solamente l’alimentazione( processi di depurazione),maggiormente se il processo è velocizzato dall’assunzione di dimagranti;gli organi quindi di “filtraggio”dei cataboliti prodotti necessitano quindi di essere supportati da piante depuranti e drenanti quali le sopra citate.

Posologia:
2 cpr mattina a digiuno più 2 cpr prima di pranzo.
In casi di obesità associare: mg di fraxinus e.,fagus s.,alnus g.,rosmarinus o.
Se alla condizione di soprappeso si associano anche problematiche a carico della circolazione periferica degli arti e ristagno di liquidi localizzato è opportuno associare la tm. di betulla composta .

N.b.
Si consiglia di far precedere l’assunzione delle compresse a un periodo di 2 settimane con tisane depuranti oppure cpr di carciofo-tarassaco oppure tm di tarassaco composto.

Controindicazioni
Allattamento,gravidanza,forti ipertensioni o disturbi cardiaci gravi,ragazzi sotto i 16 anni.

Bibliografia:
Giusti E.: Droghe con attività adattogena –erboristeria domani 1993
Zapesochnaja G.G.:F.E.C.S. Int.Conf.Chem.Biotechnol.
Fernando Piterà: compendio di gemmoterapia clinica
Hoppe H.A.: Drogenkunde, Berlin 1987

“DIMAGRIRE SECONDO NATURA”

Il concetto di dieta ai giorni d’oggi è stato astutamente traviato(come peraltro il significato di tante altre significative parole!)da chi detiene il “potere” educativo.
Banale e scontato è inquisire mass-media e alta moda per “reati” di induzione a stati di dimagrimento eccessivo, oppure colpevolizzare fast-food o case di produzione alimentare per i sempre più numerosi casi di obesità.
Causa dei nostri disordini alimentari siamo solo noi stessi e come siamo stati in grado di sostenere o ancor peggio adattarci a quello che la società (ovvero noi stessi!) ha creato.
Se fossimo capaci di cogliere, come era in passato ,prima che l’eccessivo benessere e la nostra “arrogante” posizione umana di essere in grado di decretare cosa sia più giusto o sbagliato, cosa rappresenti il cibo nell’arco di una vita ,avremmo già chiarito il concetto di “dieta”.
Il cibo è stato fondamentalmente sempre una fonte ,oltre che di piacere (anche perché quando si riusciva a fare un lauto pasto era già di per sé ,al di là di quello che si mangiava,una vera soddisfazione) l’unica fonte di sopravvivenza;mangiare bene e in modo corretto portava ad una maggiore resa del lavoro e di conseguenza ad una maggior disponibilità economica.
Crescere ragazzi sani e di “robusta” costituzione era una garanzia di sopravvivenza.
Oggi dovremmo dare più valore a quello che mangiamo ,dato che abbiamo la possibilità economica di scegliere cosa mettere nel “piatto”,insegnarlo ai nostri figli e alla società che ci circonda.

Il sostegno naturale

Abitudini fondamentali d ‘associare all’assunzione di dimagranti

  • corretta alimentazione (assunzione bilanciata nell’arco della giornata di tutti i nutrienti: carboidrati,proteine,grassi,fibra,vitamine,minerali)
  • assunzione di liquidi (acqua o tisane)
  • attenta cura del proprio intestino ( regolarità intestinale,fermentazioni intestinali)
  • giusto approccio “psicologico” verso il cibo ( conoscere e curare ciò che cuciniamo)
  • attività fisica( non esclusivamente palestra,ma anche qualche bella passeggiata alla luce del Sole

E’ inoltre indispensabile accettare che ogni persona ha una sua costituzionalità e che a parità di peso la fisionomia è diversa !
Buona norma sarà quindi da parte dell’erborista,il medico o il farmacista offrire, al soggetto che usufruirà del prodotto, delucidazioni sugli alimenti più o meno indicati in base alla propria Costituzionalità.

RODIOLA ROSEA DA SOLA

Le compresse che vi proponiamo sono al 3% di rosavine , da non confondere con le rosavine totali!!Alcuni titoli alti sono in rosavine totali e non in sola rosavine!!Esempio alcuni titoli al 5%.
La Rodiola rosea, anche conosciuta come “golden root” è un membro della famiglia delle Crassulaceae, indigena delle regioni polari artiche della Siberia orientale.
I suoi fiori gialli profumano di rosa, da cui il nome “rosea”.
L’uso della rodiola ha una storia leggendaria per il miglioramento della salute e della longevità.
Nella medicina popolare siberiana, le radici di rodiola rosea sono usate per aumentare la resistenza fisica, per prevenire i malori dovuti alle alte quote e per diminuire depressione e fatica.
La rodiola rosea è una delle erbe medicinali più popolari in Asia. In tali paesi, il tè di Rodiola fu considerato uno dei migliori trattamenti contro raffreddori ed influenze durante il lungo e freddo inverno asiatico. I medici mongoli prescrivevano l’estratto della pianta per il trattamento della tubercolosi e del cancro.
I primi studi scientifici sulla rodiola si riconducono nel 1931 al botanico Dr. L. Utkin ai quali poi seguirono nel 1947 quelli del Prof. Lasarev e quelli dello scienziato Dr. Brekhman (1958), solo per citarne i più importanti.
Test farmacologici effettuati utilizzando estratti standardizzati della radice hanno provato essere un potente antistrees.
Parecchi studi clinici con gruppi di controllo placebo ed in doppio cieco hanno fornito prove evidenti che la rodiola rosea possiede alti livelli di attività terapeutica,senza alcun rilevabile livello di tossicità o effetti collaterali.
Il genere rodiola conta di più di 200 specie in natura, sebbene la Rodiola Rosea è provata essere la più attiva nel trattamento della depressione stress e nel controllo del peso corporeo, inclusa la sua attività unica di attivazione della lipasi adiposa.
L’estratto secco di questa specie contenente principi attivi quali Rosavina, Rosina, Rosarina e Salidroside è un ottimo coadiuvante nell’eliminazione dei grassi in eccesso già assorbiti ed immagazzinati nel corpo.
La maggior parte dei grassi(lipidi) assunti con la dieta si trova nella forma di trigliceridi, grassi destinati all’accumulo.
I trigliceridi sono acidi grassi esterificati con glicerolo.
La riduzione dei grassi alimentari in acidi grassi liberi rappresenta un momento critico nel metabolismo lipidico,perché i trigliceridi non vengono assorbiti.
I grassi assunti con la dieta devono essere demoliti in acidi grassi liberi per poter essere utilizzati. L’enzima chiave deputato a tale demolizione è chiamato lipasi pancreatica. Esso rompe le molecole dei grassi contenuti nei cibi in acidi grassi liberi.
Questi ultimi attraversano le membrane intestinali vengono assorbiti e conseguentemente vengono eliminati con le feci.
Il bloccare l’attività della lipasi risulta quindi essere un utile strumento per ridurre l’assorbimento dei grassi. La lipasi controlla la digestione dei grassi assunti con la dieta ,il loro trasporto in vari tessuti e il loro accumulo all’interno delle cellule.
Nell’uomo le lipasi sono state trovate nel tratto gastrointestinale,limitatamente alla superficie epiteliale intestinale ,e all’interno delle cellule adipose.
Il grasso accumulato nel tessuto adiposo è difficilmente riducibile.
Esso è mobilitato dall’azione dell’enzima lipasi. Questa lipasi è un tipo speciale di enzima,diverso dalla lipasi pancreatica presente nell’intestino. È conosciuto come lipasi ormono-sensibile.

La lipasi ormono-sensibile regola con specificità il grasso accumulato nel tessuto adiposo. Per molti anni i ricercatori hanno cercato sostanze naturali che potessero attivare specificatamente la lipasi ormono-sensibile.
Più di un trentennio di ricerche condotte in Occidente, hanno dato evidenze incontestabili che la somministrazione di rodiola rosea sia a volontari in perfetta salute, sia a pazienti obesi,provoca l’attivazione specifica della lipasi e la conseguente mobilitazione di acidi grassi dal tessuto adiposo.
Ricercatori bulgari dimostrarono che la droga stimola la biosintesi degli ormoni epinefrina, norepinefrina e adrenocorticotropo .Questi tre ormoni attivano l’adenilato-ciclasi a livello delle cellule adipose. L’aumentato livello di adenilatociclasi,a sua volta,attiva la lipasi ormono-sensibile che gioca un ruolo primario nel catabolismo dei lipidi immagazzinati nel tessuto adiposo.
Gli acidi grassi rilasciati nel sangue alla fine vengono utilizzati dai mitocondri cellulare per produrre energia.
Una volta che gli acidi grassi sono liberati dal tessuto adiposo devono essere utilizzati al più presto facendo, ad esempio,un po’ di esercizio fisico.
Attraverso gli anni, i ricercatori hanno anche messo in evidenza la capacità della rodiola di aumentare le prestazioni fisiche.
Molti studi hanno dimostrato gli effetti anabolici, inclusa la capacità di aumentare le masse muscolari corporee, migliorando il rapporto muscolatura/grasso, ed aumentando i livelli d’emoglobina ed eritrociti.
Anche la quantità di proteine muscolari e di acido glutammico aumentano in seguito alla somministrazione di rodiola.
La maggior parte delle persone che seguono un programma di riduzione del grasso corporeo può essere impegnata in intensi esercizi fisici e quindi essere soggetti ad un estremo senso di fatica e ad un successivo recupero molto lento ( attribuito alla diminuzione delle riserve di ATP).
L’esercizio quotidiano fa aumentare il consumo d’energia e conseguentemente l’organismo viene forzato a produrre maggiori quantità di molecole cariche di energia,cioè ATP e Creatina fosfato,che rappresentano le due più importanti sorgenti d’energia negli organismi viventi.
È stato dimostrato che la rodiola rosea è in grado di far significativamente aumentare i livelli muscolari di ATP e creatina fostato incrementando i livelli di acidi grassi nel sangue.
Questo può in parte spiegare perché la rodiola è in grado di migliorare le prestazioni fisiche e la resistenza alla fatica, accelerando anche il seguente recupero della fatica.
Analisi fatte sulla concentrazione di ATP nel tessuto muscolare indicano che la somministrazione di estratti della pianta stimolano la sintesi di ATP e di Creatina fosfato e aumentano lo stato energetico.
Non solo, ma negli stessi studi si notò un miglioramento della vista e della cordinazione motoria e una più rapida normalizzazione dei tassi di acido lattico urico.
L’effetto della somministrazione di rodiola è paragonabile a quello degli steroidi anabolizzanti, senza gli effetti negativi che questi comportano(vedi azione androgena degli steroidi di sintesi ).
Altro aspetto fondamentale terapeutico del fitocomplesso è l’azione che ha sugli effetti degli eccessi di stress nella vita moderna: stati depressivi,disturbi del sonno,etc.
Nel caso specifico della depressione essa è dovuta ad una complessa interazione di processi fisiologici e psicologici che alla fine culminano con tristezza,indifferenza all’ambiente circostante ed irritabilità.
A differenza dei batteri, dei virus e perfino dei tumori, verso i quali il nostro sistema immunitario può contrattaccare, lo stress sopprime l’immunità e distrugge la nostra resistenza verso altre forme d’attacchi permettendo il fiorire di altre malattie opportunistiche e degenerative.
Ognuno risente dello stress, ma la chiave per resistergli è imparare a non iper-reagire, sia mentalmente che fisicamente.
Il bersaglio principale della rodiola in questo caso è rappresentato dalle molecole responsabili dello stress, cioè i neurotrasmettitori. Questi sono:serotonina,dopamina,epinefrinae norepinefrina,come anche altre molecole attive a livello encefalico.
Ogni neurotrasmettitore possiede delle particolarità peculiari.
Le funzioni della serotonina sono numerose ed appaiono legate a : controllo dell’appetito,sonno,memoria e capacità d’apprendimento,regolazione della temperatura,umore,comportamento sessuale (compreso il comportamento sessuale ed allucinogeno) . Fumo,alcol,erbicidi,pesticidi,nitriti e iodio influiscono negativamente sui livelli della serotonina.
Gli scienziati russi hanno scoperto che somministrazioni di 300 mg. di rodiola il giorno fa aumentare i livelli del neurotrasmettitore (serotonina) e hanno osservato che associata agli antidepressivi triciclici ne diminuiscono gli effetti collaterali,migliorando inoltre il tono generale dell’organismo.
Non meno interessanti, ma sicuramente supportate da un minor numero di studi clinici sono le azioni della pianta sul miglioramento delle capacità intellettive, sul miglioramento dell’udito anche in soggetti con patologie croniche e nel trattamento delle condizioni pre-parkinsoniane (Parkinsonismo).

POSOLOGIA e associazioni

in caso di sovrappeso: 2cpr mattina e 2 cpr a pranzo con ugual dose di Rodiola composta

con ritenzione idrica : 2 cpr di rodiola +2 cpr di rodiola composta mattina e sera + tm di betulla Composta

con dislipemie: 2cpr di rodiola +2 cpr di rodiola composta mattina e sera + perle di olio
Pesce ai pasti ( associare eventualmente anche : mg. di Fraxinus, Rosmarinus)

(Si specifica che se non si presentano deficit a livello tiroideo in tutti i casi di sovrapeso è utile avvalersi del Fucus)

Depressione : 2cpr di rodiola mattina e sera +tm di salix+tilia+vaniglia e mg. di tamarix .

Amenorrea secondaria: 2 cpr mattina e sera +tm di artemisia composta.

Affaticamento fisico e mentale: 2cpr mattina e pranzo

CONTROINDICAZIONI E INTERAZIONI:
Non esistono interazioni e controindicazioni specifiche oltre che l’eventuale allergia alla pianta in sé.

La maggior parte dei preparati in circolazione utilizza estratti secchi titolati in salidroside che però non è marker esclusivo della Rhodiola rosea. Il marker esclusivo della Rhodiola rosea è la rosavine ; è questo l’estratto che abbiamo scelto. Le compresse che vi proponiamo saranno al 3% di rosavine . Il rapporto droga estratto per arrivare a tale concentrazione non è a nostro avviso eccessivo: 10:1. L’estratto non è diluito.
Flacone da 60 compresse con 200 mg estratto/cpr

 

ROSA CANINA

60 compresse da 400 mg. di cui 300 mg. di estratto secco di Rosa canina.
Rapporto droga/estratto 4:1. ( Vitamina C naturale 10% ).

Azione fisiologica: la droga, costituita dalla parte esterna delle bacche, è ricca di acidi organici (citrico, malico, tartarico, fumarico), tannini, flavonoidi ed altri polifenoli, vitamina C (acido ascorbico), che oggi viene considerata il vero e proprio principio attivo della pianta; in realtà è la sapiente sinergia realizzata da Madre Natura, che fa della Rosa Canina un rimedio per vari tipi di disturbi. In realtà è il complesso vitamina C – polifenoli, che garantisce l’azione globale.
La Rosa canina viene quindi impiegata con successo nelle malattie da raffreddamento e come bevanda di conforto.
Ma l’uso tradizionale, oggi in parte misconosciuto, è quello di rimedio d’elezione delle affezioni epatiche e renali;
secondo gli antichi, la Rosa canina era da impiegarsi per “rinfrescare” il fegato e per sbloccare il “trabocco di fiele”; vale a dire che essa è utile – come del resto tutte le piante moderatamente “Fredde” secondo la Dottrina Umorale, come la Gramigna, la Piantaggine, la Bardana, la Cicoria, etc. – in tutti quei casi in cui il fegato è congestionato e non svolge la sua funzione, quando esso è ingrossato e steatosico oppure quando ci sono lievi forme di ittero.
La Rosa canina era poi considerata grande rimedio per le affezioni renali, sia infiammatorie che per le calcolosi e la renella.

Associazioni: Come anti-infettiva va associata ad Echinacea o Uncaria ed alla coppia Propolis-Timo, ai gemmoderivati visti nella scheda precedente; per le calcolosi va associata all’Uva ursina, alla Linfa di Betulla; per i problemi epatici al Cardo Mariano ed al MG di Rosmarinus officinalis, Juniperus communis e Secale cereale.

Modalità d’uso: 2 compresse al mattino a digiuno e 2 al pomeriggio.

RUSCO COMPOSTO COMPRESSE

Da estratto secco tradizionale
Il rusco composto ha un’azione complessiva sulla circolazione ( anche delle gambe gonfie ) e migliorativa delle situazioni cellulitiche grazie, nello specifico, alle seguenti piante:

  • Centella con la sua azione capillaroprotettrice e migliorativa della circolazione in generale
  • Rusco con doppio effetto diuretico e vasoprotettore ( è un vasocostrittore che agisce sia sui vasi venosi che arteriosi ). E’ anche antiedematosa e favorisce la fluidificazione del sangue e l’eliminazione dei ristagni
  • Betulla con la sua azione diuretica e depurativa aiuta l’eliminazione delle scorie che vanno ad appesantire la circolazione.
  • Ippocastano con i suoi principi attivi che esplicano azione prevalente e specifica sui vasi sanguigni fluidificando il sangue e riducendo gli edemi e le stasi sanguigne che causano gli accumuli di varie scorie nelle zone cellulitiche.
  • Tarassaco che aiuta l’eliminazione delle scorie anche attraverso il fegato e l’intestino!
  • Finocchio che anche aiuta l’intestino a lavorare meglio soprattutto evitando formazione e ristagni di aria nell’intestino.

Come si può notare l’azione è complessiva e non può essere altrimenti, in quanto le cause ( molteplici ) della cellulite sono veramente molte e svariate e con questa formulazione si è cercato di tenere presente le più comuni e diffuse.

Abbinamenti: Betulla composta + linfa betulla insieme 50+50 gg 3 volte al giorno: questa combinazione ci è stata caldeggiata da un esperto erborista nostro cliente che la sperimenta con successo da parecchi mesi.

SALICE COMPOSTO

60 compresse da 500 mg di cui 400 mg di miscela di estratti secchi di : Echinacea angustifolia 0.1%, echinacea purpurea 4%, propolis 2.5%, spirea olmaria 0.05%, salice bianco 3%, timo volgare, elicrisio, genziana, zenzero.

Attività fisiologica: fortemente e specificatamente antisettica è l’azione delle due echinacee, del timo e dell propolis per la cui descrizione dettagliata vi rimandiamo alle singole schede; in questa composizione abbiamo abbinato questa specifica attività con quella antiinfiammatoria, analgesica, febbrifuga e antireumatica del salice e della spirea olmaria; infatti il salice è notissimo per il suo contenuto in glucosidi dell’alcool salicilico e derivati analoghi che sono utili per gli stati febbrili, i dolori reumatici e muscolari, la sintomatologia influenzale. Poco nota è l’azione che favorisce la normalizzazione dell’iperacidità gastrica e dello squilibrio della secrezione di enzimi digestivi che portano alla eliminazione di cibo non perfettamente digerito ( con conseguente formazione di “ umori perversi” ): in questa funzione il salice viene coadiuvato dalla genziana, dall’elicriso (attivatore anche del sistema immunitario ) e dallo zenzero ( che è anche un tonico del polmone secondo la MTC ).
Per quanto riguarda la spirea olmaria che contiene olio essenziale e  glucosidi flavonici, vit. C, la sua azione elettiva è costituita da un energica azione su tutte le forme legate al ristagno dell’acqua  e di acidi urici nell’organismo, dei quali favorisce l’eliminazione attraverso l’apparato sudorifero e urinario. Autori moderni  ne hanno confermato l’effetto potentemente diuretico e depurativo, che viene sfruttato soprattutto negli stati influenzali e reumatici.

Azione complessiva: la composizione si presta a combattere stati influenzali e  disturbi da raffreddamento  legati  anche  a infezioni batteriche, è utile come preventivo  in quanto combatte le infezione batteriche , ma al tempo stesso potenzia il sistema immunitario.
Pertanto in caso di stato influenzale conclamato è adatta a favorirne il decorso in modo naturale aiutando il corpo a liberarsi di tutte le tossine ( gli umori perversi che si sono generati).

Modalità d’uso: come preventivo 2/4 compresse al giorno; in fase acuta 4/8 compresse al giorno.

TABEBUIA

Ogni compressa è composta da 300 mg. di estratto secco di Tabebuia al 3%. + gli eccipienti.

1. Tabebuia
Nome botanico: Handroanthus impetiginosus (Mart. ex DC.) Mattos. (sinonimi Tabebuia impetiginosa, Tabebuia avellanedae)
Famiglia: Bignoniaceae

La tabebuia è un albero deciduo neotropicale, nativo del centro e sudamerica, dal messico all’argentina settentrionale, probabilmente originario di Trinidad and Tobago. Le parti utilizzate sono il legno e la corteccia del fusto, che contengono vari derivati del naftochinone, come il lapacholo, il menachinone-1, il deossilapacholo, il beta-lapachone, l’alfa-lapachone e il deidro-alfa-lapachone, tutti con attività farmacologica simile. I guaritori tradizionali dell’Amazzonia brasiliana utilizzano la Tabebuia come infuso per trattare ulcere, diabete, reumatismi e micosi cutanee, oltre che come tonico, fortificante del sangue, e come rimedio per molteplici altri disturbi: cistite, prostatite, bronchite, gastrite, ulcere, problemi epatici, asma, gonorrea, tinea pedis, ernie.
Più di recente è stato proposto come rimedio infezioni da Candida, parassitosi e cancro.
Molti composti della Tabebuia hanno effetto antiossidante comparabile a quello dell’alfa-tocoferolo, e forse anche antinfiammatoria; l’infuso ha mostrato di ritardare l’aumento di trigliceridi dopo i pasti e sembra anche in grado di interferire con la vitamina K aumentando il tempo di protrombina e di coagulazione.
Ma l’attività più importante sembra essere quella antimicrobica ed antimicotica. I composti antrachinonici sono attivi contro il Clostridium paraputrificum e l’Helicobacter pylori. L’estratto è attivo in particolare contro Brucella spp, Staphylococcus aureus, Candida, Tricophyton. Il meccanismo sembra essere quello del disaccoppiamento della fosforilazione ossidativa mitocondriale. La pianta è promettente anche come antivirale. Il lapacholo inibisce in vitro vari ceppi virali tra cui herpes virus I e II. Il beta lapachone è un potente inibitore della trascrittasi inversa di alcuni retrovirus. Gli estratti della corteccia inibiscono l’Epstein-Barr virus.
La Tabebuia è anche attiva contro molti parassiti intestinali tropicali, probabilmente attraverso un meccanismo di blocco della catena respiratoria da parte del lapacholo. Esperimenti hanno confermato una debolissima attività contro Plamodium falciparium ed una più significativa contro Schistosoma mansoni.
Molto si discute dell’azione antitumorale della pianta: il lapacholo, il beta-lapachone ed altri composti sono attivi in vitro contro vari tipi di cellule tumorali, forse bloccando la catena respiratoria mitocondriale, forse stimolando l’apoptosi, forse agendo direttamente come citotossici. I livelli ai quali è attivo sono però molto elevati e con possibili pensanti effertti collaterali Ma il lapacholo non è l’unico composto attivo, e la ricerca si è occupata anche degli estratti totali della pianta. Alcuni autori hanno concluso che l’attività antitumorale della pianta derivi da una sua azione a livello immunitario, e cioè che a dosaggi molto elevati i suoi composti siano citotossici o immunosoppressivi, ma che a dosaggi normali l’estratto induca una risposta immunitaria e cellulare, responsabile dell’azione antitumorale.

1.2. Indicazioni
Trattamento aggiuntivo ad altre terapie per problemi della cute come micosi cutanee, ulcere varicose; trattamento aggiuntivo ad altre terapie per infezioni di Candida albicans, cistite, prostatite, herpes, stomatiti, infezioni di protozoi.
Posologia
2-4 capsule al giorno.
Sinergie
Usata come rimedio per vari tipi di infezioni, la Tabebuia si accompagna bene con degli immunostimolanti come Echinacea angustifolia o E. purpurea (echinacea), e Andrographis paniculata. Nel trattamento di infezioni della cute è preferibile associare rimedi ad azione antimicrobica topica con meccanismi d’azione differenti, come ad esempio olii essenziali di Melaleuca alternifolia (tea tree), di Thymus vulgaris (timo), o resine come la propolis e la Commiphora myrrha (mirra). In caso di infezioni cutanee di origine virale, associare un trattamento topico a base di estratti di Melissa officinalis (melissa), Hypericum perforatum (iperico) e/o Glycyrrhiza glabra (liquirizia).
In caso di infezioni del basso tratto urinario, associare ad Allium sativum (aglio), Vaccinium macrocarpon (mirtillo rosso americano) e Arctostaphylos uva-ursi (uva ursina).

1.3. Tossicità
Avvertenze
Pur contenendo sostanze potenzialmente tossiche che interferiscono con la respirazione mitocondriale e con la coagulazione del sangue, oltre a generare radicali liberi, non ci sono indicazioni che la pianta crei tossicità a lungo termine, se usata nelle dosi consigliate senza superarle, e se viene evitata dai soggetti che assumono terapia anticoagulante e dalle donne in gravidanza o allattamento.
Evitare dosi elevate per periodi prolungati.
Donne che stiano cercando di concepire dovrebbero usare cautela nell’assumere la Tabebuia.
Controindicazioni
Da non usarsi in caso di terapia anticoagulante.
Da non usarsi in gravidanza.
Da non usarsi mentre si allatta al seno senza un supporto professionale.
Interazioni
Non assumere in concomitanza con una terapia anticoagulante

UNCARIA TOMENTOSA

60 compresse da 500 mg. di cui 400 mg. di estratto secco di Uncaria D:E=5:1 Titolo 0,5% alcaloidi ossindolici totali.
Eccipienti nell’estratto secco: maltodestrine in luogo del lattosio.

Azione fisiologica: L’azione globale della droga è legata soprattutto agli alcaloidi ossiindolici, ma anche gli altri componenti concorrono in buona misura a tale attività. Gli alcaloidi ossiindolici fanno parte di un sottogruppo detto eteroyohimbico ed i più importanti sono: isopteropodina, pteropodina, isomitrafillina, mitrafillina, uncarina F, speciofillina.; vi si trovano anche alcaloidi del tipo piridin-indol-quinolizidinico e del tipo beta-carbonilico.
Gli alcaloidi a struttura pentaciclica presentano una intensa attività immunostimolante. Accanto a questi gruppi predominanti – dal punto di vista chimico e farmacologico – esistono gruppi di principi attivi che possiamo definire minori (ma noi sappiamo che in natura nulla è in sovrappiù o poco importante), come vari tipi di polifenoli, tra i quali si annoverano i flavonoidi, i tannini, la quercetina, le catechine e mucillagini.
L’azione della droga e dei suoi alcaloidi può essere rapidamente sintetizzata: è stata verificata – almeno in parte – una azione in molte infezioni virali (herpes, ma anche HIV), in certe forme tumorali ed è stata verificata una azione antimutagena sia in vitro che in vivo. Vale a dire che non solo, con l’uso della droga, il sistema immunitario è più pronto ed aggressivo per colpire eventuali cellule “impazzite”, ma le cellule ricevono dalla droga l’ “ordine” di non “impazzire”, di non evolversi verso forme perverse!
Quindi, tra l’azione diretta che quella indiretta (immunostimolante) abbiamo a che fare con un presidio estremamente potente e versatile, sia come preventivo per molte gravissime affezioni (HIV, tumori – e per i quali non ci sentiamo certo di affermare che l’ Uncaria ne sia la cura!), sia come curativo su moltissime affezioni minori, batteriche, virali ed infiammatorie. Gli effetti collaterali e la tossicità sono risultati nulli ed anche le somministrazioni nel lungo periodo non sono controindicate.
Grande pianta sicuramente, ma della quale sappiamo ancora poco, rispetto a quanto saprà svelarci nel futuro.
Stiamo raccogliendo ulteriore documentazione (e quella per noi disponibile è immediatamente disponibile per chiunque ce ne faccia richiesta), dato che l’ avvenire ci riserverà certamente ulteriori, positive sorprese riguardo a questa interessante droga (la parte più attiva è costituita dalla corteccia del fusto). Botanicamente è una rubiacea, arbustiva con andamento lianoso ed è usata tradizionalmente da molte tribù indie dell’Amazzonia. Gli indios la classificano come pianta “Calda”, definizione che per noi appassionati dell’antico e del tradizionale è particolarmente suggestiva.
Le indicazioni nelle quali si può avere maggior successo sono quelle delle malattie da raffreddamento, nelle affezioni allergiche, nei disturbi infettivi ed infiammatori in generale.

Associazioni: con Iperico, Echinacea, Gin-seng, Astragalo, MG Ribes nigrum, Alnus glutinosa, Buxus sempervirens, e tutti quelli che in vario modo, agiscono sul sistema immunitario

Modalità d’uso: 2 compresse al mattino, e 2 al pomeriggio lontano dai pasti.

UVA URSINA

+Mix Olii essenziali

Ogni compressa da 400 mg è composta da 100 mg. di estratto secco di Uva ursina 20% + gli olii essenziali 0.034 g.

Uva ursina foglie

Nome botanico: Arctostaphylos uva-ursi (L.) Spreng. (Sin. Arbutus uva-ursi L.)

Famiglia: Ericaceae.
Le foglie di uva ursina contengono vari glicosidi fenolici tra le quali l’arbutina, che per glicolisi genera idrochinone e glucosio, è la più importante, oppure la metilarbutina che genera metilidrochinone, oltre a piccole quantità degli agliconi liberi idrochinone e metilidrochinone. Contengono inoltre gallotannini idrosolubili, iridoidi, monotropeina, quercetina, miricetina, acidi malico e ursolico, olio essenziale, ecc.

1.1. Utilizzo
E’ certamente la pianta più studiata ed utilizzata per le infezioni batteriche delle vie urinarie: in ambiente alcalino i glicosidi (soprattutto l’arbutina) vengono idrolizzati ad idrochinoni dalla flora intestinale; l’idrochinone viene a sua volta coniugato nel fegato a glucoronato ed esteri solfati. Questi vengono in buona parte escreti nelle urine tali e quali, a parte una percentuale molto ridotta (fino ad un massimo del 5%) che viene deconiugata in ambiente alcalino (pH = 8) ad idrochinone dai batteri del tratto urinario. Non è ancora del tutto chiaro se l’azione antibatterica urinaria sia dovuta agli esteri dell’idrochinone liberati nelle urine, come l’arbutina (che però è presente in quantità ridottissime nelle urine), dall’idrochinone libero (che però è quasi sempre assente dalle urine) o dai prodotti della coniugazione dell’idrochinone con glucoronato e solfato. L’estratto è attivo come antibatterico (e forse come antiaderente), su Bacillus subtilis, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Salmonella typhimurium, Serratia marcescens e Staphylococcus aureus S. aureus meticillino-resistente, Streptococcus mutans OMZ176, Streptococcus faecalis, Proteus vulgaris, Enterobacter aerogenes ,Ureaplasma urealyticum e Mycoplasma hominis.
Uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco contro placebo, che ha utilizzato l’uva ursina in congiunzione al Taraxacum officinale radix et folia per un mese, ha riportato una riduzione significativa della ricorrenza di cistite in un follow up di un anno, con nessuna incidenza di cistite nel gruppo verum e del 23% nel gruppo placebo. La somministrazione orale a volontari sani di 800 mg di arbutina o di una infusione di foglie di uva ursina contenenti una quantità equivalente di arbutina ha mostrato una forte attività antibatterica.
Nonostante il pH delle urine non debba essere alcalino per facilitare la deconiugazione dell’idrochinone, alcuni dati clinici indicano che un pH>8 faciliterebbe l’effetto antibatterico, ma è possibile che questo dato dipenda dal fatto che molti degli uropatogeni sono in grado di scindere l’urea e di alcalinizzare l’urina.
Attività antinfiammatoria
L’arbutina inibisce la fosfolipasi A2 e agisce in sinergia con vari agenti antiallergici ed antinfiammatori (ad esempio cortisonici).

Altre attività in vitro o su modelli animali: antivirale, antilitiasica, antiossidante, antitossigena, molluschicida e alghicida.

1.2. Indicazioni
Le monografie OMS, ESCOP e Commissione E concordano nel suggerire l’utilizzo delle foglie in caso di infezione ed infiammazione moderata del basso tratto urinario, come cistite ed uretrite. Entrando nel dettaglio, la pianta ha come indicazioni principali:
Infezioni non complicate del basso tratto urinario, come la cistite, quando il trattamento antibiotico non sia ritenuto indispensabile
Condizioni infiammatorie del basso tratto urinario
Cistite acuta e cronica, con disuria (con Taraxacum officinale fol et radix)

1.3. Tossicità
L’idrochinone è un irritante ed un epatotossico, ma il fatto che sia presente nelle urine solo in tracce assicura che il rischio di una eliminazione renale di quantità tossiche di idrochinone sia quasi nullo

Reazioni avverse
Irritazione gastrica con nausea e vomito

Cautele
Evitare dosi elevate ed uso prolungato (soprattutto in bambini) per più di 4-7 giorni; non usare in gravidanza ed allattamento; assumere separatamente (2 ore di distanza) da tiamina orale, supplementi di ferro e farmaci o piante contenenti alcaloidi.

Gravidanza, mutagenicità e tossicità riproduttiva
La pianta ha causato o è associata ad un sostanziale rischio di causare effetti avversi al feto o al neonato (ma non malformazioni), a causa delle proprietà uterotoniche (ossotociniche) dell’arbutina in vivo (ma uno studio di qualche anno fà sull’attività uterotonica di varie piante medicinali su modelli animali non ha mostrato alcuna attività dell’uva ursina – Shipochliev 1981). E’ un fetotossico potenziale. Non usare in gravidanza.

Allattamento
Sia l’arbutina sia l’idrochinone possono passare nel latte della madre, e a causa di ciò la pianta è controindicata in allattamento

Bambini
Non usare in bambini di età inferiore ai 12 anni

Controindicazioni
Allattamento al seno
Gravidanza
Bambini sotto i 12 anni di età
Patologie renali (nefrite)
Uso prolungato, in particolare in caso di costipazione, anemia sideropenica e malnutrizione

Interazioni
L’elevata percentuale di tannini può alterare l’assorbimento gastrointestinale di alcuni farmaci o nutrienti. Assumere separatamente (2 ore di distanza) da tiamina orale, supplementi di ferro e farmaci o piante contenenti alcaloidi Può aumentare l’effetto antinfiammatorio degli cortisonici topici

Mix di olii essenziali:
Melaleuca alternifolia – Tea Tree. Ampia attività antibatterica ed antimicotica, efficace in caso di vaginiti, acne, micosi della pelle, cistite e pediculosi.
Thymus vulgaris – Timo. Ampia e potente attività antibatterica ed antimicotica.
Salvia officinalis – Salvia. Attività antimicrobica.
Cinnamomum verum – Cannella. Ampia e potente attività antibatterica ed antimicotica.
Santalum album – Sandalo. Attività antimicrobica.
Syzygium aromaticum – Chiodi di garofano. Ampia e potente attività antibatterica ed antimicotica, con effetto analgesico.

Il mix fornisce una serie di composti ad elevata attività antinfettiva, come il tepinen-4-olo dal Tea Tree, timolo e carvacrolo dal Timo, aldeide cinnamica dalla Cannella, santalolo dal Sandalo ed eugenolo dai Chiodi di garofano. L’apporto di questi composti e la loro presenza nelle urine è collegata ad una attività antinfettiva che si somma a quella dell’uva ursina.

Posologia
Due compresse al giorno. Il trattamento non dovrebbe superare i 7 giorni